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Debiti ereditari: è possibile non pagarli?

28 Novembre 2019
Debiti ereditari: è possibile non pagarli?

Tutti i sistemi che adottano gli eredi per alleggerire le cartelle esattoriali e gli avvisi di accertamento di Agenzia delle Entrate del genitore defunto.

Oggi, tutti quanti temiamo i debiti, non solo quelli nostri ma anche quelli che ereditiamo dai nostri genitori. C’è un modo per liberarsi dalle cartelle esattoriali e dagli accertamenti fiscali lasciati dal nostro papà o dalla nostra mamma? È possibile non pagare i debiti ereditari? Assolutamente sì: in alcuni casi, puoi evitare di pagare l’intero importo, in altri invece lo puoi alleggerire. Ecco allora qualche suggerimento pratico. 

I debiti ereditari li paga solo chi accetta l’eredità

Innanzitutto, eventuali richieste di pagamento possono essere ignorate se arrivano a chi non ha ancora accettato l’eredità. Per il solo fatto di essere potenziali eredi – ossia “chiamati all’eredità” – non si risponde dei debiti altrui. Solo dopo l’accettazione si acquisiscono i debiti del genitore defunto.

Quindi se, ad esempio, all’indomani del decesso del tuo genitore dovesse giungere una cartella esattoriale ed ancora non hai presentato la dichiarazione di successione o non sei stato dal notaio per la lettura del testamento, quell’atto è illegittimo. Se la lettera è intestata al defunto puoi strapparla, se però è intestata a te allora devi farla annullare e, a tal fine, ti servirà un avvocato e un giudice a cui ricorrere. Peraltro, è il Fisco che deve dimostrare che hai già accettato l’eredità: a te basterà contestare l’atto.  

Hai 10 anni di tempo per decidere se accettare o meno l’eredità, con l’unico limite del caso in cui tu sia nel possesso dei beni ereditari (come, ad esempio, per il figlio convivente): in tale ipotesi, infatti, hai solo 30 giorni per fare l’inventario dei beni in tuo possesso e altri 40 per dichiarare se accetti o meno l’eredità. Prenditi, dunque, tutto il tempo che vuoi per compiere questa delicata scelta. Magari, nel frattempo, si prescrive qualche cartella e, così, l’ammontare del debito risulterà inferiore.

I debiti ereditari possono essere non pagati da chi rinuncia all’eredità

Come potrai ben immaginare, se rinunci all’eredità non devi pagare alcun debito ereditario. Se, invece, presenti un’accettazione con beneficio di inventario devi pagare, ma se non lo fai i creditori potranno pignorarti solo i beni ricevuti con l’eredità, non quelli personali di cui prima eri titolare. 

Tieni poi conto che, se è vero che l’accettazione dell’eredità è un atto irrevocabile, non è così per la rinuncia. Quindi, in teoria (ma anche in pratica), se volessi fare il furbo, potresti, al ricevimento della cartella, rinunciare all’eredità e impugnare la cartella stessa facendola annullare. Poi, se non sono ancora decorsi 10 anni dall’apertura della successione, revocare la rinuncia all’eredità e tornare ad essere erede a tutti gli effetti, ma con il vantaggio di non avere più tra i piedi la cartella.

I debiti ereditari li paghi solo se correttamente notificati

Poi, c’è il capitolo notifiche. Se ti arriva una lettera intestata al tuo genitore defunto puoi cestinarla. Ad esempio, se tuo padre si chiamava “Mario Rossi” e, all’indomani del suo decesso, dovesse arrivare un accertamento dell’Agenzia delle Entrate indirizzato appunto al “Sig. Mario Rossi”, puoi ignorarlo. Innanzitutto perché tu non ti chiami Mario Rossi e, quindi, la cosa non deve preoccuparti; in secondo luogo perché, pur volendo leggere ciò che c’è dentro la raccomandata o la cartella esattoriale, alle Poste non te la consegnerebbero mai. 

Il fatto, peraltro, che il sig. Mario Rossi è deceduto non rende lecita – secondo la giurisprudenza – la notifica fatta al Comune per irreperibilità del soggetto. 

Tu hai l’obbligo di comunicare all’ufficio delle imposte le tue generalità e residenza. Ma se non lo fai, fino a un anno dal decesso del genitore, le raccomandate devono arrivare presso l’ultimo indirizzo di residenza di quest’ultimo, ma intestate genericamente a tutti gli eredi. Ad esempio, “Eredi del sig. Mario Rossi”. 

