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Come si diventa nullatenenti

27 Novembre 2019
Come si diventa nullatenenti

Come gli italiani sfuggono ai pignoramenti del Fisco, delle banche e delle finanziarie. I segreti che spesso l’avvocato non dice.

In uno Stato dove il reddito non viene criminalizzato sarebbe irragionevole pensare di restare privi di beni intestati solo per non pagare le tasse. Da noi, però, le 15 patrimoniali nascoste portano spesso le persone a chiedersi come si diventa nullatenenti. Il problema è prevalentemente fiscale. Per i debiti privati, infatti, il discorso è diverso. Nessuna banca o finanziaria concede prestiti senza solide garanzie. Pensare di spogliarsi dei beni dopo aver contratto il debito è da folli: non solo perché, il più delle volte, è stata già concessa l’ipoteca su un immobile – ipoteca insensibile al trasferimento di proprietà – ma anche perché l’eventuale vendita o donazione potrebbe essere revocata. 

Con il Fisco, invece, si può (anzi si deve) giocare d’anticipo: un po’ perché il pagamento delle tasse è certo come la morte e, quindi, già si sa in anticipo che bisognerà indebitarsi; un po’ perché agire dopo che il debito è stato accertato costituisce un reato, quello di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. 

Certo, per chiedersi come diventare nullatenenti bisogna sposare un certo tipo di filosofia di vita, non tanto quella francescana quanto piuttosto quella del gioco a nascondino. Perché chi dice di non voler beni intestati non sta pensando certo a dormire sotto i ponti o a rinunciare allo smartphone: vuole solo che i propri beni non siano visibili ai creditori e, in prima linea, all’Agenzia delle Entrate. Questo, quindi, non vuol dire rinunciare a scoprire come fare soldi, ma semplicemente sapere come vivere in tranquillità nonostante il postino consegni periodicamente cartelle esattoriali, avvisi di accertamento, preavvisi di pignoramento, atti giudiziari di qualsiasi tipo. Il che vuol dire, innanzitutto, imparare anche a fregarsene e non tutti – per fortuna – sono in grado di farlo.

Come diventare nullatenenti: i primi insegnamenti

Il primo a spiegare come si diventa nullatenenti fu Gesù che, a un tale che lo fermò per strada, così rispose: «Vendi quello che hai, dallo ai poveri e seguimi!», ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato. 

Chiunque farebbe la stessa espressione. Se proprio si deve rimanere in mutande, tanto vale attendere che lo faccia il Fisco. Quantomeno, si può sperare nei ritardi biblici della pubblica amministrazione e, quindi, aggrapparsi alla prescrizione. 

Sì, esatto: il più delle volte, i contribuenti preferiscono rimanere inerti alle richieste di pagamento dell’erario e, di tanto in tanto, impugnare le cartelle esattoriali facendo depennare da queste le imposte non più dovute per decorso dei termini. In tal caso bisognerà pagare un avvocato e ricorrere al giudice, ma il gioco vale sempre la candela.  

Peraltro la giurisprudenza si sta muovendo, in questi ultimi tempi, a favore del contribuente sostenendo che tutte le imposte da versare ogni anno (come anche quelle sui redditi o sugli immobili) si prescrivono in soli cinque anni e non più dieci. 

Come essere nullatenenti con una casa

Nel frattempo che si attende la prescrizione, basta tenere sotto controllo più che i propri beni, l’ammontare del debito. Difatti, solo a partire da 20mila euro si rischia un’ipoteca (anche sulla prima casa). Invece, affinché il Fisco avvii il pignoramento immobiliare, il debito deve essere superiore a 120mila euro. A quel punto, però, la casa di residenza, se è l’unico immobile di proprietà, non può più essere aggredito. 

Ed allora, ecco il primo consiglio: chi ha debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione e possiede una sola casa non di lusso (ossia accatastata nelle categorie A/8 o A/9) è considerato già mezzo-nullatenente perché l’abitazione di residenza non è pignorabile. 

Se poi non ha pensioni, stipendi, conti correnti o altre rendite può vivere felice e contento.

Si può essere nullatenenti anche con una pensione

La pensione non basta mai per vivere. Ecco che allora lo Stato considera nullatenenti tutti coloro che percepiscono una pensione inferiore al minimo vitale. Il minimo vitale si calcola moltiplicando l’assegno sociale dell’Inps per 1,5. Attualmente, l’assegno sociale ammonta a 457,99 euro mensili. Pertanto, il minimo vitale della pensione impignorabile è di 686,98 euro. Nessuno, notificando all’Inps l’atto di pignoramento, potrà pignorare tale importo. 

