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Prelievi dal conto: posso giustificarli come spese quotidiane?

27 Novembre 2019
Prelievi dal conto: posso giustificarli come spese quotidiane?

Nel caso di prelievi continui di piccoli importi c’è il rischio di essere segnalati o di subire un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate? 

Questo mese hai fatto numerosi prelievi dal bancomat. In più occasioni ti sei recato alla macchinetta ATM per ritirare i contanti. Alla fine, ti sei accorto di aver preso dal tuo conto corrente diverse migliaia di euro. I soldi ti sono serviti per spese eccezionali, lecite, ma non sempre fatturate. Per ottenere qualche sconto hai accettato di pagare in nero, con i cash. Non vorresti però che tale situazione possa crearti problemi con l’Agenzia delle Entrate, la Finanza o le altre autorità. Così hai già iniziato a preparare le giustificazioni da fornire in caso di controlli. Dirai che i soldi ti sono serviti per acquisti al supermercato, ad esempio (nessuno ti vieta di avere ospiti tutte le sere a casa), per tuo figlio che all’università ha parecchie uscite e per tua moglie che ama fare shopping. Il tuo cruccio insomma è il seguente: in caso di prelievi dal conto, posso giustificarli come spese quotidiane? Ci sono rischi con il fisco?

Hai sentito parlare di un limite ai prelievi in contanti dal conto. È vero, si tratta di un tetto molto alto, ben 10mila euro al mese, ma chi si trova ad affrontare delle spese impreviste – ad esempio la riparazione dell’auto o la ristrutturazione di casa – e intende usare i contanti rischia di sforarlo. Cosa succederebbe in un’ipotesi del genere?

Una recente ordinanza della Cassazione [1] affronta questo delicato problema con riferimento al caso di un professionista. Vero è che la vicenda può essere traslata a qualsiasi tipo di contribuente (e quindi anche ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e finanche ai disoccupati) visto che, per legge, solo gli imprenditori sono tenuti a giustificare i prelievi dal conto corrente. Per essi vigono dei limiti molto risicati: non più di mille euro al giorno e comunque non oltre 5mila euro al mese. 

Tutti gli altri titolari di un conto, invece, non sono soggetti a verifiche fiscali sui prelievi (solo sui versamenti e sui bonifici ricevuti).

Il punto della questione è dunque capire se i prelievi anomali dal conto, in quanto ripetuti e frammentati in più occasioni, ma complessivamente considerati di importo elevato, possono generare sospetti nell’Agenzia delle Entrate. Nel caso di un eventuale controllo, potresti giustificare il ritiro del contante sostenendo che si è trattato di spese personali, ad esempio quelle per la famiglia, per la gestione della casa, per il cibo, l’affitto o il condominio?

La risposta della Cassazione – in questa, come in altre occasioni – è stata tuttavia a favore del contribuente. 

Prelievi anomali giustificati da spese personali: quali rischi col fisco?

Secondo infatti i giudici supremi, il semplice fatto di aver prelevato molti soldi dal conto corrente non è di per sé né indice di evasione fiscale, né indice di utilizzo per impieghi illeciti (ad esempio reati di criminalità organizzata). Per arrivare a una conclusione del genere, l’amministrazione finanziaria si deve valere di prove più consistenti. 

È dunque nullo l’accertamento fiscale a carico del contribuente se giustifica i prelievi per le «spese della vita quotidiana». Anche l’esistenza di un conto corrente in capo al coniuge – ad esempio alla moglie – con lo scambio di denaro e giroconti tra i due rapporti – non può ricondursi a una intestazione fittizia se non viene dimostrata.

A questo punto è facile riassumere la questione distinguendo il diverso regime dei prelievi e dei versamenti sul conto.

Versamenti sul conto corrente: quali rischi col fisco?

Nel caso di versamenti di contanti o di bonifici, l’Agenzia delle Entrate può ragionare per “presunzioni”: se tali somme non sono riportate nella dichiarazione dei redditi, il fisco può qualificarle come “nero” e, quindi, può emettere un atto di accertamento. In questo caso, spetta al contribuente fornire la prova contraria, ossia difendersi; mentre alla macchina fiscale dello Stato basta il semplice indizio o, per dirla in termini tecnici, la presunzione: presunzione costituita dalla tracciabilità dell’operazione. Insomma un versamento di contanti sul conto o un bonifico non indicato nel 730 o nella dichiarazione annuale basta per trovarsi impelagati in un contraddittorio con l’ufficio delle imposte.

Prelievi sul conto corrente: quali rischi col fisco?

Se anche i prelievi superiori a 10mila euro vengono segnalati alla Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia, che esegue i controlli ai fini del contrasto al riciclaggio del denaro sporco, sotto un profilo prettamente fiscale una serie ripetuta di prelievi sospetti e non giustificabili non possono generare un accertamento. Qui le sorti si invertono: è il fisco a dover fornire ulteriori prove di colpevolezza non potendosi più basare sulle semplici presunzioni. 


note

[1] Cass. ord. n. 47831/19 del 25.11.2019.


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1 Commento

  1. mi interessava avere la sentenza in pdf ma il riferimento è sbagliato non è la sentenza 47831/19, potreste darmi il numero della sentenza corretta ?

    Grazie

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