Dopo un anno dal decesso, invece, le raccomandate vanno intestate direttamente all’erede. Così, se ti chiami Giovanni Rossi, sulla cartella ci dovrà essere scritto “Egr. Sig. Giovanni Rossi” e non più “Eredi del sig. Mario Rossi”.

Fai alleggerire i debiti ereditari non più dovuti

Siccome il Fisco si muove sempre in ritardo, può essere che, prima che la notifica della cartella venga fatta correttamente nei tuoi riguardi, qualche debito nel frattempo sia caduto in prescrizione. Quindi, non pagare ciò che risale a più di 10 anni fa (se si tratta di imposte dovute allo Stato) o 5 anni se si tratta di tasse locali. Per il bollo auto, invece, la prescrizione è solo di 3 anni. Tieni conto che si sta diffondendo un orientamento secondo cui la prescrizione di tutte le cartelle sarebbe sempre di 5 anni e non 10.

In più, chiedi sempre lo scorporo delle sanzioni e delle multe stradali che non si trasmettono mai sugli eredi. In tal caso ti basterà presentare allo sportello dell’agente della riscossione un’istanza in autotutela. 

Invece, per far valere la prescrizione, dovresti impugnare la prima cartella o intimazione di pagamento che ti arriva entro i canonici 60 giorni.



6 Commenti

  1. In relazione ai debiti ereditari pagati solo da uno dei coeredi legittimi, spetta al predetto il rimborso da parte degli altri eredi pro quota e ciò a prescindere dall’azione di rendiconto tra coeredi, in quanto trattasi di debito proprio della massa ereditaria per il quale ciascuno dei coeredi risponde pro quota ed ha diritto di rivalsa verso gli altri coeredi. Ai debiti ereditari già esistenti al momento dell’apertura della successione, vanno poi assimilati ontologicamente i debiti a carico della massa (ad esempio quelli per spese funerarie o per imposte di successione), perché, pur essendo venuti ad esistenza dopo la morte del de cuius si trasmettono anch’essi agli eredi ex lege e costituiscono il passivo ereditario.

  2. L’accettazione dell’eredità è il presupposto perché si possa rispondere dei debiti ereditari, una rinuncia, esclude che possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari il rinunciatario, sempre che egli non abbia posto in essere comportamenti dai quali desumere una accettazione implicita dell’eredità, ma della relativa prova l’Amministrazione Finanziaria è parte processualmente onerata.

  3. Il soggetto chiamato all’eredità e che non l’abbia accettata, se si trova nel possesso di beni ereditari, può stare in giudizio per rappresentare l’eredità, ma, siccome non è ancora succeduto all’ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta una domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario. Quando, però, detta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l’onere di resistere sostenendo l’insussistenza della sua qualità di erede, al fine di conseguire il risultato di non essere condannato al pagamento del debito, in quanto, una volta che attraverso il giudicato sia stato accertato un diritto di una parte nei confronti di un’altra, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio e che, se lo fossero state, avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più e non possono, perciò, costituire oggetto di opposizione all’esecuzione, anche ai fini dell’allegazione della sopravvenuta rinuncia all’eredità; ne deriva che la rinuncia all’eredità, avvenuta solo dopo la costituzione in giudizio in sede di riassunzione e successivamente alla notifica della sentenza di condanna, non vale ad escludere l’obbligo di pagamento del debito del de cuius per l’opponente.

  4. La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere il pagamento dell’imposta di successione, sino a quando non venga chiusa la procedura di liquidazione dell’eredità e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede.

  5. La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, è opponibile all’Erario anche in sede di impugnazione del diniego di rimborso dell’imposta versata, a prescindere dalla mancata impugnazione del precedente atto impositivo, atteso che l’Amministrazione, pur potendo notificare l’avviso di liquidazione all’erede che abbia accettato con beneficio d’inventario, può esigere l’imposta da costui solo una volta chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari e sempre che sussista un attivo a suo favore.

  6. L’azione per il pagamento di un debito ereditario non determina, laddove al “de cuius” succeda una pluralità di eredi, una situazione di litisconsorzio necessario fra costoro, non versandosi in ipotesi di rapporto unico ed inscindibile, giacché ciascun erede è tenuto a soddisfare i debiti ereditari “pro quota”.

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