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Obbligo di vigilanza su alunni: ultime sentenze

1 Gennaio 2020
Obbligo di vigilanza su alunni: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: obbligo di vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo; responsabilità dell’istituto scolastico; legame causale tra la specifica obbligazione inadempiuta e l’evento dannoso verificatosi; danno cagionato al minore sottoposto alla vigilanza dell’insegnante; risarcimento danni; danno provocato da un alunno ad un altro alunno.

Dovere di vigilanza e protezione degli alunni

In tema di reati colposi omissivi, è ravvisabile in capo al dirigente scolastico una responsabilità di natura contrattuale nei confronti degli allievi che si caratterizza per l’esistenza di un obbligo di vigilanza e protezione connesso alla funzione educativa e all’affidamento dei minori all’istituto, al fine di evitare che gli stessi possano recare danno a terzi o a sé medesimi, o che possano essere esposti a prevedibili fonti di rischio o a situazioni di pericolo.

(Fattispecie relativa al crollo di edificio scolastico a seguito di evento sismico, in cui la Corte ha ritenuto la responsabilità a titolo di omicidio colposo del dirigente scolastico che, consapevole delle gravi carenze strutturali dell’edificio, pur a seguito di numerose scosse sismiche, aveva omesso di adottare i necessari provvedimenti volti allo sgombero o comunque alla salvaguardia degli studenti).

Cassazione penale sez. IV, 23/10/2015, n.2536

Alunno investito da un bus

Deve confermarsi la responsabilità dell’istituto scolastico per il sinistro mortale occorso ad un alunno investito da un bus all’uscita della scuola, atteso che alla luce del Regolamento d’istituto emerge, da un lato, l’obbligo per il personale di far salire e scendere dai mezzi di trasporto, davanti al portone della scuola, gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e, dall’altro, la vigilanza da parte del personale nel caso in cui i mezzi di trasporto facciano ritardo; di conseguenza, l’attività di vigilanza a carico della scuola non avrebbe dovuto arrestarsi fino a quando gli alunni dell’istituto non venivano presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto.

Cassazione civile sez. III, 19/09/2017, n.21593

Responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante

Nel caso di danno cagionato dall’alunno a sé stesso, la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che – quanto all’istituto scolastico – l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, determina la instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che il medesimo procuri danno a se stesso.

Quanto al precettore, dipendente dell’istituto scolastico, tra esso e l’allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, al fine di evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona. La fattispecie soggiace, pertanto, al regime probatorio desumibile dall’art. 1218 c.c..

L’allegazione dell’inadempimento non equivale, tuttavia, alla mera affermazione della verificazione del danno, occorrendo una puntuale indicazione di quale obbligazione sia rimasta inadempiuta, in quale modo e quale sia il legame causale tra la specifica obbligazione inadempiuta e l’evento dannoso verificatosi; in mancanza i fatti devono ritenersi accidentali ed imprevedibili, con conseguente esclusione di ogni profilo di responsabilità dedotto in causa (come nel caso concreto, ove il fatto lesivo si è verificato in maniera improvvisa e repentina, mentre gli alunni, sotto la continua sorveglianza della docente, erano in cortile).

Tribunale Napoli sez. II, 17/05/2019, n.5142

Lesioni riportate da un alunno nella scuola

La responsabilità della scuola per le lesioni riportate da un alunno minore all’interno dell’istituto in conseguenza della condotta colposa del personale scolastico ricorre dunque anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto al di fuori dell’orario delle lezioni, ove ne sia consentito l’ingresso anticipato nella scuola, sussistendo l’obbligo delle Autorità scolastiche di vigilare sul comportamento degli scolari per tutto il tempo in cui essi si trovano legittimamente nell’ambito della scuola; infatti la giovanissima età degli studenti doveva indurre il personale ad adottare le opportune cautele preventive.

