Imu: più tempo per pagare gli arretrati

29 Novembre 2019
Imu: più tempo per pagare gli arretrati

Correzioni al decreto fiscale in sede di conversione: ravvedimento operoso finché non arriva l’atto di accertamento.

Se Maometto non va alla montagna, che sia la montagna ad andare da Maometto. Solo che, in questo caso, Maometto è il Fisco e la montagna è il contribuente. Stato ed enti locali stanno facendo di tutto – tra saldi e stralcio, rottamazioni, sanatorie e cancellazione dei microcrediti – per trovare come incassare gli arretrati, promettendo ponti d’oro. L’ultima trovata è un correttivo al decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio che ieri è stato approvato dalla Commissione Finanze della Camera. 

In base alla nuova disposizione, ci sarà più tempo per versare gli arretrati dell’Imu – e, con esso, di tutte le altre imposte dovute ai Comuni – godendo, nel contempo, di una riduzione delle sanzioni.

In buona sostanza, viene esteso anche alle imposte locali il ravvedimento operoso lungo. In pratica – come spiega Il sole 24 Ore questa mattina in edicola – non viene fissata più una scadenza per l’autocorrezione ma il contribuente potrà rimediare a omissioni o errori di versamento finché non gli arriverà un atto di contestazione dall’ente locale. L’estensione di questo provvedimento riguarda anche le altre imposte dovute al Comune come, ad esempio, la Tari, ossia l’imposta sui rifiuti, e la Tasi, l’imposta sui servizi indivisibili in vigore ancora per un altro anno fino alla definitiva incorporazione nell’Imu.

L’emendamento recepisce una proposta che Confedilizia aveva avanzato già un anno fa in sede di audizione sul progetto di legge in materia di semplificazioni fiscali. Ciò implicherà la possibilità di applicare ai tributi locali (come l’Imu) il cosiddetto ravvedimento operoso – e cioè la possibilità di regolarizzare tardivamente gli adempimenti fiscali – negli stessi termini previsti per gli altri tributi, come Irpef, Ires e Iva. «Finora – dice il presidente Giorgio Spaziani Testa – si è avuto un sistema di garanzie differenziato che non trovava giustificazioni e che la Camera dei deputati finalmente corregge. Ne diamo volentieri atto alla Commissione Finanze, che ha approvato l’emendamento all’unanimità, e ringraziamo l’on. Alberto Gusmeroli, primo firmatario della proposta, per la tenacia con la quale si è battuto per questo obiettivo».

Infine, oltre ai due correttivi sui pagamenti tracciati, c’è l’ok della Commissione per il correttivo del Governo che esonera i servizi segreti dall’obbligo di archiviazione dei dati della fatturazione elettronica.

Un ultimo correttivo al Dl fiscale che desterà interesse consiste nell’estensione del credito d’imposta del 30% sulle commissioni bancarie anche per pagamenti tracciabili con smartphone o altre forme di moneta elettronica. Chi utilizzerà i moderni telefoni cellulari per pagare alla cassa verrà equiparato cioè a chi utilizza la carta di credito o il bancomat anche ai fini del famoso “bonus Befana” che dovrebbe trovare regolamentazione nei prossimi provvedimenti che il Governo emanerà.

Non solo. Sarà introdotta nel 2021 la certificazione fiscale con il Pos: i commercianti al dettaglio, le imprese artigiane e gli altri contribuenti Iva esonerati dall’obbligo di fatturazione, che adottano «sistemi evoluti di incasso» mediante forme di pagamento elettronico «che consentono la memorizzazione, l’inalterabilità e la sicurezza dei dati», potranno fare a meno di trasmettere i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate mediante il registratore telematico o la procedura web. L’utilizzo dei predetti sistemi, infatti, assolverà gli obblighi di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi di cui all’articolo 2, commi 1 e 2, del dlgs n. 127/2015.



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