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Diritto di veduta: ultime sentenze

31 Ottobre 2022
Diritto di veduta: ultime sentenze

Acquisto del diritto alla veduta sul fondo del vicino; distanza tra la veduta e la nuova costruzione realizzata sul fondo servente.

Usucapione del diritto a tenere alberi a distanza dal confine inferiore a quella di legge

Ai fini dell’usucapione del diritto a tenere alberi a distanza dal confine inferiore a quella di legge, il termine decorre dalla data del piantamento, perché è da tale momento che ha inizio la situazione di fatto idonea a determinare, nel concorso delle altre circostanze richieste, l’acquisto del diritto per decorso del tempo, come è desumibile dall’art. 892, terzo comma, cod. civ., che fa riferimento, ai fini della misurazione della distanza di un albero dal confine, alla base esterna del tronco “nel tempo della piantagione.

La domanda degli attori va, quindi, respinta così come va respinta quella volta ad ottenere la potatura delle chiome dei predetti alberi fondata su un diritto di veduta che configura una servitus altius non tollendi della quale non sono stati provati i presupposti per l’acquisto in capo ai convenuti.

Tribunale Torino sez. VIII, 15/04/2022, n.1680

Il condomino ha diritto sia alla veduta in appiombo sia di opporsi alla costruzione di altro condomino

In materia condominiale, il proprietario del singolo piano di un edificio gode sia del diritto di esercitare dalle proprie aperture la veduta in appiombo fino alla base dell’edificio sia di quello di opporsi alla costruzione di altro condomino che, direttamente o indirettamente, pregiudichi tale suo diritto, senza che possano avere rilievo le esigenze di contemperamento con i diritti di proprietà ed alla riservatezza del vicino, dal momento che già l’art. 907 c.c. opera un il bilanciamento tra l’interesse alla medesima riservatezza ed il valore sociale espresso dal diritto di veduta, poiché luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita: ciò che dunque in generale garantisce -per la preventiva veduta – anche la possibilità di visione in appiombo.

Tribunale Napoli sez. X, 24/01/2022, n.716

Violazione delle distanze tra costruzioni e risarcimento del danno

In tema di violazione delle distanze tra costruzioni, il danno che subisce il proprietario confinante (nel caso di specie danno da lesione del diritto di veduta) deve ritenersi “in re ipsa”, senza necessità di una specifica attività probatoria.

Tribunale Roma sez. V, 10/11/2021, n.17500

Il bilanciamento tra l’interesse alla riservatezza ed il valore sociale del diritto di veduta

Il proprietario del singolo piano di un edificio condominiale ha diritto di esercitare dalle proprie aperture la veduta in appiombo fino alla base dell’edificio e di opporsi conseguentemente alla costruzione di altro condomino che, direttamente o indirettamente, pregiudichi tale suo diritto, senza che possano rilevare le esigenze di contemperamento con i diritti di proprietà ed alla riservatezza del vicino, avendo operato già l’articolo 907 c.c. il bilanciamento tra l’interesse alla medesima riservatezza e il valore sociale espresso dal diritto di veduta, poiché luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita.

Cassazione civile sez. II, 04/11/2021, n.31640

Sopraelevazione di un fabbricato e tutela del diritto di veduta del vicino

In caso di illegittima sopraelevazione di un fabbricato, idonea a violare il diritto di veduta del vicino immobile, ai fini della tutela ex art. 907 c.c., non rileva la modestia dell’utilitas tratta dall’esercizio di veduta, in quanto il bilanciamento tra l’interesse alla riservatezza e il valore sociale espresso da tale diritto è già stato operato dal legislatore stesso in sede codicistica.

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2020, n.12328

Valore sociale espresso dal diritto di veduta

Accertato che l’altezza del terrazzo consente l’esercizio dell’inspectio e della prospectio e che la sopraelevazione realizzata viola le distanze dei fabbricati dalle vedute, è irrilevante che la violazione sia di modesta entità in quanto il bilanciamento tra l’interesse alla medesima riservatezza ed il valore sociale espresso dal diritto di veduta è stato già effettuato dall’art. 907 c.c. poiché luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita.

