Diritto e Fisco | Articoli

Trattenuta sullo stipendio: il datore può sanzionare il lavoratore?

28 Novembre 2019
Trattenuta sullo stipendio: il datore può sanzionare il lavoratore?

Può il datore di lavoro decurtare dallo stipendio del dipendente una cifra forfettaria per un errore (anche di piccola entità) da questi commesso durante le mansioni? 

Sbagliare è umano. Negli ambienti di lavoro, però, anche un solo errore commesso in buona fede può costare caro. La legge infatti prevede vere e proprie sanzioni che il datore può infliggere nei confronti dei dipendenti che violano il regolamento aziendale, il contratto collettivo o la legge. Può ad esempio applicare una multa o la sospensione dalla retribuzione e dal servizio. In più, nei confronti di chi danneggia i beni aziendali può richiedere il risarcimento del danno decurtando il relativo importo dalla busta paga ben oltre un quinto della stessa.  

Una cosa però sono le sanzioni disciplinari – che, nel caso più grave, possono spingersi fino al licenziamento – e un’altra è il risarcimento. Si tratta di due aspetti diversi che richiedono presupposti e procedure differenti.

La preoccupazione del lavoratore che sbaglia però verte sempre su un unico discorso: il datore può sanzionare il lavoratore con una trattenuta sullo stipendio? Nel caso in cui ciò fosse possibile, a quanto ammonterebbe tale trattenuta? Sono previsti dei limiti? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo dal concetto di sanzione disciplinare e dalla differenza che c’è tra quest’ultima e la responsabilità per danni.

Che differenza c’è tra sanzione disciplinare e la responsabilità per danni?

Quando si parla di sanzioni nei confronti dei dipendenti si fa riferimento a qualcosa di diverso rispetto alla richiesta di risarcimento. Un paio di esempi chiariranno meglio la questione.

Marco è commesso presso una società che fa consegne a domicilio. Un giorno decide di rinviare una consegna perché si è fatto tardi e sta per iniziare la partita della sua squadra del cuore. Così rinvia il lavoro al giorno dopo. Il capo però se ne accorge e gli contesta il comportamento. In questo caso gli applica la sanzione disciplinare prevista dal suo contratto collettivo o, in mancanza, la più proporzionata alla mancanza commessa.

Domenico è un validissimo lavoratore. Un giorno però, per un gesto goffo, dettato dalla fretta di rispondere al telefono, fa cadere un computer particolarmente costoso. Il macchinario, invero, non era ben posizionato sulla scrivania e Domenico ancora non aveva provveduto a sistemarlo per bene. A causa di questa sua colpa, il datore di lavoro gli chiede il risarcimento per i danni subiti dall’azienda. Qui non siamo in presenza di una sanzione disciplinare visto che il comportamento di Domenico è irreprensibile, tuttavia egli sconta le conseguenze della norma del codice civile che addossa la responsabilità risarcitoria a carico di chiunque danneggi la cosa altrui.

La differenza tra sanzione disciplinare e richiesta di risarcimento è quindi abbastanza semplice. La prima scatta tutte le volte in cui c’è un comportamento illecito, ossia che viola uno degli obblighi specificamente indirizzati ai dipendenti (obblighi che possono essere contenuti nel regolamento aziendale, nel contratto collettivo di categoria o nel contratto individuale, nella legge o nel codice). Scatterà quindi, in conseguenza di ciò, una sanzione che, appunto, viene detta “disciplinare”.

Nel secondo caso, siamo invece in presenza di un comportamento che viola, anche senza una specifica colpa, il principio generale di non danneggiare le cose altrui. In questo caso non è possibile applicare sanzioni disciplinari ma viene fatta salva la possibilità di chiedere l’indennizzo per i danni economici subiti, senza quindi ricadute sul curriculum aziendale del dipendente.

Una volta compresa la distinzione tra tali categorie di conseguenze, andiamo a vedere, più nel dettaglio, quali sono le sanzioni disciplinari di tipo economico che è possibile applicare al lavoratore negligente. Affronteremo innanzitutto il problema della trattenuta sullo stipendio. Poi verificheremo, nel caso di risarcimento del danno, quali limiti incontra il datore di lavoro nell’eseguire eventuali trattenute sullo stipendio.

Sanzioni disciplinari: multa e sospensione dal servizio 

Nel caso di comportamenti che costituiscono illeciti disciplinari il datore di lavoro può applicare due tipi di sanzioni: la multa e la sospensione dal soldo e dal servizio.

