Diritto e Fisco | Editoriale

L’ascolto del minore: una tutela imprescindibile

22 luglio 2013


L’ascolto del minore: una tutela imprescindibile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 luglio 2013



Il giudice deve disporre l’ascolto del minore in tutte le procedure che lo riguardano e diversamente, nel caso in cui sia omessa l’audizione, dovrà darne adeguata giustificazione.

Il bambino è parte sostanziale del procedimento, ovvero un soggetto autonomo e come tale centro di imputazione di diritti. L’audizione nei processi riguardanti le questioni di famiglia (separazione, divorzio, affidamento, ecc.) diventa pertanto uno strumento fondamentale per guidare il giudice a comprendere gli interessi del minore e ad emettere una decisione che possa tutelarlo al meglio.

Questo principio, espresso nella normativa italiana e ancor prima in quella internazionale [1] che prevede un vero e proprio obbligo di ascolto, può essere derogato solo per esigenze di tutela del minore. Ciò significa che il giudice può ometterne l’audizione quando, valutata l’età, la capacità di discernimento, i disagi manifestati nel corso del processo dal bambino, ritenga preferibile non esporlo al rischio di un grave pregiudizio per il suo equilibrio psichico e per la sua salute [2].

Il giudice, pertanto, quando rifiuti l’ascolto oppure prenda delle decisioni non coincidenti con la volontà espressa dal minore, dovrà sempre darne adeguata motivazione, pena l’invalidità assoluta della sentenza.

Secondo la Cassazione [3], non si può ritenere che l’ascolto del minore sia “controproducente” senza motivare tale argomentazione: va infatti sempre dimostrato come, nel caso concreto, l’audizione del bimbo contrasti con gli interessi superiori del bambino.

Le modalità dell’audizione sono affidate alla discrezionalità del giudice.

Certo è che il principio ispiratore è sempre quello della massima cautela in modo da evitare traumi emotivi e far sentire il bambino libero di poter esprimere le proprie opinioni [3].

 

Il Giudice dovrà spiegare al minore in modo semplice e chiaro quali sono le richieste dei genitori e  le conseguenze del provvedimento giudiziale, specificando che la decisione sarà presa sulla base di molti fattori e non sulla sola opinione espressa dal minore.

Il Giudice, solo in particolari circostanze, potrà ricorrere all’ascolto indiretto che prevede il coinvolgimento di esperti, per esempio di psichiatri infantili. Questi, solo su specifica delega, potranno procedere all’esame del minore [4].

Non basta, quindi, che il bambino si sia confidato con il personale dei servizi sociali le cui relazioni siano poi acquisite al fascicolo processuale, ma è necessaria un’investitura formale da parte del giudice che individui uno specifico soggetto, ben informato sul proprio compito.

L’interesse del figlio è posto al centro del diritto di famiglia e la sua tutela è una delle finalità più rilevanti.

Ad oggi, l’ascolto del minore è uno degli strumenti più efficaci per conseguire questo obiettivo così difficile.

di GIULIA FLAGIELLO

note

[1] Artt. 315 bis, 155 sexies e ss. cod. civ; Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996 sull’ “Esercizio dei diritti da parte dei minori”, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge del 77/2003.

[2] Cass. sent. n. 6645/2013 del 15.03.2013.

[3] Cass. sent. n. 11687/2013 del 15.05.2013.

[4] Cass. sent. n. 7282/2010 del 26.03.2010.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Anche lo psicologo è chiamato a svolgere l’audizione del minore.
    Anzi, in tutti i procedimenti in cui ho collaborato io, è stato chiamato sempre e soltanto lo psicologo esperto in psicologia evolutiva! 😉

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI