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Imu abitazione principale: quando non si paga

27 Novembre 2019
Imu abitazione principale: quando non si paga

In quali casi si può scontare l’esenzione sull’imposta sulla prima casa e sulle relative pertinenze? Basta la dimora abituale o è necessaria anche la residenza? È sufficiente cambiare residenza per non pagare la tassa sull’abitazione?

Si fa spesso confusione quando si tratta di stabilire i confini dell’esenzione Imu sull’abitazione principale. Questo perché sono ancora duri a morire i retaggi della vecchia disciplina sull’Ici, quando usufruire dell’agevolazione era più semplice. 

Oggi le domande più frequenti sono rivolte a sapere se va versata l’Imu sull’abitazione principale da parte di chi non è residente o se, in caso di coniugi con residenza in Comuni diversi, è possibile ottenere due volte l’esenzione. Ed ancora ci si chiede come dimostrare la dimora abituale.

Le ultime sentenze in materia di Imu sull’abitazione principale ci spiegano quando si paga l’imposta e quando invece si può ottenere l’esenzione. Qui di seguito faremo una rapida rassegna dei più importanti chiarimenti giurisprudenziali. 

Agevolazione Imu abitazione principale: quando? 

Sull’abitazione principale non si paga l’Imu. Ma cosa si intende per «abitazione principale»? Si tratta dell’immobile iscritto in catasto come unica unità immobiliare in cui sia il titolare che il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. In più non deve essere “di lusso” ossia accatastato nelle categorie A/1, A/8 e A/9.

Pertanto, per non versare l’Imu è necessario rispondere ai seguenti presupposti:

  • nell’indirizzo ove si trova l’immobile, tanto il possessore quanto il resto della famiglia deve aver fissato la propria residenza all’anagrafe comunale;
  • nell’immobile in questione, tanto il possessore quanto il resto della famiglia deve aver fissato la propria dimora abituale. La dimora abituale è il luogo ove, per gran parte dell’anno, si vive (ossia si dorme, si cena, ecc.);
  • la casa deve essere accatastata in una delle seguenti categorie catastali: A/2 (abitazioni di tipo civile), A/3 (abitazioni di tipo economico), A/4 (abitazioni di tipo popolare), A/5 (abitazioni di tipo ultrapopolare), A/6 (abitazioni di tipo rurale), A/7 (abitazioni in villini).

Se manca uno solo di tali presupposti, l’Imu va pagata. Se, ad esempio, il contribuente, pur abitando nell’immobile in questione, avesse fissato la propria residenza in un’altra via dello stesso Comune non potrebbe godere dell’agevolazione. Se il figlio, intestatario della casa, convive con i genitori in un immobile diverso, l’Imu va versata. 

Non basta quindi il semplice fatto di avere la propria dimora nella casa, ma bisogna anche fissarvi la propria residenza. Allo stesso modo, non basta spostare la residenza all’interno di un immobile per non pagare l’Imu se poi non vi si vive abitualmente. 

Come si fa a controllare l’assenza dei presupposti per l’esenzione Imu?

Se il presupposto della residenza è facilmente accertabile poiché basta controllare nei registri immobiliari, quello della dimora abituale – concernendo un aspetto di fatto – va verificato con appositi controlli. Controlli che può fare la polizia municipale o che il Comune può eseguire verificando le bollette delle utenze domestiche. Ad esempio, in un immobile ove la luce o il gas non segnano rilevanti consumi è verosimile che non vi abiti nessuno. Quindi per quell’abitazione potrebbe scattare un accertamento con recupero dell’Imu non versata negli ultimi cinque anni.

Imu abitazione principale per coniugi con residenze diverse

Secondo una circolare ministeriale [1], in caso di coniugi titolari di un immobile ciascuno in cui sono residenti e dimorano abitualmente è possibile usufruire due volte dell’esenzione Imu solo se tali abitazioni sono ubicate in Comuni diversi (è il caso, ad esempio, di trasferimenti per motivi di lavoro). In tal caso marito e moglie possono fruire, ciascuno per la propria casa, delle agevolazioni per l’abitazione principale.

Viceversa, se i componenti del nucleo familiare hanno la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nello stesso Comune, solo uno dei predetti immobili si qualifica come abitazione principale.

Secondo la Commissione Tributaria di Novara [2], scatta l’esenzione Imu/Tasi per uno dei coniugi quando la coppia ha stabilito la residenza anagrafica e la dimora abituale del nucleo familiare non solo in immobili distinti, ma anche in Comuni diversi. È lo stesso fisco ad ammettere che l’agevolazione si applica quando marito e moglie stabiliscono l’abitazione principale in due città differenti. 

Esenzione pertinenze abitazione principale 

L’esenzione Imu sull’abitazione principale si applica anche sulle relative pertinenze della casa (ad es. garage, cantina, soffitta). 

Si considerano pertinenze esclusivamente le unità immobiliari classificate nelle categorie catastali C/2, C/6, C/7. È possibile godere dell’esenzione per massimo 3 pertinenze purché ciascuna sia iscritta in una categoria catastale differente (anche se iscritte in catasto unitamente all’abitazione, e destinate in modo durevole al suo servizio od ornamento).

I fabbricati eccedenti rispetto al numero massimo ammesso (3) sono soggetti a Imu.

Agevolazioni Imu sull’abitazione principale solo se vi dimora tutta la famiglia

Ai fini dell’agevolazione Imu l’abitazione principale non è quella acquistata nel luogo dove si lavora ma è la dimora abituale di tutta la famiglia. È onere del contribuente dimostrare che anche coniuge e figli vivono nella casa. Il principio è stato di recente sancito dalla Corte di Cassazione [3]. 

I Supremi giudici hanno motivato la decisione ricordando che in tema di Imu «ai fini della spettanza della detrazione prevista, per le abitazioni principali (per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica), occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo».

Difatti, come detto in apertura la legge [4] dispone che “per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente”. Questo concetto richiede nello stesso tempo sia il presupposto della residenza anagrafica, sia quello dell’abitazione principale.


note

[1] Circ. DF 18 maggio 2012 n. 3/DF.

[2] CTP Novara, sent. n. 123/19.

[3] Cass. ord. n. 6634/2019.

[4] Art. 8, comma 2, D.Lgs. n. 504 del 1992.


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