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Nullatenente pignoramento

28 Novembre 2019 | Autore:
Nullatenente pignoramento

Cosa può fare un creditore nei confronti di un debitore che non ha beni, soldi o immobili? Su chi si può rivalere?

Si può pignorare una persona che non possiede nulla? Vien da pensare che sarà dura. Soprattutto se ha soltanto i beni che un ufficiale giudiziario non può portarsi via (i cosiddetti beni impignorabili) come il tavolo della cucina, il letto, una sedia, ecc. Sicché, il creditore che cosa può fare di fronte all’impossibilità di pignoramento di un nullatenente? Sedersi (sulla sua di sedia, non su quella del debitore) ed aspettare. Attendere che per il debitore ci siano dei momenti migliori e provare a sollecitare nuovi tentativi di esecuzione forzata. Oppure che chi gli deve dei soldi «passi a miglior vita» (da solo, si capisce) e bussare alla porta di chi abbia accettato l’eredità.

Chi dei due sarà più tranquillo? Il creditore o il debitore? Al primo verrà sicuramente il nervoso perché si trova davanti un nullatenente: pignoramento sfumato o, ben che vada, rinviato. Al debitore, tutto sommato, peggio di così non può andare. Sa di avere un debito con qualcuno ma, in virtù della sia situazione di nullatenente, nessuno gli può portar via quel poco che gli è rimasto e che la legge gli lascia per sopravvivere con una certa dignità. Sa che non andrà in carcere, a meno che venga giustamente accusato di insolvenza fraudolenta. Ciò può succedere quando qualcuno contrae un debito sapendo a priori di non riuscire a restituirlo perché ha le tasche vuote. Ma è sempre così?

Vediamo che cosa può succedere ad un nullatenente: pignoramento sì o no? E se sì, quando?

I tipi di pignoramento

Prima di vedere che cosa può succedere ad un nullatenente che ha contratto un debito, è interessante sapere quali sono i tipi di pignoramento tra cui può scegliere un creditore. Sono sostanzialmente tre:

  • il pignoramento immobiliare: come si può intuire, è quello che colpisce case o terreni, in toto o in parte. Significa che, a seconda dell’ammontare del debito e del valore bene posseduto, il creditore può mettere le mani su un intero immobile o solo su una quota;
  • il pignoramento mobiliare: interessa i beni mobili, quindi ciò che si trova all’interno di una casa o di un ufficio (arredi e oggetti in generale). Sono considerati beni mobili anche l’auto o la moto (e non solo perché si «muovono»);
  • il pignoramento presso terzi: in questo caso, come nel biliardo, si agisce «a sponde». Se il debitore ha un credito con un altro soggetto, si pignora quel credito. Si parla, ad esempio, di un conto corrente in banca o in posta, di uno stipendio, di una pensione, di un affitto, ecc.

Pignoramento: se il debitore è nullatenente?

Immagina che per il credito che vanti nei confronti di un soggetto viene decretato il pignoramento. L’ufficiale giudiziario si dà da fare: si presenta con te in casa del debitore e inizia a cercare dei beni che possano essere facilmente vendibili, in modo che tu riesca ad avere i tuoi soldi senza troppa fatica. Due le possibilità: che li trovi e che non li trovi.

Può, ad esempio, portare via dei soldi in contanti, gioielli o altri oggetti di valore, se il debitore li ha (e non sono stati abilmente nascosti). Non importa che quegli oggetti non appartengano direttamente al debitore ma alla moglie o alla suocera: l’ufficiale giudiziario è legittimato a ritenere che – salvo prova contraria – appartengano a lui, poiché si trovano dentro casa sua.

Quello che non può portarsi via sono i beni impignorabili di cui parlavamo all’inizio, cioè: la biancheria della casa, i vestiti, il frigorifero, il tavolo su cui si mangia, le sedie, la lavatrice, la cucina, la stufa e tutto ciò che serve ad una persona ed ai suoi conviventi per campare in modo decente. Non può nemmeno portare via la fede nuziale. Tra i mobili, possono essere pignorati quelli di rilevante valore economico, ad eccezione dei letti.

