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Arbitrato: ultime sentenze

31 Dicembre 2019
Arbitrato: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: differenza tra arbitrato rituale e arbitrato irrituale; ripartizione del potere giurisdizionale tra giudici; interpretazione della clausola compromissoria; natura internazionale dell’arbitrato; competenza arbitrale; rispetto dell’inderogabile principio del contraddittorio.

L’arbitrato irrituale e l’incompetenza del giudice ordinario

La pattuizione di un arbitrato rituale determina l’incompetenza del giudice ordinario a conoscere della domanda, a differenza di quella di arbitrato c.d. “irrituale” il quale comporta soltanto l’improponibilità della medesima qualora la controparte sollevi ritualmente la relativa eccezione.

Tribunale Teramo, 02/10/2019, n.854

Eccezione di arbitrato sollevata innanzi al giudice ordinario

In materia di arbitrato, la questione conseguente alla eccezione di arbitrato, rituale o irrituale, sollevata innanzi al giudice ordinario, adito nonostante che la controversia sia stata deferita ad arbitri pone una questione che attiene al merito e non alla giurisdizione o alla competenza, in quanto i rapporti tra giudici e arbitri non si pongono sul piano della ripartizione del potere giurisdizionale tra giudici, e l’effetto della clausola compromissoria consiste proprio nella rinuncia alla giurisdizione e all’azione giudiziaria.

Deriva da quanto precede, pertanto, che, ancorché formulata in termini di accoglimento o rigetto di una eccezione di incompetenza, la decisione con cui il giudice, in presenza di una eccezione di compromesso, risolvendo la questione così posta, chiude o non chiude il processo davanti a sé va considerata come decisione pronunciata su questione preliminare di merito, in quanto attinente alla validità o all’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria.

Con la ulteriore conseguenza che una tale pronunzia è impugnabile con l’appello e ove questo non viene proposto si forma il giudicato.

Cassazione civile sez. II, 08/08/2019, n.21177

Arbitrato rituale e irrituale: differenza

Al fine di distinguere tra arbitrato rituale o irrituale, occorre interpretare la clausola compromissoria con riferimento al dato letterale, alla comune intenzione delle parti ed al comportamento complessivo delle stesse, senza che il mancato richiamo nella clausola alle formalità dell’arbitrato rituale deponga univocamente nel senso dell’irritualità dell’arbitrato, dovendosi tenere conto delle maggiori garanzie offerte dall’arbitrato rituale quanto all’efficacia esecutiva del lodo ed al regime delle impugnazioni.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, ritenendo che le espressioni presenti nella clausola compromissoria: “giudizio arbitrale”, “giudizio inappellabile”, decisione da assumere “senza formalità di rito e secondo equità”, non potessero essere interpretate con sicurezza come espressive della volontà delle parti di pattuire che la decisione sarebbe stata assunta dagli arbitri nelle forme dell’arbitrato irrituale).

Cassazione civile sez. I, 07/08/2019, n.21059

Autorizzazione amministrativa dell’arbitrato per gli appalti pubblici

La preventiva autorizzazione amministrativa dell’arbitrato, prevista dall’art. 1, comma 25, della legge n. 190 del 2012 per gli appalti pubblici conclusi prima dell’entrata in vigore della legge (28 novembre 2012), costituisce una clausola di efficacia che non può identificarsi con la delibera mediante la quale sia stato approvato il contratto contenente la clausola compromissoria, dovendo essa rinvenirsi in atti con i quali la P.A. abbia manifestato, con riferimento ad una controversia specificamente individuata, la volontà di avvalersi della clausola arbitrale, perché il legislatore ha inteso richiedere, all’ente chiamato a decidere sull’autorizzazione, una ponderata valutazione degli interessi coinvolti e delle circostanze del caso concreto (Corte cost. 9 giugno 2015, n. 108).

Cassazione civile sez. I, 17/05/2019, n.13410

Autorizzazione dell’amministrazione aggiudicatrice

In tema di appalti pubblici, per il ricorso all’arbitrato, è necessario che l’amministrazione aggiudicatrice autorizzi espressamente la procedura arbitrale, qualora intenda risolvere al di fuori delle aule di giustizia le controversie tra ente pubblico e soggetto appaltatore.

Non basta cioè che la clausola compromissoria, che autorizza l’arbitrato, sia presente nel bando o nell’avviso di gara, ma occorre sempre una specifica motivazione dell’organo di governo dell’amministrazione aggiudicatrice, a sostegno dell’inserimento della clausola stessa.

Questo emerge dalla sentenza della Corte costituzionale che fa salva la normativa (articolo 1, comma 25, della legge 190/2012), che prevede un atteggiamento restrittivo nei confronti degli arbitrati negli appalti pubblici, subordinandoli a una previa autorizzazione che ne assicuri la ponderata valutazione degli interessi coinvolti e delle circostanze del caso concreto.