Chi percepisce di più di 687 euro può subire il pignoramento di un quinto della parte eccedente della pensione, a condizione che non si tratti di pensione sociale, di invalidità o dell’accompagnamento. Anche in questi casi, con un reddito del genere, in quanto impignorabile, si è considerati nullatenenti.

Se, invece, la pensione viene depositata in banca, si è nullatenenti se i risparmi non superano il triplo dell’assegno sociale: essi infatti non possono essere pignorati. Pertanto, se il conto non supera 1.374 euro, il creditore non può fare nulla. Se, invece, il conto esorbita tale tetto, con un prelievo fatto di tanto in tanto – che peraltro non può essere contestato o soggetto a revocatoria – si continua a risultare nullatenenti.

Le successive mensilità della pensione accreditate sul conto saranno pignorabili solo fino a un quinto. 

Se si tratta di debiti fiscali, però, le quote del pignoramento sono più basse: massimo un decimo per pensioni fino a 2.500 euro; massimo un settimo per pensioni fino a 5.000 euro; un quinto, invece, per le (pochissime) pensioni oltre 5mila euro.

Attento, l’eventuale cessione del quinto a una finanziaria o a una banca non riduce il netto della pensione su cui eseguire il pignoramento. Essa, infatti, è un atto volontario e non rileva.

Come risultare nullatenente verso i privati

Se, invece, ti devi nascondere da un privato e non vuoi che questi possa farti dei pignoramenti, posso darti qualche suggerimento. 

Inutile cambiare residenza in un luogo ove non abiti solo per sfuggire alle notifiche. Peggioreresti la situazione perché gli atti giudiziari si considererebbero ugualmente consegnati, anche in caso di irreperibilità, con il deposito in Comune. 

Il vero espediente è quello di intestare i propri beni ai familiari: il coniuge (con cui non si è in regime di comunione dei beni) o i figli. Si tratta di finte donazioni. Per evitare però che, in caso di litigi, il prestanome si tenga per sé il bene, sarà meglio formalizzare in un accordo scritto e segreto l’intenzione simulatoria e, con essa, l’impegno a riconoscere l’altrui proprietà e il ritrasferimento del bene.

A questo punto, devi però sapere alcune cose. Se operi tali trasferimenti dopo che è sorto il tuo debito (anche se stai già regolarmente pagando le rate), la donazione può essere aggredita in due modi:

  • se, nel primo anno dal passaggio di proprietà, interviene la trascrizione del pignoramento, l’immobile può essere pignorato;
  • se passa, invece, il primo anno, nei successivi quattro anni il creditore può chiamarti in causa e chiedere la revocatoria. Ma per farlo deve dimostrare che non hai altri beni intestati che possano soddisfarlo. 

Superati i cinque anni, il passaggio di proprietà è definitivo e non può più essere aggredito.

Quindi, se proprio vuoi risultare nullatenente è meglio che:

  • agisci prima di contrarre il debito;
  • al posto della donazione fai una vendita. La vendita è più difficilmente revocabile perché il creditore deve dimostrare – oltre all’assenza di ulteriori beni a te intestati – anche la consapevolezza, da parte dell’acquirente, del tuo stato debitorio. E ciò può essere provato al massimo con i familiari conviventi.  

C’è poi chi simula la separazione con la moglie e intesta a quest’ultima i propri beni. Per risultare però davvero nullatenenti, bisogna stare attenti a vivere in luoghi separati perché un eventuale detective che dovesse rivelare la convivenza potrebbe garantire al creditore la prova di una simulazione; anche la finta separazione, infatti, può essere revocata.  

C’è poi chi esegue un fondo patrimoniale, ma questo ormai non ha più grosse coperture: anche i debiti fiscali o di lavoro infatti possono aggredire i beni ivi inseriti.

Infine, ci sono i vincoli di destinazione e il trust, anch’essi però revocabili entro cinque anni. 


4 Commenti

  1. affinché il fisco avvii il pignoramento immobiliare, il debito deve essere superiore a 120mila euro. – potrei avere l’articolo di legge che dice questo? Il mio avvocato ha dubbi.

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