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Contachilometri scalato: cosa fare?

27 Novembre 2019
Contachilometri scalato: cosa fare?

Tachimetro alterato: come scoprire la truffa e quali difese legali ha l’acquirente. La possibilità della denuncia e la risoluzione del contratto.

Chi, dopo aver acquistato un’auto usata, si accorge che il contachilometri è stato manomesso, ha diverse armi a tutela dei propri diritti. La difesa prevista dalla legge è sia di carattere civile che penale. Sotto il primo aspetto si può, a determinate condizioni, recedere dalla vendita oppure chiedere un risarcimento del danno pari alla differenza tra il prezzo versato e quello dell’effettivo valore del bene. Sotto l’aspetto penale invece c’è la possibilità di presentare denuncia contro il truffatore che ha truccato il dispositivo facendo apparire il veicolo più nuovo di quanto in realtà non fosse. 

Il più delle volte il problema vero si pone prima della vendita: come scoprire che il contachilometri è stato alterato? E non solo. Anche l’esercizio dell’azione legale rende incerte le possibilità di recupero dei soldi, specie quando gli acquisti avvengono fuori dai confini nazionali. In tal caso come recuperare il dovuto da un nullatenente o da un soggetto che non si conosce? Ecco allora alcuni suggerimenti pratici: cosa fare se il contachilometri è scalato?

Come scoprire se il contachilometri è scalato?

Non è facile scoprire se il contachilometri è stato taroccato. Il più delle volte ci si limita a un controllo delegato a un esperto del settore, un meccanico di fiducia che verifica la corrispondenza tra i chilometri indicati dal contachilometri e il livello di usura delle parti interne al veicolo. Tale verifica va fatta anche quando si acquista da un centro usato sicuro onde non avere brutte sorprese.

Un sistema più preciso consiste nella verifica dei tagliandi di revisione obbligatoria. Come noto, la prima revisione, successiva all’immatricolazione, deve essere fatta allo scadere del quarto anno. Dopodiché bisogna sottoporre il veicolo a revisione ogni 2 anni. In occasione di ogni revisione, viene rilasciato un attestato ove si indica anche l’esatto numero di chilometri percorsi dall’auto. Tale informazione viene poi trasmessa – per via elettronica – dal centro di revisione dov’è stata portata l’auto al Centro elaborazione dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), Direzione generale per la motorizzazione. In più, tutte le informazioni riguardanti la revisione dell’autovettura sono pubbliche e visibili attraverso il sito  ilportaledellautomobilista.it del Ministrero Trasporti.

Proprio da questo dato ci si può fare un’idea se il contachilometri è stato alterato. Difatti tale numero non potrebbe certo essere uguale o addirittura inferiore alla precedente revisione. Ed allora vediamo come scoprire se il contachilometri è scalato. Hai due strade a tua disposizione.

Puoi innanzitutto farti rilasciare dal rivenditore di auto usate la copia dell’ultimo certificato di revisione che, come detto, dal 2019 deve appunto contenere anche l’indicazione dei km percorsi;

In alternativa puoi agire da solo collegandoti da questa pagina al sito del portale dell’automobilista. Inserisci il numero di targa della vettura. Clicca su Ricerca. A questo punto, ti apparirà una schermata in cui ti verranno indicati i seguenti dati:

  • tipo di veicolo;
  • targa;
  • data dell’ultima revisione (tieni conto che la revisione è obbligatoria ogni 2 anni; 4 anni solo per la prima revisione dopo l’immatricolazione);
  • km rilevati dall’operatore: è proprio quest’ultima voce che dovrai considerare. Certo, questo dato risale all’ultima revisione e quindi a non più di due anni dal controllo, ma ti servirà per farti un’idea. Nulla toglie comunque che il proprietario dell’auto possa alterare il contachilometri proprio dopo l’ultima revisione.

Se poi hai un amico che fa l’assicuratore puoi chiedergli di controllare se, nel registro interno alle compagnie, accessibile solo a queste ultime e non ai privati, è segnalato qualche incidente stradale subìto dal mezzo e di cui il precedente proprietario non ti ha informato. Questo dato è molto importante: sotto un verso ti farà capire l’affidabilità e la trasparenza del venditore; dall’altro lato ti potrà consentire di verificare la presenza di pezzi di ricambio scadenti o non autorizzati dalla casa madre, installati dopo il sinistro.

Contro chi agire in caso di contachilometri scalato

Purtroppo il rischio di incappare in un contachilometri alterato non riguarda solo gli acquisti tra privati ma anche quelli tramite rivenditori. Questi ultimi sono, il più delle volte, estranei al raggiro ricevendo il mezzo già a contraffazione avvenuta. 

Nei confronti dell’acquirente, però, il concessionario di auto usate è direttamente responsabile nel momento in cui interviene nella vendita in prima persona. In tale ipotesi quindi non può scaricare la colpa della truffa sul privato ex proprietario: è lui il garante nei confronti del proprio cliente. 