Multa 

Per le mancanze più gravi di quelle sanzionabili con l’ammonizione scritta, oppure in caso di recidiva, i contratti collettivi prevedono l’applicazione di una multa, consistente nella trattenuta in busta paga dell’importo corrispondente ad un massimo di 4 ore di retribuzione base.

In genere l’importo delle multe, non costituenti risarcimento danni, viene devoluto agli enti previdenziali e assistenziali.

Dunque, se la violazione disciplinare è sufficientemente grave da consentire l’applicazione della multa, il datore può sanzionare il lavoratore con la trattenuta sullo stipendio. L’importo massimo di tale trattenuta, per il singolo illecito, non può superare la paga corrispondente a 4 ore di servizio. 

Sospensione 

La sospensione disciplinare dal servizio comporta l’interruzione della prestazione lavorativa. Il dipendente non deve andare a lavorare ma, nello stesso tempo, non viene pagato. Invece, nel caso della multa, il lavoratore continua a lavorare. 

La sospensione della paga non può comunque eccedere i 10 giorni. In questo caso non si può parlare propriamente di una trattenuta sulla busta paga ma piuttosto di una riduzione della retribuzione conseguente alla sospensione.

Condizioni per effettuare la trattenuta sullo stipendio

Sia nel caso di multa che di sospensione, il datore di lavoro deve applicare la procedura prevista dallo Statuto dei lavoratori che, per tutte le sanzioni disciplinari (eccezion fatta solo per il richiamo verbale) prevede:

  • la previa contestazione scritta dell’ammanco commesso dal dipendente;
  • la concessione di un termine di 5 giorni per presentare difese scritte e/o per chiedere di essere ascoltato personalmente;
  • la definitiva comunicazione scritta della decisione sanzionatoria.

Risarcimento del danno

Veniamo infine al risarcimento danni. Il datore di lavoro può pretendere il risarcimento al dipendente a condizione che:

  • il danno deve essere stato prodotto unicamente dal lavoratore e non vi sia quindi il concorso di altri fattori;
  • il danno doveva essere prevedibile ed evitabile;
  • il danno deve essere “liquido” ossia quantificato con esattezza. Potrebbe quindi bastare la fattura del riparatore o quella d’acquisto del pezzo di ricambio. Ma, se dovessero sorgere contestazioni tra le parti, sarà il giudice a determinare l’esatto ammontare dei danni;
  • il danno deve essere previamente contestato al dipendente anche al fine di dare a questi la possibilità di difendersi.

Secondo la Cassazione [1], in costanza di tali elementi, il datore di lavoro può eseguire una trattenuta sullo stipendio del dipendente a titolo di rifusione dei danni da questi prodotti e tale trattenuta può ben essere superiore a un quinto del suo stipendio. Qui infatti non valgono i limiti previsti per i pignoramenti. 

Approfondimenti

Trattenuta oltre il quinto dello stipendio: è possibile? 

Trattenuta per danni al dipendente 

Trattenuta sullo stipendio per risarcimento danni all’azienda.


note

[1] Cass. sent. n. 1245 del 6.02.1987; Cass. ord. n. 10132/18 del 26.04.2018.


2 Commenti

  1. salve, ma se un dipendente si assenta, non autorizzato, per un’ora dal lavoro, il datore – oltre alla sospensione prevista dal codice disciplinare – può trattenere pure l’ora di assenza?

    1. Ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Orario di lavoro https://www.laleggepertutti.it/345919_orario-di-lavoro
      -Ritardo, quali conseguenze per il lavoratore? https://www.laleggepertutti.it/123334_ritardo-quali-conseguenze-per-il-lavoratore
      -Ritardo di oltre un’ora rispetto all’orario di ingresso nella comunicazione del lavoratore all’azienda: giustificata la sanzione disciplinare. https://www.laleggepertutti.it/122127_se-il-lavoratore-comunica-lassenza-in-ritardo
      -Flessibilità orario di lavoro https://www.laleggepertutti.it/288410_flessibilita-orario-di-lavoro
      -Riposo, ferie e congedi https://www.laleggepertutti.it/272424_riposo-ferie-e-congedi
      -L’orario di lavoro del dipendente pubblico: vari casi https://www.laleggepertutti.it/266628_lorario-di-lavoro-del-dipendente-pubblico-vari-casi

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube