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Arbitrato: ultime sentenze

28 Aprile 2022
Arbitrato: ultime sentenze

Differenza tra arbitrato rituale e arbitrato irrituale; ripartizione del potere giurisdizionale tra giudici; interpretazione della clausola compromissoria; natura internazionale dell’arbitrato; rispetto dell’inderogabile principio del contraddittorio.

La clausola istituiva di arbitrato irrituale

La clausola istituiva di arbitrato irrituale non rientra nel novero delle clausole vessatorie per cui l’art. 1341, comma 2 c.c. prevede la necessità della doppia sottoscrizione poiché tale pattuizione non ha contenuto derogativo della competenza del giudice ordinario, a differenza di quella per arbitrato rituale.

Tribunale Bolzano sez. II, 10/02/2022, n.145

Decisione sull’impugnazione del lodo per violazione di norme di legge

In tema di arbitrato, la decisione della Corte d’appello sulla impugnazione del lodo per violazione delle norme di legge in tema d’interpretazione dei contratti può essere censurata con ricorso per cassazione per vizi propri della sentenza medesima e non per vizi del lodo, spettando al giudice di legittimità verificare soltanto che la Corte di merito abbia esaminato la questione interpretativa e abbia dato motivazione adeguata e corretta della soluzione adottata.

Cassazione civile sez. I, 02/02/2022, n.3260

Mancato versamento del fondo spese

In tema di arbitrato rituale, nel caso di subordinazione, da parte degli arbitri, della prosecuzione del procedimento al versamento anticipato delle spese prevedibili, il mancato versamento del fondo spese nel termine fissato determina “ipso iure”, ex art. 816 septies c.p.c., lo scioglimento del vincolo derivante dalla convenzione di arbitrato, limitatamente alla controversia che ha dato origine al procedimento arbitrale, non necessitando alcuna dichiarazione in tal senso degli arbitri.

Cassazione civile sez. I, 02/02/2022, n.3259

Impugnazione di un lodo fondata su questioni relative alla natura dell’arbitrato

È inammissibile l’impugnazione di un lodo fondata su questioni relative alla natura rituale o irrituale dell’arbitrato qualora le questioni medesime risultino prospettate per la prima volta in sede di impugnazione, non essendo state mai sollevate in precedenza nel corso del giudizio arbitrale ex art. 817 c.p.c.

Cassazione civile sez. I, 25/01/2022, n.2066

L’esame della domanda riconvenzionale

In tema di arbitrato, nel caso di contestuale proposizione dell’eccezione di compromesso e di domanda riconvenzionale, la prima non può considerarsi rinunciata in ragione della formulazione della seconda, in quanto l’esame della domanda riconvenzionale è ontologicamente condizionato al mancato accoglimento dell’eccezione di compromesso, essendo la fondatezza di quest’ultima incompatibile con l’esame della domanda riconvenzionale.

Cassazione civile sez. II, 14/01/2022, n.1061

Contenzioso tra un soggetto professionista e un consumatore

In tema di arbitrato tra un soggetto professionista e un consumatore, la deroga alla competenza dell’autorità giudiziaria in favore degli arbitri, del D.Lgs. n. 206 del 2005, ex art. 33, comma 2, lett. t), è ammissibile ove venga provata l’esistenza di una specifica trattativa tra le parti, prova il cui onere ricade sul professionista che intenda avvalersi della clausola arbitrale in deroga e che rileva quale elemento logicamente antecedente alla dimostrazione della natura non vessatoria della clausola (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che avevano riconosciuto sostanzialmente la natura vessatoria della clausola e conseguentemente la sua nullità, con difetto di competenza del collegio arbitrale, senza dapprima avere valutato la fondatezza del rilievo difensivo sull’esistenza di una specifica trattativa tra le parti, dedotto dalla società ricorrente che intendeva avvalersi della clausola arbitrale di deroga, ponendosi l’esistenza della trattativa come un precedente logico rispetto alla dimostrazione della natura vessatoria o meno di siffatta clausola).

Cassazione civile sez. I, 31/12/2021, n.42091

Caratteristiche dell’eccezione di arbitrato irrituale

L’eccezione di arbitrato irrituale non è equiparabile ad un’eccezione di rito attinente a questioni di competenza o giurisdizione, ma integra un’eccezione preliminare di merito, in quanto per il tramite di una clausola compromissoria irrituale le parti pattuiscono una preventiva rinuncia alla giurisdizione in favore di una risoluzione negoziale di eventuali future controversie, essendo sottesa all’eccezione di compromesso la questione di diritto sostanziale che verte sulla validità ed interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria. Pur non essendo direttamente applicabile, nel rapporto tra giudici ed arbitri irrituali, l’art. 819 ter c.p.c che attiene unicamente all’arbitrato rituale, la parte che intenda far valere l’esistenza di una clausola d’arbitrato irrituale è tenuta, a pena di decadenza, a sollevare l’eccezione di merito all’atto della tempestiva costituzione in giudizio.