Se invece il rivenditore si limita a fungere da mero intermediario, detenendo l’auto usata nel proprio cortile a puro scopo promozionale, senza intervenire nella vendita, il truffato dovrà agire nei confronti del vecchio titolare del mezzo.

Cosa fare in caso di contachilometri alterato?

Veniamo ora alle azioni legali. Se il venditore è un centro auto usate, puoi segnalare la società all’Agcm, l’Authority di tutela del commercio e del mercato. Non poche volte, infatti, in passato, l’Autorità Garante ha sanzionato le pratiche commerciali scorrette ai danni dei consumatori. Questa provvederà a eseguire un’istruttoria e a multare il responsabile che, proprio per ciò, potrebbe scendere a più miti consigli e indennizzarti. La segnalazione può essere ormai fatta anche online, collegandosi al sito del Garante.

Puoi poi agire, sia nei confronti del privato che del rivenditore, tanto in sede civile quanto in sede penale.

Sotto l’aspetto civilistico hai due armi a tua disposizione. La prima è la risoluzione del contratto: se la differenza di valore dell’auto è consistente, tanto da far presumere che non avresti mai stipulato il contratto conoscendo il reale dato del contachilometri, puoi chiedere la restituzione di tutti i soldi versati ridando il mezzo. 

In alternativa puoi chiedere il risarcimento, o meglio la differenza tra il prezzo pagato e quello che invece avresti dovuto versare sulla base dell’effettivo valore del veicolo. In tal caso conserverai l’auto ma quantomeno riceverai la differenza del prezzo.

In ultimo hai la possibilità di presentare una denuncia per frode. La querela va depositata entro 3 mesi presso i carabinieri, la polizia o la procura della repubblica. 

Secondo la giurisprudenza [1], commette il reato di truffa il venditore che, mediante l’alterazione del reale chilometraggio di un’autovettura, eseguita con intervento sul relativo tachimetro, faccia apparire una percorrenza chilometrica di gran lunga inferiore a quella reale, così inducendo in errore l’acquirente sulle reali condizioni di usura del mezzo e sulla congruità del prezzo pattuito.  

Dello stesso avviso è la Cassazione [2] secondo cui «Integra gli estremi del reato di truffa la condotta del rivenditore di autovetture il quale, alterando il contachilometri di un autoveicolo usato, induca in errore l’acquirente sull’effettivo numero di chilometri percorsi, qualora risulti provato che questi si sia determinato all’acquisto proprio in ragione di tale prospettazione, a nulla rilevando la circostanza che il prezzo corrisposto equivalga al reale valore dell’autoveicolo».

Chiaramente l’azione penale ha il vantaggio di spingere anche chi si rende irreperibile o è nullatenente a trovare una soluzione pur di non subire la condanna. Tant’è che la querela può sempre essere ritirata se si riceve il risarcimento richiesto.

Nel corso del processo penale ci si può costituire parte civile con un avvocato per ottenere la provvisionale al risarcimento.

Valutare sempre i vantaggi e gli svantaggi

Come tutte le azioni legali anche quella per il contachilometri alterato ha dei costi. Bisogna quindi sempre farsi due conti in tasca prima di delegare l’avvocato. Vero è che le denunce (sia quella penale che all’Agcm) sono gratuite, ma da sole non garantiscono la certezza del recupero delle somme pagate inutilmente. 

C’è infine la possibilità di agire con un procedimento di mediazione: ci si deve rivolgere a uno dei tanti organismi privati istituiti presso ogni città o tribunale per chiedere un incontro con la controparte e tentare una soluzione bonaria. In quella sede, sarà opportuno valutare i pro e i contro di una cattiva transazione che, tuttavia, eviti i successivi costi legali di un giudizio. La mediazione ha un costo di 40 euro più la parcella dell’avvocato.

Approfondimenti

Come scoprire se il contachilometri è manomesso

Contachilometri manomesso: tutele e rischi 


note

[1] Trib. Ferrara, sent. n. 513/2019.

[2] Cass. sent. del 29.09.1980.


2 Commenti

  1. Integra l’ipotesi di truffa contrattuale l’aver consapevolmente sottaciuto in sede di trattative la manomissione del tachimetro dell’auto usata posta in vendita con un chilometraggio notevolmente inferiore rispetto a quello effettivo ottenendo un prezzo superiore per la vendita

  2. L’indicazione sul contachilometri di un chilometraggio superiore a quello reale costituisce condotta di violazione dei principi di correttezza e buona fede contrattuale che ha inciso sulla formazione del consenso. In particolare, viene escluso che il dolo accertato nella condotta del venditore sia stato determinante del consenso per mancanza di prova; viene, invece, ravvisato che il suddetto comportamento ha condotto l’acquirente a stipulare il contratto a condizioni più onerose, sull’erronea convinzione di aver acquistato un veicolo più nuovo e in migliori condizioni di uso

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