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2020, n.12328

Le norme in tema di distanze

Il proprietario del singolo piano di un edificio condominiale ha diritto di esercitare dalle proprie aperture la veduta in appiombo fino alla base dell’edificio e di opporsi conseguentemente alla costruzione di altro condomino che, direttamente o indirettamente, pregiudichi tale suo diritto, senza che possano rilevare le esigenze di contemperamento con i diritti di proprietà ed alla riservatezza del vicino, avendo operato già l’art. 907 c.c. il bilanciamento tra l’interesse alla medesima riservatezza ed il valore sociale espresso dal diritto di veduta, poiché luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita. Se il conflitto sulle distanze si pone tra diritti spettanti alle proprietà esclusive, seppure inserite in ambito condominiale, la norma da applicare è quella di cui all’art. 907 c.c. e non quella di cui all’art. 1102 c.c. che attiene al concorrente godimento della cosa comune.

Corte appello Ancona sez. II, 16/10/2019, n.1493

Valore sociale espresso dal diritto di veduta

Il proprietario del singolo piano di un edificio condominiale ha diritto di esercitare dalle proprie aperture la veduta in appiombo fino alla base dell’edificio e di opporsi conseguentemente alla costruzione di altro condomino che, direttamente o indirettamente, pregiudichi tale suo diritto, senza che possano rilevare le esigenze di contemperamento con i diritti di proprietà ed alla riservatezza del vicino, avendo operato già l’art. 907 c.c. il bilanciamento tra l’interesse alla medesima riservatezza ed il valore sociale espresso dal diritto di veduta, poiché luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita.

Cassazione civile sez. II, 27/02/2019, n.5732

Apertura di vedute: rispetto delle distanze legali

Costituisce requisito indefettibile – ai fini della tutela ex art. 907 c.c. – quello costituito dalla anteriorità dell’acquisto del diritto di veduta sul fondo del vicino rispetto all’esercizio, da parte di quest’ultimo, della facoltà di costruire: ne segue che non può invocare il rispetto della distanza chi acquisisca il diritto di aprire una veduta dopo che sia stata già iniziata o completata da parte del vicino una costruzione a distanza inferiore a m. 3.

Tribunale Rieti, 18/02/2019, n.137

Accertamento d’ufficio della titolarità del diritto di veduta

La titolarità del diritto reale di veduta costituisce una condizione dell’azione volta ad ottenere l’osservanza da parte del vicino delle distanze di cui all’art. 907 c.c. e, come tale, va accertata anche d’ufficio dal giudice, salvo che da parte del convenuto vi sia stata ammissione, esplicita o implicita, purché inequivoca, della sussistenza di tale diritto.

Cassazione civile sez. II, 10/05/2018, n.11287

Violazione delle distanze dal preesistente diritto di veduta: è molestia al possesso del titolare

Non vi è dubbio che nel caso che ci occupa, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa appellante, ovvero che i balconi sono stati edificati su area demaniale e il demanio marittimo può essere equiparato a pubblica via e nel caso di specie troverebbe applicazione l’esonero dal rispetto delle distanze previsto dal terzo comma dell’art. 905 c.c., la spiaggia -demanio marittimo non può essere equiparata a “via”, sicché, il motivo di appello non può essere accolto.

Inoltre, l’art. 907 presuppone che l’acquisto del diritto alla veduta sul fondo del vicino venga logicamente prima dell’esercizio della facoltà di costruire. Sussistendo il possesso della veduta, le opere realizzate in dispregio delle distanze legali ex artt. 905 e 907 c.c. integrano una molestia in quanto pregiudicano l’esercizio della modalità di veduta come in precedenza goduta ed esercitata dal possessore costituendo una ingerenza nell’altrui sfera di godimento.

Corte appello Reggio Calabria, 06/03/2018, n.131

Nuova costruzione e limitazione del preesistente diritto di veduta

La motivazione del tribunale risulta del tutto condivisibile ritenendo che, con riferimento alla fattispecie in esame, sussiste una chiara violazione di distanza tra le due proprietà individuali inserite nel medesimo condominio nel momento in cui la edificazione operata nell’ambito di spazio di sua proprietà esclusiva sia stata realizzata in appoggio a muro in presenza di preesistente diritto di veduta di parte attrice.

La decisione è stata espressamente motivata con il rilievo che la normativa sulla violazione delle distanze deve ritenersi applicabile, trattandosi di rapporti tra singoli condomini e perché tale applicazione non si pone nel caso di specie in termini di incompatibilità con la normativa di cui all’art. 1102 c.c. trattandosi di tutelare la veduta anche nel rapporto tra condomini.