Corte Costituzionale, 20/03/2019, n.58

Accertamento della natura internazionale dell’arbitrato

Al fine di accertare la natura internazionale dell’arbitrato, nella disciplina vigente prima dell’entrata in vigore della legge n. 40 del 2006, conseguendone l’esclusione dell’impugnabilità del lodo per inosservanza delle regole di diritto, occorre verificare se ricorra uno dei due criteri identificativi dell’istituto individuati dalla legge, l’uno di natura soggettiva, l’altro di carattere oggettivo, consistenti rispettivamente nella residenza o sede effettiva all’estero di almeno una delle parti alla data della sottoscrizione della clausola compromissoria o del compromesso, ovvero, in alternativa, nella previsione che una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale la controversia si riferisce debba essere eseguita all’estero.

(Nella specie la S.C. ha cassato la decisione della corte di merito per aver ritenuto che, in conseguenza del mero subentro di una società italiana nel rapporto contrattuale, con acquisizione dei diritti ed assunzione degli obblighi contrattuali della parte originaria straniera con effetto “ex tunc”, l’arbitrato non potesse qualificarsi internazionale perché nessuna delle parti contraenti poteva considerarsi straniera, omettendo del tutto di motivare per quale ragione l’originaria contraente estera dovesse ritenersi essere rimasta totalmente estranea al rapporto contrattuale, sebbene avesse assunto pattiziamente la responsabilità in solido del corretto e tempestivo adempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto).

Cassazione civile sez. I, 13/03/2019, n.7183

Limite temporale dell’eccezione di incompetenza dell’arbitro

L’eccezione d’incompetenza dell’arbitro di cui all’art 817, comma 2 c.p.c., salvo il caso di controversia non arbitrabile, coerentemente con la nuova accezione “paragiurisdizionale” dell’arbitrato rituale, è da considerarsi quale eccezione di rito in senso stretto, soggetta al limite temporale indicato dall’ art. 817, comma 3, c.p.c., solo per la parte che ha partecipato al relativo giudizio arbitrale e non per quella che, rimasta assente, in sede di impugnazione del lodo contesti in radice che la lite sia devolvibile agli arbitri.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2019, n.5824

In quali casi gli arbitri possono regolare il procedimento come preferiscono?

In tema di arbitrato, qualora le parti non abbiano determinato, nel compromesso o nella clausola compromissoria, le regole processuali da adottare, gli arbitri sono liberi di regolare l’articolazione del procedimento nel modo che ritengono più opportuno, anche discostandosi dalle prescrizioni dettate dal codice di rito, con l’unico limite del rispetto dell’inderogabile principio del contraddittorio, posto dall’articolo 101 c.p.c., il quale, tuttavia, va opportunamente adattato al giudizio arbitrale, nel senso che deve essere offerta alle parti, al fine di consentire loro un’adeguata attività difensiva, la possibilità di esporre i rispettivi assunti, di esaminare ed analizzare le prove e le risultanze del processo, anche dopo il compimento dell’istruttoria e fino al momento della chiusura della trattazione, nonché di presentare memorie e repliche e conoscere in tempo utile le istanze e richieste avverse.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2019, n.5243

Perizia contrattuale e arbitrato: elementi comuni e differenze

La perizia contrattuale – con la quale le parti affidano ad uno o più terzi l’incarico di esprimere un apprezzamento tecnico sull’entità delle conseguenze di un evento al quale è collegata la prestazione dell’indennizzo, impegnandosi a considerare tale apprezzamento come reciprocamente vincolante -, come l’arbitrato libero o irrituale, si inserisce in una fattispecie negoziale diretta ad eliminare una controversia sorta fra le parti mediante un mandato conferito ad un terzo, la cui decisione le stesse si impegnano preventivamente ad accettare come diretta espressione della loro volontà, ma si differenzia dall’arbitrato irrituale per il diverso oggetto del contrasto che, nel caso della perizia contrattuale, attiene ad una questione tecnica.

Tribunale Potenza, 30/11/2018, n.992

Arbitrato e giudizio ordinario

In tema di arbitrato, il primo periodo dell’art. 819 ter, comma 1, c.p.c., nel prevedere che la competenza degli arbitri non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente davanti al giudice ordinario, implica, in riferimento all’ipotesi in cui sia stata proposta una pluralità di domande, che la sussistenza della competenza arbitrale sia verificata con specifico riguardo a ciascuna di esse, non potendosi devolvere agli arbitri (o al giudice ordinario) l’intera controversia in virtù del mero vincolo di connessione; pertanto, ove le domande connesse non diano luogo a litisconsorzio necessario, l’accoglimento del regolamento di competenza comporta la separazione delle cause, ben potendo i giudizi proseguire davanti a giudici diversi in ragione della derogabilità e disponibilità delle norme in tema di competenza.

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2018, n.26553



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