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Posso aprire un conto corrente in Svizzera?

1 Dicembre 2019
Posso aprire un conto corrente in Svizzera?

Paradisi fiscali, black list e Paesi a fiscalità agevolata: cosa bisogna fare per aprire un conto all’estero. 

Non tutti sanno che, pur vivendo in Italia, si può aprire un conto corrente all’estero, in qualsiasi parte dell’Unione Europea o anche al di là di essa. C’è chi, ad esempio, preferisce la banche tedesche, ritenute più solide e affidabili di quelle italiane, e chi invece si spinge oltre i confini solo per non svelare agli altri – ma soprattutto al fisco – le proprie disponibilità economiche. Se non ti vuoi allontanare troppo dall’Italia, c’è la Confederazione elvetica che, da sempre considerata paradiso fiscale, offre numerose chance. 

Alla domanda “posso aprire un conto corrente in Svizzera?” si può sin d’ora fornire risposta positiva. Ma attenzione: una recente sentenza della Cassazione [1] mette in guardia dalle facili manovre evasive. Con la pronuncia in questione, la Corte ha convalidato l’accertamento fiscale notificato dall’Agenzia delle Entrate italiana nei confronti di un contribuente che aveva tentato di fare il furbo. 

Se anche tu ti sei già chiesto se si può aprire un conto corrente in Svizzera, ecco alcune cose che devi sapere.

Aprire un conto corrente in Svizzera è legale?

Tagliamo subito la testa al toro: aprire un conto in Svizzera non viola alcuna legge. È, tuttavia, necessario sapere innanzitutto che non lo si può fare online. Il rigore e le regole di sicurezza che contraddistinguono gli istituti di credito di questo Paese impone di presentarsi personalmente e avere un primo colloquio conoscitivo. In quella sede, ti verranno fatte alcune domande per verificare se la provenienza del denaro è lecita. Dunque, ti verrà chiesto, ad esempio, che lavoro fai o da quale fonte provengono le somme che intendi depositare sul conto.

Quali condizioni per aprire un conto corrente in Svizzera?

Veniamo in Italia. L’Agenzia delle Entrate, seppur ti lascia libero di aprire un conto in Svizzera, lo vuole sapere. Devi, infatti, indicarlo nella dichiarazione dei redditi all’interno della quale devi elencare i conti correnti e gli investimenti detenuti all’estero. 

Per quanto riguarda gli investimenti, questi vanno sempre riportati nel quadro RW della dichiarazione. Invece, per quanto riguarda i conti correnti, l’obbligo di dichiarazione, ai fini del cosiddetto monitoraggio fiscale, scatta solo se la giacenza supera 15.000 euro nell’anno.

Se apro un conto in Svizzera il fisco lo viene a sapere?

Se hai letto i nostri precedenti articoli sui controlli sui movimenti del conto corrente, saprai già che, in Italia, esiste l’Anagrafe tributaria e, all’interno di questa, una sezione speciale dedicata appunto ai conti correnti (il cosiddetto Registro dei rapporti finanziari). In esso, finiscono tutti i contratti tra contribuenti e istituti bancari. Questo significa che se hai un conto, una cassetta di sicurezza, un libretto di risparmio, un deposito titoli, azioni e obbligazioni, ecc., tutto ciò finisce negli archivi dell’Agenzia delle Entrate. L’ufficio delle imposte può, quindi, sapere quanto prelevi, quanto versi, i bonifici ricevuti ed effettuati. 

Potresti allora chiederti: se apro un conto corrente il fisco lo viene a sapere? La risposta è “ni”. Ossia, non lo sa con lo stesso automatismo con cui viene informata dei depositi aperti in Italia: i conti correnti esteri, infatti, non rientrano nell’Anagrafe tributaria. Tuttavia, la Svizzera ha siglato la Convenzione Ocse sulla trasparenza fiscale, un accordo attraverso cui le proprie autorità si impegnano a collaborare con le nostre quando c’è da scovare gli evasori. Questo significa che la Finanza elvetica dialoga con quella italiana fornendo ad essa tutte le informazioni finanziarie e fiscali rilevanti che vengono di volta in volta richieste. 

Questo scambio di informazioni consente alla nostra Agenzia delle Entrate e alle Fiamme Gialle di venire a conoscenza – ma solo dietro specifica richiesta – dei conti correnti detenuti in Svizzera dai contribuenti italiani.  

La Svizzera è un paradiso fiscale?

Proprio a seguito della firma della Convenzione Ocse, la Svizzera non è più considerata un paradiso fiscale. La conseguenza è abbastanza rilevante. Tutto ciò che viene detenuto in questo Paese non si presume più essere frutto di evasione fiscale in assenza di prove contrarie. La normativa italiana, infatti, presume in partenza che chi ha un conto corrente in un Paese della cosiddetta black list è un evasore, ma gli dà la possibilità di fornire dimostrazione del contrario.

Che succede se non comunico al fisco il conto corrente in Svizzera?

Veniamo ora alla pronuncia della Cassazione. Secondo i giudici, è legittimo l’accertamento Irpef a carico del presunto evasore se ha taciuto al fisco il conto corrente in Svizzera. La semplice omessa comunicazione fa scattare in automatico la presunzione di evasione. 

L’essere intestatari di un conto corrente in un Paese a fiscalità privilegiata, come appunto la Svizzera, senza però aver fatto denuncia ai fini fiscali, e la circostanza che sul conto vengano rinvenute movimentazioni non giustificate nell’anno oggetto di contestazione, è più che sufficiente per presumere che vi sia un intento evasivo. E tanto basta ai fini dell’accertamento. 

I giudici hanno ritenuto provata la pretesa tributaria sulla base di presunzioni semplici, le quali possono consistere anche in un solo indizio, in assenza di idonea prova contraria fornita dal contribuente.

In definitiva, l’incontestata presenza di disponibilità finanziarie sul conto aperto presso l’istituto bancario svizzero lascia ritenere, seppur a livello presuntivo, che il fisco, mediante raccolta dei dati emergenti dal conto corrente bancario, possa avviare il recupero a tassazione delle somme ivi depositate.

note

[1] Cass. sent. n. 31085 del 28.11.2019.


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