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Bonus Befana

29 Novembre 2019 | Autore:
Bonus Befana

In che cosa consiste l’agevolazione per sostituire i contanti con la moneta elettronica? Come si ricevono i soldi? C’è un limite di spesa?

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, porta un sacco pien di doni da regalare ai bimbi buoni», recitava la filastrocca in una delle sue versioni. Sin animus molestandi, come cantava qualcuno, cioè senza voler offendere il Palazzo, l’ultima manovra economica ha assegnato i ruoli della canzoncina in questo modo: la Befana è il Governo, che ha le scarpe tutte rotte per via della crisi. Il sacco pien di doni è la Legge di Bilancio. E i bimbi buoni sono i cittadini che pagheranno nel 2020 con la moneta elettronica, cioè con carta di credito o Bancomat. Sono quelli che riceveranno insieme a caramelle, cioccolatini e leccornie varie il bonus Befana dal 2021. A chi, invece, farà tutti i pagamenti in contanti, solo carbone.

Nel tentativo di combattere con ogni arma l’evasione fiscale spingendo i cittadini a lasciare traccia di quello che spendono, il Governo ha inserito questa nuova «golosità» nella manovra: il bonus Befana (o superbonus, come lo chiamano alcuni). Un incentivo per chi utilizza i pagamenti elettronici che arriverà quando in bocca si avrà ancora il retrogusto dello spumante di Capodanno, cioè nei giorni attorno all’Epifania (da qui il bizzarro nome scelto per l’agevolazione). Il concetto è semplice: tu, consumatore, comincia a spendere, pagando con carta di debito o di credito. Poi io, Stato, ti farò avere una parte dell’Iva su ciò che hai comprato. Insomma, ti restituisco una parte dei soldi. Una sorta di «sconto in differita», se vogliamo chiamarlo così. Non sempre e non per tutti, però. Vediamo come funziona il bonus Befana.

Bonus Befana: che cos’è?

L’Italia, rispetto ad altri Stati europei, è un Paese piuttosto diffidente verso la moneta elettronica. Un po’ per l’abitudine di uscire con qualche banconota nel portafoglio, un po’ perché ancora alcuni commercianti si ostinano a non accettare i pagamenti con carta di credito o Bancomat. Non è strano entrare in qualche esercizio commerciale e sentirsi dire «caspita, mi dispiace. Proprio oggi non mi funziona il Pos». Qualcuno, addirittura, esibisce senza troppi problemi il cartello «Qui non si accettano carte di credito o Bancomat». Così, il consumatore che fa colazione al bar o che fa la pausa pranzo fuori casa è costretto a pagare in contanti. E le abitudini non cambiano.

È proprio qui che il Governo vuole fare leva introducendo il bonus Befana. Un incentivo sia per il cittadino sia per l’esercente all’utilizzo della moneta elettronica in cambio della possibilità di recuperare all’inizio dell’anno successivo una parte dei soldi spesi.

Non ci vuole una laurea per capire che l’intenzione del Governo non è soltanto quella di fare gli auguri di buon anno agli italiani con un po’ di soldi. Potesse evitare di farlo, lo farebbe, diciamoci la verità. L’obiettivo, dunque, è chiaro: più denaro viaggia sui canali tracciabili, meno si evade. Più acquisti si fanno strisciando la carta sul Pos e meno contanti volano di mano in mano senza un controllo.

E siccome nessuno fa qualcosa in cambio di niente, per invogliare tutti quanti, consumatori ed esercenti, a cambiare abitudini, ecco il bonus Befana. Un «premio» basato sul concetto del cashback, cioè del pagamento che (in parte) ritorna indietro. Al consumatore viene restituito il 19% dei soldi pagati con carta di credito o di debito su una spesa massima di 2.500 euro. Calcolatrice alla mano, il bonus Befana dovrebbe ammontare a non più di 475 euro. E visto che i soldi arrivano poco dopo i regali di Natale ed i pranzi e le cene delle feste, ben vengano.

A ben pensarci, il bonus Befana somiglia molto alle detrazioni fiscali del 19% che ancora restano in piedi (ad esempio quelle sulle spese mediche che, guarda caso, si possono recuperare pagando in contanti). Solo che i pagamenti effettuati non verranno scalati dalle tasse, ma il bonus verrà versato direttamente sul conto corrente del consumatore.

Bonus Befana: chi ne ha diritto?

Potrà ricevere il bonus Befana, quindi, chiunque faccia degli acquisti di beni o di servizi che prevedano il versamento dell’Iva utilizzando un sistema di pagamento tracciabile, in particolare la carta di credito o il Bancomat.

Saranno tenute in considerazione per il primo bonus, cioè quello che se Dio vuole e la Befana non è troppo impegnata dovrebbe arrivare a gennaio 2021, le spese effettuate dal 1° luglio 2020. Questo perché il Governo ha chiesto del tempo per mettere a punto tutto il meccanismo di «dialogo» con i sistemi di pagamento elettronico degli esercenti.

Bonus Befana: come funziona?

Già, dal 1° luglio 2020 e non dal 1° gennaio. Non scoraggiarti: non è difficile spendere 2.500 euro in 6 mesi, cioè da luglio a dicembre. Qualcuno, anzi, si chiede come fa a spenderli in un solo mese, figuriamoci in 6.

Dicevamo che lo slittamento a metà anno è dettato da motivi tecnici. E questo si può capire conoscendo il meccanismo del bonus. In pratica, come anticipato poco fa, ci sarà una detrazione del 19% sulle spese effettuate e pagate con strumenti tracciabili. Detrazione che verrà riconosciuta ai primi dell’anno successivo direttamente sul conto corrente del consumatore dalla società che gestisce la moneta elettronica, cioè dagli operatori di carte di credito o di debito. Il tutto grazie alla piattaforma che è in via di allestimento.

Questo significa che se, ad esempio, porti la famiglia al ristorante e paghi il conto con la carta Visa, non sarà il titolare del locale a farti lo sconto del 19% ma sarà la Visa a versarti il bonus sul tuo conto all’inizio dell’anno successivo, insieme alle detrazioni accumulate durante il resto dell’anno fino ad una spesa massima di 2.500 euro.

Di conseguenza, e a differenza degli altri tipi di detrazione fiscale, non dovrai conservare il documento di pagamento (ti immagini a collezionare scontrini di carta di credito o di Bancomat per 12 mesi?). L’operatore della tua carta sa già quanto hai speso e dove hai fatto gli acquisti.

A proposito del «dove»: il bonus Befana si accumula facendo degli acquisti in qualsiasi settore? No. Se, come detto, l’intenzione è quella di combattere l’evasione fiscale, saranno premiati i consumatori che utilizzeranno la moneta elettronica per beni o servizi che oggi si pagano maggiormente in contanti. Si parla, quindi, di bar, ristoranti, parrucchieri o meccanici, anche se l’elenco deve essere ancora completato. In altre parole: se lo scopo è quello di sostituire i contanti con la moneta tracciabile, non ti premieranno sicuramente per fare un ordine su Amazon, dove già paghi con carta di credito.

Questo, almeno, è quel che è stato pensato dal Governo. Anche se da qui al 1° luglio, tutto può succedere. Come si suol dire, ci aggiorniamo.



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1 Commento

  1. so’ peracottari…i soldi che ci sottraggono, peggio dei mafiosi picchiatori, devono avere due sole destinazioni per loro: medicine e coffins

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