Incombe infatti sempre sulla scuola il dovere di organizzare la vigilanza degli alunni sia in relazione all’uso degli spazi comuni durante l’entrata e l’uscita da scuola, sia sul controllo dei materiali in uso. (nella specie, il minore mentre stava percorrendo il corridoio principale che portava alla sua classe, venne spinto da alcuni alunni, suoi coetanei, e cadendo malamente a terra subì la rottura parziale di due denti).

Cassazione civile sez. III, 19/07/2016, n.14701

Presunzione di colpa per inosservanza dell’obbligo di sorveglianza

In tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, non è sufficiente, per superare la presunzione di responsabilità a loro carico ex art. 2048 c.c., la dimostrazione di aver esercitato la vigilanza sugli alunni nella misura dovuta ed il carattere imprevedibile e repentino dell’azione dannosa ove sia mancata l’adozione delle più elementari misure organizzative per mantenere la disciplina tra gli allievi.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la Corte d’Appello – in relazione al danno determinato dalla caduta a terra di uno studente di una scuola media inferiore, in conseguenza della contesa di una sedia con un compagno – avesse omesso di verificare l’approntamento, in via preventiva, di cautele idonee a scongiurare situazioni di pericolo in un caso nel quale gli alunni erano stati affidati al personale ausiliario nello svolgimento di attività extracurricolare).

Cassazione civile sez. III, 13/11/2015, n.23202

Reato di maltrattamenti continuati ai danni degli alunni

Deve essere confermata la misura degli arresti domiciliari nei confronti della direttrice di una scuola per il reato di maltrattamenti continuati ai danni di alunni della scuola ove l’indagata svolgeva le proprie funzioni di direttrice allorchè sia emerso dall’istruttoria che la stessa aveva omesso di esercitare i poteri di vigilanza, controllo, segnalazione e denuncia, non impedendo così i maltrattamenti posti in essere da altra insegnante.

Cassazione penale sez. II, 18/07/2014, n.38060

Obbligo di vigilanza sulla sicurezza e incolumità dell’allievo

L’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni e, quindi, di predisporre gli accorgimenti necessari affinché nei locali scolastici non si introducano persone o animali che possano arrecare danno agli alunni; ne consegue che, al fine di adempiere tale obbligazione di vigilanza, la predisposizione degli accorgimenti necessari, da parte della direzione scolastica, deve essere strettamente legata alle circostanze del caso concreto: da quelle ordinarie, tra le quali l’età degli alunni, che impone una vigilanza crescente con la diminuzione dell’età anagrafica; a quelle eccezionali tra le quali deve comprendersi l’esistenza di lavori di manutenzione dell’immobile, che implicano la prevedibilità di pericoli derivanti dalle cose (cantiere aperto) e da persone estranee alla scuola e non conosciute dalla direzione didattica, ma autorizzate a circolare liberamente per il compimento della loro attività.

Cassazione civile sez. III, 04/10/2013, n.22752

Lancio di un oggetto da parte di un alunno

È infondata la domanda di risarcimento dei danni avanzata ex art. 2087 c.c. nei confronti del Ministero dell’istruzione da una insegnante elementare colpita gravemente all’occhio destro, nell’esercizio delle sue funzioni, da una biro lanciata con un elastico, utilizzato come fionda, da un alunno della classe, non sussistendo responsabilità dell’Amministrazione nel determinismo dell’evento lesivo, atteso che la vigilanza sul comportamento in classe degli alunni spetta all’insegnante.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. I, 22/02/2011, n.294

Investimento mortale di un alunno

La posizione di garanzia in capo agli addetti al servizio scolastico nei confronti dei soggetti affidati alla scuola si configura diversamente a seconda, da un lato, dell’età e del grado di maturazione raggiunto dagli allievi oltre che delle circostanze del caso concreto, e, dall’altro, degli specifici compiti di ciascun addetto, ma si caratterizza in generale per l’esistenza di un obbligo di vigilanza nei confronti degli alunni, al fine di evitare che gli stessi possano recare danno a terzi o a sé medesimi, o che possano essere esposti a prevedibili fonti di rischio o a situazioni di pericolo.