Corte appello Venezia sez. agraria, 22/12/2021, n.2984

Apprezzamento tecnico dell’arbitro

Si ha arbitrato irrituale quando le parti conferiscono all’arbitro il compito di definire in via negoziale le contestazioni insorte o che possono insorgere tra loro in ordine a determinati rapporti giuridici mediante una composizione amichevole riconducibile alla loro volontà, mentre si ha perizia contrattuale quando le parti devolvono al terzo, scelto per la particolare competenza tecnica, non la risoluzione di una controversia giuridica, ma la formulazione di un apprezzamento tecnico che preventivamente si impegnano ad accettare come diretta espressione della loro determinazione volitiva.

L’inquadramento del mandato conferito agli arbitri nell’una o nell’altra fattispecie non incide sul regime impugnatorio delle relative decisioni, restando nell’un caso e nell’altro la decisione degli arbitri sottratta all’impugnazione per nullità ai sensi dell’articolo 828 del Cpc.

Cassazione civile sez. II, 03/11/2021, n.31245

Confini soggettivi e oggettivi della controversia

L’arbitrato libero o irrituale trova la sua fonte in un contratto di mandato con il quale due o più parti incaricano uno o più soggetti di definire una controversia per conto e nell’interesse dei mandanti, sicché la determinatezza o la determinabilità dei confini soggettivi ed oggettivi della controversia oggetto del compromesso arbitrale è la condizione indefettibile della validità del lodo.

(Fattispecie in cui la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della corte di appello che non aveva adeguatamente spiegato i motivi per i quali aveva ritenuto che una determinata controversia, decisa in seguito ad un arbitrato irrituale, rientrasse nell’ambito soggettivo ed oggettivo di applicazione di una clausola compromissoria contenuta in un patto parasociale.)

Cassazione civile sez. I, 26/10/2021, n.30000

Interpretazione della clausola compromissoria

In tema di arbitrato, la clausola compromissoria, in mancanza di espressa volontà contraria, deve essere interpretata nel senso di ascrivere alla competenza arbitrale tutte le controversie che si riferiscono a pretese aventi la “causa petendi” nel contratto cui essa è annessa; pertanto, ove tale clausola sia stata inserita nell’atto di cessione ad una società delle quote di capitale di una s.r.l., in seguito sottoposte a sequestro nell’ambito di una misura di prevenzione, spetta all’autorità giudiziaria e non agli arbitri la cognizione della controversia, relativa al successivo accordo con il quale i precedenti titolari delle quote in questione e l’Amministrazione giudiziaria interessata hanno assunto, in favore delle due società coinvolte nel menzionato atto, un obbligo di garanzia di alcuni crediti specificamente indicati.

In particolare, va esclusa l’esistenza di una fonte legale di responsabilità dei venditori delle dette quote, poiché anche nella società semplice l’art. 2290 c.c., nel prevedere una siffatta responsabilità verso i terzi per le obbligazioni sociali anteriori alla cessione, non la estende nei confronti della società o dei cessionari, salvo che una simile garanzia non sia stata pattuita.

Tribunale Roma sez. II, 11/10/2021, n.15808

Lodo arbitrale rituale

In tema di lodo arbitrale rituale che abbia statuito su materia non devolubile in arbitrato si pone un caso di competenza e non di giurisdizione. Ne consegue che, in applicazione dell’art. 819 ter comma 2 c.p.c, come integrato dalla sentenza additiva della Corte Costituzionale n.223 del 2013,il giudizio può proseguire davanti al giudice competente attraverso la “translatio iudicii” di cui all’art. 50 c.p.c..

Cassazione civile sez. VI, 05/10/2021, n.26949

L’arbitrato irrituale e l’incompetenza del giudice ordinario

La pattuizione di un arbitrato rituale determina l’incompetenza del giudice ordinario a conoscere della domanda, a differenza di quella di arbitrato c.d. “irrituale” il quale comporta soltanto l’improponibilità della medesima qualora la controparte sollevi ritualmente la relativa eccezione.

