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Bonus affitto: le novità

29 Novembre 2019 | Autore:
Bonus affitto: le novità

Il Piano Casa prevede agevolazioni per l’accesso alla locazione. Aiuto ai meno abbienti anche dal Fondo morosità incolpevole e dalle detrazioni fiscali.

Non solo detrazioni fiscali: ora c’è anche l’accesso agevolato agli appartamenti in locazione, ovvero quello che ormai viene chiamato bonus affitto. Le novità arrivano dal cosiddetto «Piano Casa», che contiene alcuni dei benefici nel decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020.

Il piano, chiamato «Rinascita Urbana», prevede in realtà altri interventi mirati al rilancio del settore immobiliare: non solo bonus affitto, ma anche la proroga del bonus casa e agevolazioni per la riqualificazione del settore nei piccoli Comuni.

Due i provvedimenti che interessano in particolare le locazioni: da una parte, gli aiuti alle famiglie che vivono in affitto e dall’altra la proroga della cedolare secca al 10% per il 2020.

Vediamo nel dettaglio in che cosa consiste il bonus affitto e quali sono gli altri benefici di cui possono godere sia gli inquilini sia i proprietari degli appartamenti messi in locazione.

Bonus affitto: che cos’è?

È stato chiamato bonus affitto l’aiuto che la manovra offre alle famiglie in difficoltà per accedere ad un appartamento in locazione attraverso il piano Rinascita Urbana. Il Governo ha destinato a tale scopo un fondo da 1 miliardo di euro.

L’iniziativa è gestita dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, sicuramente per quel che riguarda quest’ultimo ambito, cioè le infrastrutture, non certo i trasporti. Il piano comprende altre agevolazioni come il bonus verde, l’ecobonus, il sismabonus ed i bonus sulle ristrutturazioni edilizie.

Per quanto riguarda il bonus affitto, i dettagli non sono ancora stati resi noti ma qualche anticipazione c’è già. Si sa che verrà indetto un bando pubblico, al quale si potrà accedere presentando apposita domanda per entrare in una graduatoria comunale che si aggiornerà ogni 3 mesi. In sostanza, da ciò che si deduce, le famiglie meno abbienti (quanto devono essere «poco abbienti» è uno dei particolari da definire, ma sicuramente verrà chiesta una dichiarazione Isee) dovranno presentare domanda al Comune di residenza per ottenere il bonus affitto.

Da ciò che trapela, inoltre, e visto che i fondi sono limitati, la priorità dovrebbe essere data ai Comuni con maggiori situazioni di degrado edilizio, di carenza di servizi e di marginalità sociale. Chi abita in queste zone e si trova in condizioni difficili, potrà così avere una possibilità per poter affittare una casa.

Il nuovo bonus affitto non avrà incidenza sulle altre misure già in vigore che riguardano le locazioni, come il Fondo morosità incolpevole e le detrazioni fiscali.

Affitto: il Fondo morosità incolpevole

In attesa, dunque, di ulteriori dettagli sul bonus affitto del Piano Casa, vediamo quali sono le agevolazioni confermate dal Governo sulle locazioni. Una, come abbiamo appena ricordato, è il Fondo morosità incolpevole. Di che cosa si tratta?

Lo Stato aiuta attraverso questo fondo le famiglie che non riescono a pagare l’affitto per ragioni oggettive, non certo perché vogliono fare i furbi. Nel 2019, ad esempio, il Mit ha distribuito tra le Regioni 46 milioni di euro nell’ambito del fondo che, per il periodo 2014-2020, prevede una dotazione complessiva di 265 milioni di euro. Il duplice obiettivo è quello di dare una mano alle categorie sociali più deboli che hanno perso o visto ridotto il proprio reddito e di garantire ai proprietari degli immobili l’entrata del canone che, altrimenti, potrebbe essere compromessa. Si riduce, dunque, in questo modo la morosità.

Che cosa si intende, però, esattamente per «morosità incolpevole»? Formalmente, secondo quando previsto dal ministero, è «la situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone locativo in ragione della perdita o della consistente riduzione della capacità di reddito del nucleo familiare» per uno di questi motivi:

  • licenziamento;
  • consistente riduzione dell’orario di lavoro a causa di accordi aziendali o sindacali;
  • cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti la capacità di reddito;
  • mancato rinnovo di un contratto a termine o di lavoro atipico;
  • cessazione di attività di libera professione o di imprese registrate derivanti da cause di forza maggiore o di perdita di avviamento in misura consistente;
  • malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato la consistente riduzione del reddito complessivo oppure la necessità di impiegare buona parte del reddito per far fronte a delle spese mediche ed assistenziali rilevanti.

Il Fondo prevede un contributo massimo di 12mila euro. Tra i requisiti, oltre ad almeno uno di quelli elencati sopra, c’è anche il tetto dell’Isee a 26mila euro. Inoltre, il nucleo familiare deve:

  • aver ricevuto lo sfratto per morosità;
  • avere un contratto di affitto regolarmente registrato.

Costituisce criterio preferenziale la presenza all’interno del nucleo di un componente con una di queste caratteristiche:

  • ultrasettantenne o minorenne;
  • con invalidità accertata per almeno il 74%;
  • in carico ai servizi sociali o all’Asl per un progetto assistenziale individuale.

La domanda va presentata al proprio Comune di residenza.

Affitto: le detrazioni fiscali

Lavoratori e studenti fuori sede hanno diritto a delle detrazioni fiscali sul contratto di affitto, a certe condizioni.

Le detrazioni fiscali variano a seconda di due parametri: il reddito complessivo e la tipologia di contratto di locazione.

Nel dettaglio, ecco le detrazioni che spettano:

  • con un contratto Legge 431/1998:
    • con un reddito massimo di 15.493,72 euro: detrazione di 300 euro;
    • con un reddito massimo di 30.987,41 euro: detrazione di 150 euro;
  • con un contratto a canone concordato:
    • con un reddito massimo di 15.493,72 euro: detrazione di 495,80 euro;
    • con un reddito massimo di 30.987,41 euro: detrazione di 247,90 euro.

Si ricorda, inoltre, che con questo tipo di contratto è stata rinnovata la cedolare secca al 10%.

Per i giovani da 20 a 30 anni con contratto Legge 431/1998 ed un reddito massimo di 15.493,72 euro: detrazione di 991,60 euro per i primi 3 anni.

Per i lavoratori fuori sede con contratto legge 413/1998:

  • con un reddito massimo di 15.493,72 euro: detrazione di 991,60 euro per i primi 3 anni;
  • con un reddito tra 15.493,72 e 30.987,41 euro: 495,80 euro per i primi 3 anni.


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1 Commento

  1. Sarebbe buono,pero’ toccherebbe vedere veramente chi puo usufruire del bonus.
    Ho un carissimo amico,25 anni come meccanico all’aereoporto di fiumicino,si e’ visto mandare a casa con cassaintegrazione,a fine settembre la cassaintegrazione e’ terminata,ha dovuto lasciare casa,che ci stava in affitto,perche’ aveva arretrati e poi non poteva piu pagare l’affitto non prendendo piu la cassaintegrazione.
    Non ha nessun reddito,zerooo,
    Sono vetuno a scoprire che la notte va’ a dormire alla stazione termini.Nessuno lo aiuta,parole parole ma’ niente fatti.
    Parlandoci,mi ha messo in agitazione,lo vedo arrivato al punto che pensa addirittura di farla finita.
    Chissa se sara’ possibileche lui possa rientrare in punteggio per il bonus affitto?
    Ha anche difficolta a trovare lavoro avendo 57 anni.

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