(Fattispecie relativa all’investimento mortale di un alunno di prima media accaduto all’uscita dall’istituto scolastico ad opera di un autobus transitante sulla pubblica via, in cui la preside e l’insegnante dell’ultima ora di lezione erano state assolte in grado di appello dal reato di omicidio colposo, perché ritenute non sussistenti le rispettive posizioni di garanzia. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza).

Cassazione penale sez. IV, 23/02/2010, n.17574

Omessa vigilanza: responsabilità civile degli insegnanti

In tema di responsabilità civile degli insegnanti per omessa vigilanza, la sottrazione degli insegnanti statali alle conseguenze dell’applicabilità nei loro confronti della presunzione di cui all’art. 2048, comma 2, c.c., nei giudizi di danno per culpa in vigilando è attuata dall’art. 61 l. 11 luglio 1980 n. 312, non sul piano sostanziale, ovvero incidendo sulla operatività dell’art. 2048, comma 2, c.c., ma esclusivamente sul piano processuale, mediante l’esonero dell’insegnante statale dal processo, nel quale l’unico legittimato passivo è il Ministero dell’istruzione, nei cui confronti continuerà ad applicarsi, nei casi (come quello di specie) di danno provocato da un alunno ad un altro alunno, la presunzione di responsabilità prevista dalla norma citata, mentre la prova del dolo o della colpa grave dell’insegnante rileva soltanto ove l’amministrazione eserciti, successivamente alla sua condanna, l’azione di rivalsa nei confronti del medesimo.

Cassazione civile sez. III, 11/02/2005, n.2839

Vigilanza e sorveglianza sugli alunni minori

La grave carenza di personale destinato, durante l’intera durata del servizio scolastico, ai compiti di vigilanza e sorveglianza sugli alunni minori costituisce causa penalmente rilevante dell’infortunio mortale occorso al giovane alunno, e pertanto il rettore dell’istituto scolastico, quale garante della sicurezza e dell’incolumità personale degli alunni, è penalmente responsabile della morte del minore.

(Nella specie, un dodicenne, recatosi durante l’ora di lezione al terzo piano della scuola, dove non si trovava alcun addetto alla sorveglianza, è salito sul davanzale di una finestra, perdeva l’equilibrio cadendo nel vuoto).

Tribunale Palermo, 11/12/2003

L’obbligo del maestro di sorvegliare l’alunno

L’omessa vigilanza da parte dell’insegnante, oltretutto in assenza di motivi che la giustificano, comporta violazione dell’art. 350 r.d. 26 aprile 1928 n. 1297, concernente l’obbligo del maestro di sorvegliare l’alunno non soltanto durante le lezioni ma anche durante la ricreazione, violazione che costituisce ragione sufficiente a far ritenere la sussistenza della colpa grave (nella specie, la convenuta, maestra elementare, si era assentata durante la ricreazione degli alunni, allorché si verificava l’incidente ad una bambina della sua classe).

Corte Conti, (Lazio) sez. reg. giurisd., 11/03/2003, n.576

Presunzione di omesso rispetto dell’obbligo di vigilanza

Quando dalle risultanze istruttorie emerge che la vigilanza sugli alunni non venne esercitata in maniera adeguata, posto che gli stessi vennero lasciati soli in classe e che la presenza di un’insegnante nel corridoio non garantiva un controllo effettivo ed efficace a scongiurare l’insorgere di situazioni di pericolo, non può ritenersi fornita la prova liberatoria ex art. 2048 c.c.

Non è infatti imprevedibile che in un gruppo di bambini di quinta elementare, in assenza di una persona adulta che verifichi continuamente il rispetto delle regole disciplinari, possano verificarsi comportamenti idonei a dar luogo a situazioni di pericolo.