Tribunale Teramo, 02/10/2019, n.854

Eccezione di arbitrato sollevata innanzi al giudice ordinario

In materia di arbitrato, la questione conseguente alla eccezione di arbitrato, rituale o irrituale, sollevata innanzi al giudice ordinario, adito nonostante che la controversia sia stata deferita ad arbitri pone una questione che attiene al merito e non alla giurisdizione o alla competenza, in quanto i rapporti tra giudici e arbitri non si pongono sul piano della ripartizione del potere giurisdizionale tra giudici, e l’effetto della clausola compromissoria consiste proprio nella rinuncia alla giurisdizione e all’azione giudiziaria.

Deriva da quanto precede, pertanto, che, ancorché formulata in termini di accoglimento o rigetto di una eccezione di incompetenza, la decisione con cui il giudice, in presenza di una eccezione di compromesso, risolvendo la questione così posta, chiude o non chiude il processo davanti a sé va considerata come decisione pronunciata su questione preliminare di merito, in quanto attinente alla validità o all’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria.

Con la ulteriore conseguenza che una tale pronunzia è impugnabile con l’appello e ove questo non viene proposto si forma il giudicato.

Cassazione civile sez. II, 08/08/2019, n.21177

Arbitrato rituale e irrituale: differenza

Al fine di distinguere tra arbitrato rituale o irrituale, occorre interpretare la clausola compromissoria con riferimento al dato letterale, alla comune intenzione delle parti ed al comportamento complessivo delle stesse, senza che il mancato richiamo nella clausola alle formalità dell’arbitrato rituale deponga univocamente nel senso dell’irritualità dell’arbitrato, dovendosi tenere conto delle maggiori garanzie offerte dall’arbitrato rituale quanto all’efficacia esecutiva del lodo ed al regime delle impugnazioni.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, ritenendo che le espressioni presenti nella clausola compromissoria: “giudizio arbitrale”, “giudizio inappellabile”, decisione da assumere “senza formalità di rito e secondo equità”, non potessero essere interpretate con sicurezza come espressive della volontà delle parti di pattuire che la decisione sarebbe stata assunta dagli arbitri nelle forme dell’arbitrato irrituale).

Cassazione civile sez. I, 07/08/2019, n.21059

Autorizzazione amministrativa dell’arbitrato per gli appalti pubblici

La preventiva autorizzazione amministrativa dell’arbitrato, prevista dall’art. 1, comma 25, della legge n. 190 del 2012 per gli appalti pubblici conclusi prima dell’entrata in vigore della legge (28 novembre 2012), costituisce una clausola di efficacia che non può identificarsi con la delibera mediante la quale sia stato approvato il contratto contenente la clausola compromissoria, dovendo essa rinvenirsi in atti con i quali la P.A. abbia manifestato, con riferimento ad una controversia specificamente individuata, la volontà di avvalersi della clausola arbitrale, perché il legislatore ha inteso richiedere, all’ente chiamato a decidere sull’autorizzazione, una ponderata valutazione degli interessi coinvolti e delle circostanze del caso concreto (Corte cost. 9 giugno 2015, n. 108).

Cassazione civile sez. I, 17/05/2019, n.13410

Autorizzazione dell’amministrazione aggiudicatrice

In tema di appalti pubblici, per il ricorso all’arbitrato, è necessario che l’amministrazione aggiudicatrice autorizzi espressamente la procedura arbitrale, qualora intenda risolvere al di fuori delle aule di giustizia le controversie tra ente pubblico e soggetto appaltatore.

Non basta cioè che la clausola compromissoria, che autorizza l’arbitrato, sia presente nel bando o nell’avviso di gara, ma occorre sempre una specifica motivazione dell’organo di governo dell’amministrazione aggiudicatrice, a sostegno dell’inserimento della clausola stessa.

Questo emerge dalla sentenza della Corte costituzionale che fa salva la normativa (articolo 1, comma 25, della legge 190/2012), che prevede un atteggiamento restrittivo nei confronti degli arbitrati negli appalti pubblici, subordinandoli a una previa autorizzazione che ne assicuri la ponderata valutazione degli interessi coinvolti e delle circostanze del caso concreto.