Corte appello Napoli sez. VI, 22/12/2017, n.5255

Distanze delle costruzioni dalle vedute

Il diritto di veduta sancito dall’art. 907 c.c. intende assicurare, attraverso l’esercizio della “inspectio” e della “prospectio”, la piena e completa visione del fondo servente in ogni direzione, sia in orizzontale, che in verticale, che, eventualmente, in maniera obliqua, ed impone, pertanto, che la distanza della nuova costruzione dalla preesistente veduta sia misurata in maniera radiale, non rilevando in senso contrario che la conformazione fisica dei luoghi impedisca la veduta cd. “in appiombo”.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha riformato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso che la distanza tra la veduta e la nuova costruzione realizzata sul fondo servente potesse essere calcolata in maniera radiale, giacché tale criterio sarebbe stato precluso dalla stessa conformazione fisica dell’immobile donde si esercitava il diritto di veduta il quale, sotto al filo del muro sottostante le finestre, avanzava ulteriormente, impedendo la veduta perpendicolare nel fondo servente).

Cassazione civile sez. II, 20/06/2017, n.15244

Interesse alla riservatezza e diritto di veduta

Il proprietario del singolo piano di un edificio condominiale ha diritto di esercitare dalle proprie aperture la veduta in appiombo fino alla base dell’edificio e di opporsi conseguentemente alla costruzione di altro condomino (nella specie, un pergolato realizzato a copertura del terrazzo del rispettivo appartamento), che, direttamente o indirettamente, pregiudichi l’esercizio di tale suo diritto, senza che possano rilevare le esigenze di contemperamento con i diritti di proprietà ed alla riservatezza del vicino, avendo operato già l’art. 907 c.c. il bilanciamento tra l’interesse alla medesima riservatezza ed il valore sociale espresso dal diritto di veduta, in quanto luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita.

Tribunale Palermo sez. II, 09/12/2016

Diritto di veduta: nel condominio è uguale per tutti?

All’interno del condominio, sussiste un diritto di veduta dei singoli condòmini ed un diritto di veduta comune: la legittimazione attiva nel primo caso spetta non all’amministratore a nome del condominio ma esclusivamente ai singoli condòmini.

Cassazione civile sez. II, 27/01/2016, n.1549

Diritto di veduta: i limiti

La limitazione della veduta è legittima in quanto estrinsecazione del diritto alla riservatezza ed alla libera fruizione della proprietà sottostante, non costituisce una significativa limitazione del diritto di veduta della convenuta, nella parte in cui tale diritto ha piena estrinsecazione.

Tribunale Salerno sez. I, 05/05/2016, n.1954

Diritto di veduta: quando non si configura?

Ai fini del computo della distanza fra edifici ai sensi degli artt. 873 e 907 c.c. non si configura l’esistenza del diritto di veduta quando il suo esercizio sia previsto dalla sommità di un muro che costituisce elemento divisorio tra due o più fondi.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 03/12/2015, n.1002

Diritto di veduta diretta ed obliqua sul fondo del vicino

In tema di esistenza di un diritto di veduta diretta ed obliqua sul fondo del vicino, la sentenza che esclude la ricorrenza di quella diretta dev’essere motivata chiaramente con preciso riferimento allo stato dei luoghi, altrimenti può essere considerata contraddittoria e lacunosa di motivazione.

Cassazione civile sez. II, 29/12/2014, n.27398

Proprietario di un immobile: riconoscimento del diritto di veduta dal proprio terrazzo

Il riconoscimento in capo al proprietario di un immobile del diritto di veduta dal proprio terrazzo (c.d. servitù di panorama), in ragione della preesistenza della visuale all’acquisto dell’immobile, viola il principio della tipicità dei modi di acquisto dei diritti reali, giacché è vero che una servitù altius non tollendi può essere costituita oltre che negozialmente anche per destinazione del padre di famiglia od usucapione, ma tali modi di costituzione necessitano, non solo, a seconda dei casi, della destinazione conferita dall’originario unico proprietario o dell’esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma anche di opere visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta.

(La Corte si è così espressa nella controversia relativa alla richiesta di potatura di due alberi che, essendo cresciuti a dismisura, avevano raggiunto il terrazzo di due condomini, recando pregiudizio al loro diritto di veduta e a quello alla salubrità per via della caduta del fogliame e delle spore).

Cassazione civile sez. II, 27/02/2012, n.2973

Esercizio del diritto di veduta nella sua naturale espansione

La servitù di veduta o prospetto, goduta dal proprietario di un edificio sul sottostante tetto a piano inclinato dell’edificio contiguo, impedisce qualsiasi innalzamento del tetto, che incida negativamente sull’esercizio del diritto di veduta nella sua naturale espansione, anche se la distanza tra il fondo dominante e quello servente, per una situazione di fatto consolidata, risulti già inferiore ai limiti stabiliti dalla legge.

Cassazione civile sez. II, 05/04/2011, n.7772



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