Nel caso in esame, poi, l’insegnante, ove presente, avrebbe potuto richiamare gli alunni al rispetto della disciplina, così probabilmente evitando il verificarsi dell’incidente cui sono conseguite le lesioni riportate da uno degli stessi.

Pertanto, il fatto che il minore abbia subito un danno nel periodo di tempo in cui era stato affidato all’insegnante, pone a carico di quest’ultimo una presunzione di omesso rispetto dell’obbligo di vigilanza, imposto dall’art. 2048 c.c. (Cass. 2 giugno 1998 n. 6331) ed il superamento di tale presunzione di responsabilità posta a carico della p.a. in virtù del rapporto organico con gli insegnanti, postula la dimostrazione di aver esercitato la vigilanza nella misura dovuta – il che presuppone anche l’adozione in via preventiva di misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare una situazione di pericolo – nonché la prova dell’imprevedibilità e repentinità, in concreto, dell’azione dannosa.

Tribunale Torino, 29/01/2001



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6 Commenti

  1. La costituzione in mora fatta solo ed esclusivamente all’istituto scolastico (e non anche al ministero) interrompe i termini di prescrizione del diritto ad ottenere il risarcimento del danno subìto da un minore in seguito a delle lesioni subìte durante l’orario scolastico? Quale eventuale suprema giurisprudenza vi è a sostegno?

    1. Pur se non è possibile rinvenire un precedente giurisprudenziale di legittimità che abbia direttamente affrontato la questione in esame, il quesito può egualmente ricevere risposta affermativa attraverso la ricostruzione che segue.La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 24.835 del 24 novembre 2011, ha chiaramente precisato che nel caso di “incidente avvenuto durante il tempo di affidamento dell’alunno alla struttura scolastica” si dovrà parlare di “responsabilità contrattuale della scuola (cfr. sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 9.436 del 2002).Nella stessa sentenza la Corte di Cassazione ha ulteriormente evidenziato che la “responsabilità dell’istituto scolastico…non ha natura extracontrattuale bensì contrattuale, atteso che l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso…”. Sempre la Corte di Cassazione (sentenza n. 3.680 del 15 febbraio 2011) ha evidenziato ancor più chiaramente che “dall’iscrizione deriva a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui fruisce della prestazione scolastica…”; e poco dopo aggiunge che “l’amministrazione ha l’onere di provare…” quasi a voler evidenziare che ministero e singolo istituto scolastico fanno parte della stessa complessiva Amministrazione scolastica.In aggiunta si segnala ulteriore sentenza della Corte di Cassazione (la n. 3.275 del 19 febbraio 2016) secondo cui gli istituti scolastici sono organi (periferici) della Amministrazione scolastica dotati di personalità giuridica e di propria legittimazione sostanziale.In definitiva, il singolo istituto scolastico è individuato dalle sentenze citate (ed in generale da tutte quelle che si sono occupate del tema) come soggetto giuridico in capo al quale nasce e sussiste il vincolo negoziale con l’allievo, dal quale vincolo derivano poi i connessi doveri di vigilanza e sorveglianza.Pertanto è l’istituto scolastico il soggetto debitore, nei confronti dell’alunno, di tali obblighi e, perciò, una volta che si contesti l’inadempimento a tali doveri (a fondamento di una richiesta di risarcimento dei conseguenti danni) non si erra nell’indirizzare anche solo all’istituto scolastico ( in quanto organo periferico dell’amministrazione scolastica) la richiesta di risarcimento dei danni subiti da un allievo durante le ore di scuola ai fini della sua costituzione in mora con i connessi effetti interruttivi sul corso della prescrizione.

  2. Tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri un danno alla persona.

  3. La responsabilità degli insegnanti per il fatto illecito commesso dai loro alunni durante il tempo in cui sono sotto la loro vigilanza è soggettiva, per fatto proprio, e si fonda sulla colpa presunta in considerazione dell’onere incombente su di essi di fornire la prova liberatoria di non aver potuto impedire il fatto.

