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Buoni pasto: a chi spettano?

29 Novembre 2019
Buoni pasto: a chi spettano?

I buoni pasto non sono un diritto imprescindibile che spetta a tutti i dipendenti in assenza della mensa aziendale. Il contratto collettivo fissa il numero di ore minimo oltre il quale spetta il ticket.

Il buono pasto non è un diritto di tutti i lavoratori. Una recente sentenza della Cassazione spiega a chi spettano i buoni pasto. La Corte ha respinto la domanda di una lavoratrice che non aveva raggiunto le sei ore lavorative per via della frazione dei permessi di allattamento. Ciò in quanto le ore di permesso godute per tali motivi possono essere equiparate alle ore di lavoro solo ai fini retributivi, mentre non rilevano per il godimento di elementi come il buono pasto. È l’occasione per spiegare come funziona la disciplina dei cosiddetti ticket restaurant, ricordando che, attualmente, gran parte dei buoni pasto viene emessa in modalità elettronica.

Prima, però, di spiegare a chi spettano i buoni pasto dobbiamo ricordare cosa sono e come funzionano questi particolari strumenti sostitutivi del pasto presso la mensa aziendale.

Cosa sono i buoni pasto

Le aziende che non sono dotate di un servizio mensa usufruibile dai dipendenti durante l’intervallo lavorativo, possono mettere a loro disposizione i cosiddetti buoni pasto di un determinato valore, da utilizzare in esercizi convenzionati.

La normativa che regola i buoni pasto è il DM 7 giugno 2017 n. 122.

Il buono pasto è, quindi, un beneficio che viene attribuito per una finalità specifica: consentire al dipendente di conciliare le esigenze di servizio con quelle personali, agevolando la fruizione del pasto nei casi in cui non sia previsto un servizio di mensa.

In alcuni casi, il datore di lavoro, in mancanza del servizio, può concedere un’indennità sostitutiva, che può essere corrisposta anche in presenza del servizio mensa quando il lavoratore non lo utilizza. In casi meno frequenti, possono coesistere il servizio mensa e la relativa indennità sostitutiva.

I buoni pasto, che possono essere utilizzati anche quando l’orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto:

  • sono incedibili: non possono cioè né essere venduti né regalati ai colleghi di lavoro o ad altre persone. Questo significa che, in teoria, il marito che fruisce dei buoni pasto non può cederli alla moglie nel momento in cui va a fare la spesa;
  • possono essere cumulati per essere usati contemporaneamente, ma solo entro un tetto massimo di 8 buoni per volta, nell’arco delle 24 ore. Così, in occasione di due spese fatte nello stesso giorno, non si possono spendere più di otto buoni pasto;
  • non possono essere convertiti in denaro;
  • sono utilizzabili solo dal titolare esclusivamente per l’intero valore facciale: così, se all’atto della spesa viene presentato un buono pasto per un valore superiore al conto, il cassiere non potrà consegnare al cliente il resto in denaro.

Tassazione buoni pasto

Quanto al regime di imponibilità dei buoni pasto, questi sono fiscalmente esenti fino a 5,29 euro per ogni giornata di lavoro se erogati in formato cartaceo. Se, invece, si tratta di buoni pasto elettronici l’esenzione scatta fino a 7 euro.

Esempi sono dati dalla somministrazione di alimenti e bevande effettuate da pubblici esercizi, cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato effettuata da mense aziendali, interaziendali, rosticcerie e gastronomie artigianali, pubblici esercizi e da esercizi commerciali con autorizzazione per la vendita, produzione, preparazione di generi alimentari, anche su area pubblica e operate dietro commessa di imprese che forniscono servizi sostitutivi di mensa aziendale.

Quando spettano i buoni pasto?

Il diritto del lavoratore ai buoni pasto sussiste tanto nel caso in cui durante la fascia oraria concordata per il pranzo egli sia impegnato al lavoro, quanto nel caso in cui egli abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non gli consentano di raggiungere la propria abitazione entro l’esaurirsi di tale fascia oraria [1].

Di solito, sono i Ccnl a regolare i termini per l’erogazione dei buoni pasto. In assenza, c’è la normativa nazionale.  