Nella prima ipotesi, cioè se i beni vengono trovati, si risolve il problema. È la seconda possibilità quella che può creare qualche grattacapo. Quella, cioè, in cui l’ufficiale giudiziario non trovi alcunché da portare via. A questo punto, viene chiesto al debitore se abbia qualche bene altrove. E gli conviene dire la verità, perché rischia il carcere. Se la risposta è «no», il verbale viene chiuso e depositato nel fascicolo. Il debitore viene dichiarato nullatenente. Fine della procedura.

Ciò, comunque, non ti impedisce di agire successivamente nei suoi confronti, notificando al debitore un nuovo atto di precetto quando saranno trascorsi 90 giorni da quello precedente. A quel punto, potrà tentare un secondo tipo di pignoramento diverso dal primo (non più sui beni ma immobiliare o presso terzi).

Pignoramento: se il debitore non ha conti in banca o sono in rosso?

Altro luogo in cui tentare la fortuna per trovare qualcosa da pignorare è la banca o la Posta. Si sa mai che il debitore abbia un conto corrente o un libretto di risparmio con la somma che basta per riavere il credito e chiudere la faccenda. A quel punto, provi il pignoramento presso terzi.

La fortuna non ti assiste, cioè il pignoramento non è attuabile, se il conto è in rosso, anche se a causa dell’apertura di un fido bancario. Insomma, niente conto o niente soldi nel libretto, niente pignoramento al nullatenente.

Pignoramento: se il debitore non ha una casa intestata?

Nessun bene, nessun conto in banca, è il caso di provare con gli immobili. Ma hai già il sospetto che l’individuo in questione non sia stato così fesso da intestarsi una casa o un terreno volendo passare per nullatenente.

Infatti, se il debitore non ha una proprietà immobiliare, questo tentativo di pignoramento andrà a vuoto. Questo perché, diversamente dalle procedure appena viste, non si va a cercare un bene qualsiasi che possa soddisfare il credito ma si mira ad un bene specifico. Il pignoramento, quindi, può scattare solo dopo una verifica presso l’Agenzia delle Entrate, ufficio territorio, su eventuali immobili intestati al debitore.

Pignoramento: se il creditore non trova nulla?

Niente beni, niente soldi, niente immobili: il creditore deve rassegnarsi e rinunciare al pignoramento? Intanto, è meglio che cominci a valutare seriamente questa possibilità. Tuttavia, può sempre fare un ultimo tentativo presso l’Anagrafe tributaria e quella dei conti correnti. Giusto per sapere se il debitore è veramente nullatenente oppure ha fatto il furbo ed ha nascosto un tesoretto da qualche parte.

Il creditore non può agire di testa sua, ma deve avere in mano qualcosa che legittimi la sua richiesta di informazioni, come ad esempio un decreto ingiuntivo, una cambiale protestata o una sentenza di condanna.

Se dopo la verifica si rende conto che, effettivamente, si trova davanti un nullatenente, il creditore dovrà mettere il cuore in pace, per quanto non sia facile farlo.

Pignoramento: su chi si può rivalere il creditore?

Al creditore, però, viene un’idea: lasciar perdere il debitore, visto che ormai è appurata la sua condizione di nullatenente e spostare il tiro verso i suoi parenti per tentare il pignoramento nei loro confronti. Lo può fare?

Se il debitore è maggiorenne, non è possibile rivalersi sui genitori o su altri familiari, a meno che questi abbiano accettato di essere suoi garanti e firmato una fideiussione.

E’ possibile rivalersi sul coniuge del debitore, in caso di matrimonio in regime di comunione dei beni, ma solo per il 50% del debito.

Non è possibile rivalersi sul convivente del debitore, perché all’interno di una coppia di fatto (anche in presenza di un contratto di convivenza) non c’è una responsabilità in solido. Quello che il creditore può fare è pretendere il pignoramento dei beni che si trovano all’interno dell’appartamento perché, come detto in precedenza, è legittimo ritenere salvo prova contraria che appartengano al debitore.

E’ possibile rivalersi sugli eredi solo alla morte del debitore, ma solo su quelli che abbiano accettato l’eredità. Se questa è avvenuta con beneficio d’inventario, si possono pignorare i beni ottenuti in successione ma non quelli che gli eredi possedevano prima della morte del debitore.



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