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Come fare per entrare in politica

1 Dicembre 2019 | Autore:
Come fare per entrare in politica

Come diventare un politico italiano? Quali studi compiere per entrare nel mondo della politica? Quali ambienti frequentare? Come costituire un partito politico?

Premettiamo subito che l’argomento può prestarsi a facili ironie; chiedersi oggi come pare per entrare in politica suscita ilarità, sdegno, rabbia, preoccupazione: insomma, una vasta gamma di sensazioni, molto spesso lontane dall’ammirazione o dall’approvazione. Seppur la maggior parte degli italiani sia critica nei confronti della propria classe politica, ci sono tante persone, soprattutto giovani, che aspirano ad entrare nel mondo politico, magari per cambiarlo dall’interno. Come fare per entrare in politica?

Bisogna sin da subito premettere che non esiste un’unica strada che consente di aprire le porte al mondo della politica; la storia ci insegna che le personalità che hanno governato l’Italia hanno effettuato percorsi tra loro anche molto diversi: c’è chi è salito al Governo venendo dal mondo dell’economia, dell’imprenditoria e perfino della magistratura. Insomma: non c’è un unico modo per fare carriera politica. Nei prossimi paragrafi ci dedicheremo a quello che può essere considerato un percorso indicato per chi, sin da giovane, ha il desiderio di diventare un politico. Se l’argomento ti incuriosisce e hai dieci minuti di tempo libero, prosegui nella lettura: vedremo insieme come entrare nel mondo della politica.

Quali studi per diventare politico?

Cominciamo dalla base e, dunque, dal percorso di studi che un giovane aspirante politico dovrebbe intraprendere nell’ipotesi in cui volesse entrare nella politica. Come anticipato nell’introduzione, non esiste un vero e obbligatorio corso di studi che un ragazzo deve seguire per poter diventare politico: ed infatti, non bisogna dimenticare che quello del politico non è un lavoro o una professione in senso stretto. Cosa vuol dire?

Significa che il politico, per diventare tale, non deve superare un test di ammissione oppure un esame di Stato, come avviene ad esempio per medici e avvocati: il mondo della politica è potenzialmente aperto a tutti, a prescindere dai titoli scolastici e accademici.

D’altronde, che fare il politico non sia un lavoro è cosa piuttosto evidente se sol si considera che il politico non è stipendiato per ciò che fa, ma può percepire al massimo un emolumento a titolo di indennizzo.

Tornando agli studi che bisogna fare per entrare in politica, sono senza dubbio consigliati quelli che prediligono l’analisi dei meccanismi di governo di una nazione e dei rapporti tra Stati esteri: insomma, la laurea in scienze politiche e quella in giurisprudenza sono senz’altro indicate per il futuro amministratore di una nazione ovvero anche solo di un ente locale.

In questi percorsi accademici, infatti, lo studente dovrà sostenere importanti esami in vista del raggiungimento del suo obiettivo: diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto internazionale, economia politica, ecc.

Quali attività avvicinano alla politica?

Per entrare in politica non ci sono limiti d’età: chiunque può cominciare a dedicarsi all’attività politica del proprio Comune sin da giovanissimo. Non occorre pertanto attendere di aver conseguito una laurea; anzi, non è affatto necessario averne una. Ciò significa che, prima comincia a darti da fare, meglio è.

Quali sono le principali attività che consentono di avvicinarsi alla politica? Senz’altro giova far parte di associazioni sensibili alle problematiche che maggiormente affliggono il territorio: pensa agli enti che si propongono di diffondere la cultura mediante la lettura di libri, oppure a quelle che si offrono di fornire prestazioni gratuite, come servizi di consulenza o di assistenza psicologica.

Anche la costituzione di associazioni o comitati a sostegno di determinate realtà può essere un ottimo modo per entrare nel mondo della politica: pensa agli organismi nati per scongiurare la chiusura di presidi ospedalieri o di altre strutture importantissime per il territorio.

Insomma: tutto ciò che ti può avvicinare alla realtà in cui vivi può esserti d’aiuto per entrare in politica; ricordati, infatti, che la politica è come una montagna da scalare: non si parte direttamente dall’alto (ad esempio, dal Governo), ma dal basso, cioè dalle politiche locali. È, quindi, importante che tu sia presente sul territorio in cui vivi e che dimostri interesse per ciò che ivi accade.

Partecipare a riunioni e incontri politici

Fondamentale è che tu cominci a partecipare a riunioni e incontri politici; anche se vivi in un piccolo centro, sono sicuro che anche lì da te si terranno, più o meno periodicamente, incontri in cui si discute della politica, locale o nazionale.

Vivere queste realtà è molto importante affinché tu possa addentrarti nel mondo della politica e cominciare a renderti conto di quale possa essere il tuo vero orientamento. Il consiglio che vorrei darti è di non “ereditare” il colore politico dalla tua famiglia di appartenenza: il figlio di una persona schierata con un partito di destra non deve necessariamente essere di destra anch’egli; lo stesso vale per i figli di coloro che votano a sinistra.

Non avventurarti nella carriera politica se prima non hai le idee ben chiare; soprattutto, ciò che deve guidarti sempre è l’amore per il tuo Paese e la volontà di cambiarlo in meglio.

Iscriversi a un partito politico

Ovviamente, il passo decisivo per entrare a far parte della politica è quello di iscriversi a un partito. Il tesseramento rappresenta un po’ una specie di battesimo: iscrivendoti a un partito, entri a far parte dei suoi membri a tutti gli effetti.