Secondo la legge la consegna del buono pasto non è obbligatoria per legge, ma dipende dall’effettiva sussistenza di un impegno – di norma stabilito tramite accordo collettivo – al suo riconoscimento, dopo che viene raggiunto e superato un numero minimo di ore di lavoro.

Dunque, non è vero che, in tutte le aziende ove manchi il servizio mensa, spettino in automatico, a tutti i dipendenti i buoni pasto. 

Leggi anche Buoni pasto: quando spettano al lavoratore.

I buoni pasto sono un diritto del lavoratore dipendente?

Da ciò discende che il buono pasto non è un diritto imprescindibile del lavoratore e spetta soltanto quando previsto da un apposito accordo collettivo o individuale. In mancanza di tale accordo, i benefici previsti dai buoni pasto non possono essere pretesi poiché non rappresentano una parte della retribuzione, ma un beneficio assimilato alle prestazioni di welfare.

In questa prospettiva, secondo la sentenza della Cassazione richiamata in apertura [2], il buono pasto non si configura come un corrispettivo obbligatorio della prestazione lavorativa, ma è legato solo al raggiungimento delle specifiche condizioni previste dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro.

Il buono pasto, pertanto, si colloca nel quadro di quanto previsto dalla normativa che regola nel nostro Paese l’orario di lavoro. Secondo tale norma [3], qualora l’orario di lavoro ecceda le 6 ore giornaliere, il dipendente ha diritto di beneficiare di un intervallo per la pausa, con le modalità e la durata prevista dai contratti collettivi, allo scopo di recuperare le proprie energie psico-fisiche e consumare il pasto.

Pertanto, prosegue la Cassazione, qualora un contratto collettivo richieda lo svolgimento di un numero minimo di ore di lavoro effettivo per il godimento del buono pasto, il buono non può essere riconosciuto anche alle dipendenti che non hanno raggiunto la soglia oraria a causa della fruizione di congedi per allattamento. 

Il rigetto di tale richiesta è dovuto al fatto che le ore di congedo previste dal testo unico Maternità e Paternità sono equiparate dal testo unico Pubblico Impiego all’orario di lavoro solo ad alcuni fini (effetti e durata della retribuzione), mentre fuori da tale ambito non possono essere considerate come lavoro effettivo.

Pertanto, conclude la Corte, non è possibile riconoscere il buono pasto a lavoratrici del pubblico impiego che, avendo fruito di permessi previsti dalla legge [4], non hanno svolto la pausa pranzo e non hanno raggiunto in concreto l’orario di lavoro minimo previsto dal contratto collettivo.



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12 Commenti

  1. se il lavoro è di ore 7,12 al giorno senza pausa,
    il buono pasti spetta al lavoratore ente locale?
    grazie

  2. I buoni pasto non possono essere attribuiti ai lavoratori che, beneficiando delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità di cui al d.lgs. n. 151 del 2001, osservano, in concreto, un orario giornaliero effettivo inferiore alle suddette sei ore, né può valere l’equiparazione dei periodi di riposo alle ore lavorative di cui al comma 1 dell’art. 39 dello stesso d.lgs., che vale “agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro”, in quanto l’attribuzione dei buoni pasto non riguarda né la durata né la retribuzione del lavoro ma è finalizzata a compensare l’estensione dell’orario lavorativo disposta dalla P.A., con una agevolazione di carattere assistenziale diretta a consentire il recupero delle energie psico-fisiche degli interessati.

  3. Per i buoni pasto non è prevista la restituzione in denaro qualora il valore del servizio o della merce acquistata sia inferiore a quella del ticket. Al contrario, il titolare del buono deve dare la differenza in denaro.I buoni pasto non possono essere:convertiti in denaro;usati per prestazioni diverse da quelle previste dal contratto di ristorazione;usati da persone diverse dal titolare perché strettamente personali;venduti o ceduti, neanche ai familiari del dipendente (moglie, figli o altri parenti);usati, dopo che sono scaduti, per cui vanno spesi entro un termine massimo di validità che varia a seconda dei casi, per l’intero valore facciale (ovverosia senza possibilità di utilizzo parziale o di diritto al resto in denaro).