  4. Sono un professore di scuola superiore. Alcuni alunni di una mia classe hanno riferito delle affermazioni false sul mio conto alla coordinatrice di classe, che ha inviato una mail in segreteria, in forma non riservata, al preside e al vice preside. Il preside, senza fare alcuna verifica, ad esempio senza controllare il registro elettronico o i compiti o sentire i colleghi che svolgono lezioni con me, ha fatto verbalizzare ciò che è stato detto di falso sul mio conto e ha inviato i verbali al Provveditorato agli studi, che pertanto ha aperto un provvedimento disciplinare nei miei confronti.Mi sono recato al provveditorato per difendermi ma ad oggi non mi è stato notificato nessun provvedimento disciplinare, né tantomeno alcuna denuncia in procura. Alcuni ragazzi hanno detto di essere stati quando io non sono in compresenza ma posso dimostrare che sono sempre in compresenza con firme dei registri ecc… Alcuni alunni hanno detto che non faccio lezione ma posso dimostrare il contrario visto che loro periodicamente fanno delle verifiche di profitto e interrogazioni. Ho inoltre delle dichiarazioni firmate dai colleghi che attestano che quando siamo in compresenza facciamo sempre lezione.Gli altri miei alunni, in un verbale firmato dai loro genitori, negano quanto detto dai compagni di detto gruppo. Premesso che posso dimostrare il contrario di quello che dicono, quali reati sono stati commessi nei miei confronti? Come posso tutelarmi?

    1. Dal quesito in esame si evince che il lettore è stato sicuramente vittima della vendetta di alcuni alunni che, però, con il loro comportamento, hanno configurato il reato di diffamazione, come previsto dall’595 del codice penale, secondo cui chiunque comunicando con più persone offende l’altrui reputazione è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro. Nel caso specifico, rilevate anche le prove testimoniali scritte acquisite dal lettore, è indubbio che le frasi ingiustamente attribuitegli sono diffamanti della sua professione e, quindi, perseguibili penalmente.Tale conseguenza vale per tutti, alunni, colleghi, dirigenti: come previsto dalla Cassazione, l’istituzione scolastica, per la funzione educativa che ricopre, deve essere tenuta immune da qualsiasi atto di violenza verbale o fisica, pertanto l’aver proferito frasi ingiuriose nei confronti di un insegnante nell’ambito di un consiglio di classe, alla presenza degli altri professori e dei rappresentanti dei genitori, assume rilevanza tale che il mero versamento di una somma di denaro non è in grado di eliminare le conseguenze dannose del reato (Cassazione penale, sez. V, 07/09/2015, n. 127).Tra l’altro, in materia di danno causato da diffamazione, idonei parametri di riferimento possono rinvenirsi, tra gli altri, dalla diffusione dello scritto, dalla rilevanza dell’offesa e dalla posizione sociale della vittima.E così, valorizzando siffatte coordinate ermeneutiche, è possibile far assurgere a criteri presuntivi di verificazione del danno non patrimoniale:la figura di professore del lettore,il fatto che quelle frasi inventate siano state sottoposte ai suoi superiori gerarchici,la gravità della falsità che potrebbe comportargli una ingiusta sanzione disciplinare.In questo caso, anche se minori, gli alunni potranno essere perseguiti penalmente, alla luce del fatto che l’art.98 c.p. stabilisce che è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita.Tuttavia, la sentenza che riconoscesse la diffamazione del lettore, più che essere utile per la condanna degli alunni, sarebbe opportuna per risanare l’onore della sua professionalità, oggi violata da quelle dichiarazioni false.In questo caso, prima di agire con una querela, da presentare entro tre mesi da quando egli ha scoperto i fatti diffamanti, occorrerebbe individuare i nominativi degli alunni che hanno agito con tale condotta penalmente rilevante.Pertanto, si consiglia al lettore di fare istanza d’urgenza al suo dirigente chiedendo venga svelata l’identità di chi ha pronunciato quelle frasi diffamanti, facendo presente che intende agire penalmente.

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