Corte Costituzionale, 20/03/2019, n.58

Accertamento della natura internazionale dell’arbitrato

Al fine di accertare la natura internazionale dell’arbitrato, nella disciplina vigente prima dell’entrata in vigore della legge n. 40 del 2006, conseguendone l’esclusione dell’impugnabilità del lodo per inosservanza delle regole di diritto, occorre verificare se ricorra uno dei due criteri identificativi dell’istituto individuati dalla legge, l’uno di natura soggettiva, l’altro di carattere oggettivo, consistenti rispettivamente nella residenza o sede effettiva all’estero di almeno una delle parti alla data della sottoscrizione della clausola compromissoria o del compromesso, ovvero, in alternativa, nella previsione che una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale la controversia si riferisce debba essere eseguita all’estero.

(Nella specie la S.C. ha cassato la decisione della corte di merito per aver ritenuto che, in conseguenza del mero subentro di una società italiana nel rapporto contrattuale, con acquisizione dei diritti ed assunzione degli obblighi contrattuali della parte originaria straniera con effetto “ex tunc”, l’arbitrato non potesse qualificarsi internazionale perché nessuna delle parti contraenti poteva considerarsi straniera, omettendo del tutto di motivare per quale ragione l’originaria contraente estera dovesse ritenersi essere rimasta totalmente estranea al rapporto contrattuale, sebbene avesse assunto pattiziamente la responsabilità in solido del corretto e tempestivo adempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto).

Cassazione civile sez. I, 13/03/2019, n.7183

Limite temporale dell’eccezione di incompetenza dell’arbitro

L’eccezione d’incompetenza dell’arbitro di cui all’art 817, comma 2 c.p.c., salvo il caso di controversia non arbitrabile, coerentemente con la nuova accezione “paragiurisdizionale” dell’arbitrato rituale, è da considerarsi quale eccezione di rito in senso stretto, soggetta al limite temporale indicato dall’ art. 817, comma 3, c.p.c., solo per la parte che ha partecipato al relativo giudizio arbitrale e non per quella che, rimasta assente, in sede di impugnazione del lodo contesti in radice che la lite sia devolvibile agli arbitri.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2019, n.5824

In quali casi gli arbitri possono regolare il procedimento come preferiscono?

In tema di arbitrato, qualora le parti non abbiano determinato, nel compromesso o nella clausola compromissoria, le regole processuali da adottare, gli arbitri sono liberi di regolare l’articolazione del procedimento nel modo che ritengono più opportuno, anche discostandosi dalle prescrizioni dettate dal codice di rito, con l’unico limite del rispetto dell’inderogabile principio del contraddittorio, posto dall’articolo 101 c.p.c., il quale, tuttavia, va opportunamente adattato al giudizio arbitrale, nel senso che deve essere offerta alle parti, al fine di consentire loro un’adeguata attività difensiva, la possibilità di esporre i rispettivi assunti, di esaminare ed analizzare le prove e le risultanze del processo, anche dopo il compimento dell’istruttoria e fino al momento della chiusura della trattazione, nonché di presentare memorie e repliche e conoscere in tempo utile le istanze e richieste avverse.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2019, n.5243

Perizia contrattuale e arbitrato: elementi comuni e differenze

La perizia contrattuale – con la quale le parti affidano ad uno o più terzi l’incarico di esprimere un apprezzamento tecnico sull’entità delle conseguenze di un evento al quale è collegata la prestazione dell’indennizzo, impegnandosi a considerare tale apprezzamento come reciprocamente vincolante -, come l’arbitrato libero o irrituale, si inserisce in una fattispecie negoziale diretta ad eliminare una controversia sorta fra le parti mediante un mandato conferito ad un terzo, la cui decisione le stesse si impegnano preventivamente ad accettare come diretta espressione della loro volontà, ma si differenzia dall’arbitrato irrituale per il diverso oggetto del contrasto che, nel caso della perizia contrattuale, attiene ad una questione tecnica.

Tribunale Potenza, 30/11/2018, n.992

Arbitrato e giudizio ordinario

In tema di arbitrato, il primo periodo dell’art. 819 ter, comma 1, c.p.c., nel prevedere che la competenza degli arbitri non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente davanti al giudice ordinario, implica, in riferimento all’ipotesi in cui sia stata proposta una pluralità di domande, che la sussistenza della competenza arbitrale sia verificata con specifico riguardo a ciascuna di esse, non potendosi devolvere agli arbitri (o al giudice ordinario) l’intera controversia in virtù del mero vincolo di connessione; pertanto, ove le domande connesse non diano luogo a litisconsorzio necessario, l’accoglimento del regolamento di competenza comporta la separazione delle cause, ben potendo i giudizi proseguire davanti a giudici diversi in ragione della derogabilità e disponibilità delle norme in tema di competenza.

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2018, n.26553



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