L’iscrizione a un partito politico segna, di fatto, l’entrata ufficiale nel mondo della politica, seppur con funzioni iniziali molto limitate, se non nulle. Iscriversi a un partito significa semplicemente far parte formalmente di un gruppo di persone che condivide ideali e proposte per cambiare il governo locale e nazionale.

Tesseramento partito: cosa comporta?

Dall’iscrizione a un partito discendono una serie di diritti, ma anche alcuni obblighi. Tra i diritti ricordiamo quello a prendere parte alle riunioni, a votare (si tratta di votazioni interne, ovviamente), a poter far parte della segreteria o del direttivo, a partecipare alle feste di partito.

Il maggior diritto che deriva dall’iscrizione a un partito è quello di poterne far parte in maniera formale: ciò significa che, se dovesse presentarsi l’occasione, potresti anche candidarti a ricoprire un posto di rilievo, come ad esempio ad essere parte della segreteria o del direttivo.

Altri diritti possono essere previsti all’interno dello statuto del partito, quali:

  • avere accesso alle informazioni su tutti gli aspetti della vita del partito;
  • prendere parte alle assemblee dei circoli;
  • essere consultati sulla scelta delle candidature del partito a qualsiasi carica istituzionale elettiva;
  • votare nei referendum riservati agli iscritti;
  • partecipare alla formazione della proposta politica del partito e alla sua attuazione;
  • avere sedi permanenti di confronto e di elaborazione politica.

L’unico obbligo che, sostanzialmente, deriva dall’essersi iscritti a un partito è quello a versare una quota annuale (in genere di poche decine d’euro) che serve al rinnovo del tesseramento.

Come candidarsi in politica?

Per candidarsi a diventare un politico a tutti gli effetti occorre proporsi come rappresentante di un partito politico. Per fare ciò, ti occorrerà necessariamente iscriverti a un partito, come specificato nel punto precedente: difficilmente un partito ti consentirà di candidarti senza un formale tesseramento.

Comprenderai che la tua prima candidatura non può che essere a livello locale: ad esempio, potrai candidarti alle elezioni comunali oppure regionali. Tra l’altro, v’è da dire che il percorso politico che comincia dal proprio Comune non necessita di particolari formalismi: poiché il più delle volte vengono formate liste civiche, non avrai bisogno di alcun tesseramento per poterti candidare, ad esempio, come membro del consiglio comunale.

Sempre a livello locale, potresti entrare in politica occupando la carica di assessore, per la quale non occorre nemmeno essersi candidati alle elezioni.

Insomma: per entrare in politica non occorre seguire un’unica via, né avere determinati requisiti o essere necessariamente iscritti a un partito. Come abbiamo appena visto, per candidarsi come politico locale non serve neppure essere iscritto formalmente a un partito.

Le cose cambiano, però, quando l’intenzione è quella di candidarsi al governo di una Regione o, addirittura, dello Stato italiano: in queste ipotesi non si può prescindere da un’adesione a un partito. Cosa succede, però, se nessun partito italiano ti convince?

Mettiamo il caso che tu, dopo le tue prime esperienze locali, sia pronto per il grande salto, cioè per provare un’esperienza di maggior respiro. Si può costituire un partito politico? Scopriamolo insieme.

Come costituire un partito politico

Nel caso in cui le tue idee e aspirazioni non siano rappresentate da alcun partito politico, puoi decidere liberamente di costituirne uno nuovo. La Costituzione italiana [1] stabilisce chiaramente che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. In pratica: tutti sono liberi di entrare a far parte di un partito, e anche di costituirlo.

I partiti politici non sono altro che associazioni private, peraltro nemmeno riconosciute. Ogni partito è libero di dettare un proprio statuto (ovviamente a impronta democratica) e, dunque, le regole che gli iscritti devono rispettare.

Per i partiti, dunque, valgono tutti i principi dettati dal codice civile per le associazioni, ad eccezione di alcune particolari regole. Ad esempio, mentre per le normali associazioni non riconosciute coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione sono personalmente responsabili (ad esempio, dei debiti contratti), ciò non vale per i partiti politici, se in rappresentanza di questi ultimi hanno agito gli amministratori.

La legge [2] infatti dice che i creditori dei partiti politici non possono pretendere direttamente dagli amministratori dei medesimi l’adempimento delle obbligazioni del partito politico se non qualora questi ultimi abbiano agito con dolo o colpa grave. Una disposizione di favore per i partiti, insomma.

Secondo la Corte di Cassazione [3], è evidente il carattere eccezionale della disposizione, per cui gli amministratori sono soltanto coloro che hanno assunto obbligazioni verso i terzi in nome e per conto del partito, in qualità di soggetti cui formalmente fa capo la gestione e, almeno di regola, la rappresentanza statutaria dell’ente.

Dunque, nessuno ti può impedire di costituire un tuo partito e di candidarti con esso alla guida del tuo Comune o addirittura a livello regionale e nazionale. Ovviamente, fare un passo del genere comporta avere un numero di potenziali elettori abbastanza cospicuo. Per tale ragione, anche se dovessi metterti alla guida di un tuo partito, dovrai sempre partire dal basso, cioè dalle elezioni locali.


note

[1] Art. 49 Cost.

[2] Art. 6 bis , legge n. 157/1999.

[3] Cass., sent. n. 14612/2009 e n. 982/2010.

Autore immagine: 123rf.com


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