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Reato commesso in udienza: cosa succede?

13 Dicembre 2019 | Autore:
Reato commesso in udienza: cosa succede?

Quando si può procedere all’arresto della persona che minaccia il giudice? Il pubblico ministero può arrestare il testimone che non dice la verità?

Il tribunale è il luogo in cui si celebrano le udienze affinché venga fatta giustizia: all’interno delle aule si tengono procedimenti, spesso complessi e molto lunghi, nei quali si affrontano gli avvocati sostenendo le ragioni delle rispettive parti, tutto davanti al giudice terzo e imparziale. Il tribunale, dunque, dovrebbe costituire il luogo ove la giustizia vive e si realizza appieno. Eppure, anche tra queste mura possono essere commessi delitti. Ti sei mai chiesto cosa succede se un reato è commesso in udienza?

Mettiamo il caso che, durante la celebrazione dell’udienza, un malintenzionato, approfittando dell’attenzione dei presenti tutta rivolta alla trattazione della causa, ne approfitti per commettere un furto; oppure (ipotesi piuttosto frequente) ipotizziamo che una persona direttamente coinvolta nel giudizio (un imputato oppure la parte convenuta) dia in escandescenze insultando i presenti, giudice compreso; ancora, mettiamo il caso del testimone che, pur essendosi impegnato a dire la verità, menta spudoratamente (la falsa testimonianza costituisce reato). Cosa succede in tutte queste circostanze? Cosa avviene nel caso di reato commesso in udienza? Scopriamolo insieme.

Reati in udienza: cosa dice la legge?

Esiste una disposizione del Codice di procedura penale [1] destinata proprio ai reati commessi in udienza: secondo la legge, quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero procede a norma di legge, disponendo l’arresto dell’autore nei casi consentiti.

Cosa significa tutto ciò, in pratica? Vuol dire che la legge dà la possibilità al pm di disporre immediatamente l’arresto, direttamente in udienza, a chi si macchi di un reato in tale particolare contesto. L’arresto, però, può essere eseguito solamente alle normali condizioni di legge. Vediamo quali sono.

Arresto obbligatorio e facoltativo: quando?

Secondo la legge [2], si deve procedere all’arresto di chi ha commesso un delitto quando:

  • sussista la flagranza (cioè, il reo sia colto proprio nell’atto di commettere il reato, o subito dopo);
  • si tratti di delitto doloso (indifferentemente consumato o tentato) per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni, ovvero si tratti di altri delitti particolarmente gravi, quali ad esempio la minaccia a un corpo giudiziario a un suo singolo componente (a un magistrato, in pratica).

In queste circostanze, l’arresto è obbligatorio, in quanto occorre procedervi senza discrezionalità dell’autorità. L’arresto, invece, è facoltativo quando:

  • sussiste la flagranza;
  • si tratta di un delitto doloso, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni, ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

Quando il pm procede all’arresto per reato in udienza?

In buona sostanza, dunque, il magistrato del pubblico ministero potrà disporre l’arresto immediato di colui che commette un reato in udienza, purché ricorrano le condizioni viste nel paragrafo precedente.

Ad esempio, il pm potrà disporre, avvalendosi delle forze dell’ordine presenti, l’arresto di colui che minaccia apertamente il giudice in udienza, oppure di chi, nascondendo con sé una pistola, attenti alla vita di qualcuno.

Falsa testimonianza in udienza: cosa succede?

Il più classico dei reati commessi in udienza è senza dubbio quello di falsa testimonianza: la persona chiamata a raccontare al giudice ciò a cui ha assistito, anziché dire la verità mente di brutto, tanto da essere facilmente scoperta in giudizio. Cosa succede in questi casi? Il pm può procedere all’arresto?

È la legge a fare chiarezza: non è consentito l’arresto del testimone in udienza per reati concernenti il contenuto della sua deposizione. Dunque, davanti al teste evidentemente menzognero o reticente il pm non potrà mai procedere all’arresto, potendo al più inviare gli atti alla Procura della Repubblica affinché si apra un procedimento contro il testimone che ha mentito, violando così l’obbligo di dire la verità.

Peraltro, è vietato anche l’arresto successivo del testimone supposto falso, quindi fuori dall’udienza, mancando in tal caso il requisito della flagranza.

Reato commesso in udienza civile: cosa succede?

Finora, abbiamo visto cosa succede nel caso di reato commesso durante un’udienza penale. Cosa accade, invece, se il reato è commesso in un’udienza civile? Ebbene, a tal proposito la legge non dispone nulla a riguardo: la norma sopra analizzata riguarda solamente le udienze penali.

Si deve pertanto ritenere che, nel caso di reato commesso durante un’udienza civile, il giudice possa comunque invocare l’intervento della polizia giudiziaria nel caso in cui assista a un crimine; giunti sul posto, le autorità potranno procedere all’arresto solamente se ricorrono i requisiti visti nel secondo paragrafo di questo articolo, dedicato appunto alle condizioni per procedere all’arresto obbligatorio ovvero a quello facoltativo.


note

[1] Art. 476 cod. proc. pen.

[2] Art. 380 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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