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Debito pubblico: spiegazione semplice

29 Novembre 2019 | Autore:
Debito pubblico: spiegazione semplice

Come arriva lo Stato a dover restituire oltre 2.400 miliardi di euro più gli interessi? E come si può migliorare la situazione? Lo diciamo con parole povere.

Immagina di vivere con un coinquilino con il quale dividi le spese: affitto, supermercato, condominio, bollette, ecc. Alla fine del mese, il coinquilino ti chiede i soldi per pagare l’affitto, ma ti rendi conto di essere al verde: quei soldi non ce li hai. Te li fai anticipare (cioè prestare) da lui, promettendogli che il mese successivo ci penserai tu alla locazione. Il coinquilino, che non è fesso, ti dice: «Va bene, io te li presto i 250 euro che ti servono questo mese. Ma tu me ne restituisci 280, cioè mi paghi anche gli interessi». Alla fine del mese, gli ridai i 280 euro, ma lui te ne chiede altri 200 per pagare le bollette della luce e del gas. Devi farteli prestare di nuovo e devi farli fruttare per riuscire a recuperare il denaro che ti serve per restituirli con gli interessi. Continueranno ad arrivare delle spese e, così, tu andrai avanti a chiedere dei prestiti su cui ci saranno altri interessi ancora.

Risultato: accumulare sempre più debito e non saprai come uscirne. Lo stesso succede allo Stato: per poter pagare i servizi che deve dare al cittadino, ha bisogno di soldi che non sempre ha in cassa. Così li riceve in prestito con gli interessi e, per poterli pagare, deve continuare a farseli prestare. Ecco come si crea il debito pubblico. Una spiegazione semplice per capire un concetto di cui si sente parlare molto spesso, ma che non tutti riescono a capire.

Debito pubblico: che cos’è?

Proviamo a dare la spiegazione più semplice possibile. Il debito pubblico è quello che uno Stato contrae con dei soggetti economici nazionali o stranieri facendosi prestare dei soldi per poter finanziare la propria attività. Quindi, per pagare strade, pensioni, sanità, gli stipendi dei dipendenti statali, ecc. Questi soggetti che prestano il denaro allo Stato possono essere, ad esempio, una banca, un’impresa, un grande gruppo assicurativo o un altro Paese. I quali chiedono degli interessi sulla somma prestata. Più questa somma è alta, più interessi bisogna pagare. Quindi: se ti do 100, tu me ne dovrai restituire – per dire – 110.

Come funziona questo meccanismo? Poniamo che lo Stato ha in cassa 100, ma che abbia bisogno di 200 per far fronte ai servizi da erogare ai cittadini. Per reperire i 100 che non ha, emette sul mercato delle obbligazioni o dei titoli di Stato che altri soggetti (italiani o esteri) acquistano. Strumenti finanziari che garantiscono un certo interesse. Questi soggetti diventano, così, creditori mentre lo Stato diventa debitore dei loro confronti.

Di solito, i creditori appartengono a tre categorie:

  • il settore finanziario, quindi banche e assicurazioni;
  • il settore non finanziario, quindi le famiglie o le imprese;
  • gli investitori esteri, quindi le grandi banche internazionali, i fondi pensioni non italiani, i gestori di patrimoni, ecc.

Il debito pubblico può essere estero se i creditori sono arrivati da un altro Stato oppure interno se è stato contratto con un soggetto al di qua dei propri confini.

A sua volta, il debito può essere dell’amministrazione centrale, quando è lo Stato ad emettere dei titoli di credito rappresentativi del proprio debito, oppure dell’amministrazione periferica, quando l’emissione dei titoli arriva da Regioni, Province, Comuni o altri Enti pubblici locali.

Quale può essere il problema? Che i soldi entrati nelle casse dello Stato non bastino per far fronte alle spese o per pagare gli interessi sul prestito ricevuto. A questo punto, si è costretti a ripetere l’operazione, cioè a farsi prestare altro denaro sul quale ci sarà da pagare degli interessi più alti. E così via: più si va avanti, più si rischia di aumentare il debito pubblico.

Nota bene: i titoli di credito che rappresentano il debito di un Paese scadono di norma entro un anno. Significa che, a quel punto, il Paese emettitore – in questo caso l’Italia – deve rifinanziare quei titoli, convincendo gli investitori (interni ed esteri) ad acquistarli di nuovo per garantire l’entrata di nuove risorse nelle casse dell’Erario pubblico.

Debito pubblico: come si può tenere sotto controllo?

Il debito pubblico, come abbiamo visto, costringe lo Stato a garantire la copertura finanziaria nei tempi e nei modi stabiliti dai titoli stessi. Vanno calcolati anche gli interessi, per evitare il rischio di insolvenza sovrana, cioè di fallimento totale, come successo in tempi recenti alla Grecia, per esempio.

Come si fa? Di solito si imboccano queste strade:

  • le politiche di risanamento dei conti pubblici: si opta per l’austerità nel tentativo di abbattere il deficit pubblico o l’avanzo primario. In parole povere: aumento delle entrate, il che si traduce in più tasse per i cittadini, lotta all’evasione fiscale per portare più soldi in cassa e diminuzione della spesa pubblica (la famosa spending review di cui abbiamo sentito parlare soprattutto dopo l’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi);
  • le politiche del cosiddetto bilancio espansivo, cioè l’immissione di liquidità per stimolare la crescita economica e, di conseguenza, il Pil ed il gettito fiscale.

Debito pubblico: quanto costa all’Italia?

L’ultimo dato fornito dalla Banca d’Italia, e relativo alla fine di settembre del 2019, mostra un debito pubblico italiano a quota 2.439,2 miliardi di euro. Cifra in calo di 23 miliardi e mezzo rispetto ad agosto, ma superiore di 42 miliardi e mezzo confrontata con lo stesso mese del 2018.

A questi soldi, come abbiamo spiegato all’inizio, vanno aggiunti gli interessi. Su per giù, 64 miliardi di euro all’anno. Circa 176 milioni al giorno. Qualche mese fa, quando al ministero dell’Economia sedeva Giovanni Tria, il Documento di economia e finanza diceva che nel 2022 verranno superati i 73 miliardi di euro. Nel dettaglio:

  • 2019: 63.984 milioni di euro (il 3,6% del Pil);
  • 2020: 65.983 milioni di euro (il 3,6% del Pil);
  • 2021: 69.659 milioni di euro (il 3,7% del Pil);
  • 2022: 73.739 milioni di euro (il 3,9% del Pil).

In sintesi: da qui a quattro anni, l’Italia pagherà il 9,1% in più di interessi sul debito pubblico o, se preferite, 17,4 miliardi di euro in più.



1 Commento

  1. e’ semplice dopo un po’ di tempo avrai tanto debito da non poter pagare e cosa fai? non paghi! o meno paghi se vuole solo ( ed e’grasso che cola) il capitale!

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