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Mantenimento: nessun reato se il beneficiario dispone delle necessità primarie

23 Luglio 2013
Mantenimento: nessun reato se il beneficiario dispone delle necessità primarie

Il versamento parziale dell’assegno alimentare non integra reato se i beneficiari hanno le risorse per cavarsela da sé.

Far mancare il mantenimento all’ex coniuge e ai figli costituisce reato [1], ma non quando questi ultimi riescono a provvedere alle necessità primarie, magari anche facendo qualche lavoretto. A dirlo è la Corte di Appello di Legge [2] che ha assolto un uomo che aveva versato alla ex solo 2.600 euro invece dei prescritti 6.000.

Perché scatti il reato e il giudizio di colpevolezza, è necessaria una situazione di oggettivo bisogno del coniuge e dei figli.

Nel caso di specie è stato dimostrato che la donna, beneficiaria dell’assegno di mantenimento, riusciva a soddisfare le necessità primarie della vita grazie a uno stipendio minimo come collaboratrice domestica.

Se i figli, peraltro, sono maggiorenni, cade anche la presunzione dello stato di necessità, che sussiste invece per i minori.

Assoluzione con formula piena, dunque, per l’ex coniuge colpevole solo di un inadempimento parziale all’obbligo di corresponsione dell’assegno alimentare quando i beneficiari del mantenimento riescano comunque a provvedere ai bisogni elementari della loro vita.


note

[1] Art. 570 cod. pen.

[2] C. App. Lecce, sent. n. 78/2013.


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