Pace fiscale: le scadenze 2019

27 Novembre 2019 | Autore:
Pace fiscale: le scadenze 2019

Entro il 2 dicembre bisognerà pagare le rate previste dalle varie forme di pace fiscale: ecco gli adempimenti previsti per il “lunedì nero” dei contribuenti italiani.

È arrivata l’ora di passare alla cassa e pagare: anche l’Agenzia delle Entrate in questi giorni lo sta ricordando ai milioni di contribuenti italiani che hanno aderito alle varie forme di pace fiscale 2019 inviandogli messaggi via email con il sistema “se mi scordo” ed anche con spot televisivi inseriti durante le pause pubblicitarie delle trasmissioni Tv.

Le scadenze, infatti, sono prossime e molto penalizzanti per chi non le rispetterà, arrivando addirittura alla perdita dei benefici stabiliti dalla pace fiscale nei confronti di chi non effettua i versamenti entro i termini previsti. I termini si concentrano il 2 dicembre che non a caso è stato definito il “lunedì nero” dei contribuenti italiani. Vediamo, quindi, quali sono le scadenze fissate per tutti coloro che hanno aderito alla definizione agevolata (la rottamazione ter), al saldo e stralcio o alle altre forme di sanatoria delle liti e dei debiti con il fisco.

Rottamazione ter

Chi ha aderito, entro il termine originario del 30 aprile oppure durante la riapertura di luglio, e così ha portato in definizione agevolata i carichi affidati all’Agente di Riscossione dal 2000 al 31 dicembre 2017, dovrà pagare entro il 2 dicembre le prime rate previste: sarà la seconda rata per chi aveva aderito ad aprile e già pagato quella di luglio, la prima per chi ha aderito a luglio e deve effettuare ora il suo primo pagamento, ed anche la prima per chi pur avendo presentato la domanda entro aprile non aveva pagato a luglio. Questi ultimi pagheranno la rata del 20% del totale del debito, per allinearsi a coloro che già a luglio avevano pagato il 10% ed ora verseranno il restante 10%.

Si arriva, in questo modo, per tutti a pagare il 20% del debito complessivo rateizzato, escluse le sanzioni e gli interessi di mora che la definizione agevolata ha cancellato. Chi non pagherà entro questi termini perderà i benefici della rottamazione: il debito tornerà intero, potranno essere avviate le procedure di riscossione e non si potrà più riprendere l’eventuale piano di rateizzazione precedente.

Saldo e stralcio

Anche per il saldo e stralcio il termine per versare le somme dovute sarà il 2 dicembre; in questo caso, si pagherà il 16% del debito, se l’Isee del nucleo è sino a 8.500 euro, il 20%  se l’Isee del nucleo va da 8.500,01 euro sino a 12.500 euro, il 35% se l’Isee del nucleo va dai 12.500,01 euro ai 20mila euro. Questo debito residuo si potrà pagare in unica soluzione oppure secondo il piano rateale scelto al momento dell’adesione; in questo caso la prima rata in scadenza ammonterà al 35% del totale dovuto.

Come per la rottamazione, anche in questo caso chi non paga le somme dovute entro questo termine decadrà dal piano; gli eventuali versamenti di importi minori rispetto a quanto stabilito saranno acquisiti a titolo di acconto e andranno così a diminuire il debito complessivo dei carichi di ruolo, ma non impediranno la perdita dei benefici del saldo e stralcio.

Rottamazioni precedenti

Chi ha già in corso una rottamazione delle cartelle secondo le precedenti edizioni non dovrà fare altro che proseguire i pagamenti previsti, secondo il piano stabilito con rate di pari importo fino ad arrivare alla completa estinzione del debito. La scadenza attuale per la rata in corso è sempre fissata al 2 dicembre.

Chi, invece, non aveva rispettato i piani di pagamento ed era moroso al 7 dicembre 2018 avrebbe dovuto – entro il 30 aprile 2019 oppure durante la riapertura di luglio scorso, come abbiamo visto – aderire alla rottamazione ter e così rientrare nuovamente nel beneficio con le nuove condizioni che abbiamo esaminato; se non lo ha fatto, non è più possibile ora essere ammessi, salvo una nuova rottamazione quater che ancora deve vedere la luce.

Chiusura liti pendenti

I contribuenti che avevano un contenzioso tributario in corso alla data del 24 ottobre 2018 ed hanno presentato domanda entro il 31 maggio scorso per la chiusura della lite (riguarda i processi ancora non conclusi con sentenza definitiva, cioè passata in giudicato) pagheranno gli importi ridotti (40% o 15% del valore della controversia se l’Ufficio è risultato soccombente in primo o in secondo grado, 90% se la Commissione tributaria non aveva ancora emesso sentenza) versando la rata trimestrale prevista dal piano (il pagamento rateale è possibile solo per i debiti superiori a mille euro).

In questo caso, il ritardo non comporta la perdita del beneficio, e saranno dovuti solo gli interessi aggiuntivi se l’inadempimento è lieve oppure se il tardivo versamento non supera i 7 giorni. Così chi ha saltato le rate trimestrali precedenti potrà fare in tempo a riprendere il piano con il ravvedimento operoso, pagando una piccola sanzione dell’1,67%. C’è anche il ravvedimento “sprint” per chi paga entro 14 giorni dalla scadenza: la sanzione sarà dello 0,1% per ogni giorno di ritardo, arrivando così al massimo dell’1,40% per chi paga al 14 esimo giorno.

Processi verbali di constatazione

Chi ha definito in via agevolata le violazioni contenute in processi verbali di constatazione (i Pvc emessi al termine di una verifica fiscale) presentando la domanda entro il 31 maggio 2019 e scegliendo il pagamento rateale verserà, sempre entro il 2 dicembre, la rata trimestrale dovuta.

Il ritardo protratto per un trimestre comporterà l’iscrizione a ruolo dell’ammontare dovuto e non pagato; anche qui è possibile avvalersi del ravvedimento operoso entro 90 giorni dalla rata scaduta.


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