  4. Le modalità di funzionamento dei buoni pasto sia cartacei sia elettronici sono identiche.I ticket vengono acquistati dal datore di lavoro direttamente dalla società emittente; successivamente, vengono assegnati al dipendente con un eventuale addebito di una quota parte del loro valore se previsto da accordi aziendali. Il dipendente ne diviene, quindi, titolare con diritto ad ottenere un servizio di mensa di importo pari al valore dei buoni presso gli esercizi commerciali convenzionati con la società emittente. Gli stessi possono essere utilizzati durante la giornata lavorativa, anche se domenicale o festiva.

  5. I buoni pasto cartacei ed elettronici non formano reddito per il dipendente. Sono esenti da tassazione e, pertanto, chi li riceve non deve pagare né Irpef né tanto meno contributi previdenziali Inps sull’importo entro però, determinati limiti.Grazie alle novità introdotte dalla legge di bilancio 2020, gli importi esclusi dalla tassazione sono i seguenti:i buoni pasto cartacei sono detassati fino a 4 euro (prima la soglia era di 5,29 euro);i buoni pasto elettronici sono detassati fino ad 8 euro (in precedenza il limite era di 7 euro).

  6. Salve,

    vorrei sapere se chi quest’anno come me ha fruito dei 7 giorni congedo paternita’ ha diritto ai ticket restoraunt o non.
    Leggo sui altri si che la mamma nelle seguenti forme di congedo maternita’ :

    durante il congedo di maternità obbligatorio:
    durante il congedo di maternità anticipato;
    durante le ore di allattamento.

    ha diritto ai tickets.

    Grazie in anticipo per un vostro feedback.
    un Cordiale Saluto
    Marco Benedetti

  7. buongiorno, sono stata assunta da poco con contratto a tempo indeterminato (CCNL Commercio) presso una srl con 13 dipendenti. L’azienda è composta soprattuto da commerciali, che hanno diritto al rimborso di tutte le spese sostenute e da 3 amministrativi. noi 3 amministrativi non abbiamo una mensa aziendale, non ci è possibile rientrare al nostro domicilio durante la pausa per mancanza di tempo e non abbiamo diritto ai buoni pasto. Presso la sede centrale della nostra azienda,che si trova in altro Stato e conta un maggior numero di dipendenti, gli amministrativi hanno i buoni pasto. E’ possibile rivendicare il nostro diritto alla fruizione di buoni pasto?
    grazie

    1. Nella mia azienda c’è una situazione simile. Siamo dislocati su 3 sedi regionali: 2 con il buono pasto, 1 no. Riteniamo che ci sia una disparità di trattamento. Voi che cosa avete fatto?

  8. Buongiorno,
    nel caso non vi sia in azienda un servizio mensa nè una sala adibita a mensa (cioè con forno microonde e/o frigo) dove poter mangiare ciò che ci si porta da casa o l’impossibilità di raggiungere la propria abitazione nell’arco dell’ora di pausa pranzo, spettano dei buoni pasto da usufruire in un bar/self service?
    Grazie.
    Saluti

    1. I buoni pasto possono essere erogati dalle aziende ai lavoratori quando non hanno un servizio mensa. Hanno diritto ai buoni pasto: i dipendenti assunti a tempo pieno o a tempo parziale, anche se il loro orario non preveda la pausa-pranzo; coloro che sono legati con il datore di lavoro da un rapporto di collaborazione anche non subordinato; i lavoratori autonomi. Per ulteriori informazioni, leggi i nostri articoli: Come avere i buoni pasto; Chi rinuncia alla pausa pranzo ha diritto ai buoni pasto?; Buoni pasto: nuovi limiti dalla Cassazione; I buoni pasto sono esentasse?; Spettano i buoni pasto a chi fa orario continuato?.

  9. Buongiorno non trovo alcun riferimento nel CCNL del commercio ai Buoni Pasto.
    Nel periodo di maternità leggo da più fonti: Il congedo di maternità obbligatorio, quello di maternità anticipata e le ore di allattamento, si considerano allo stesso modo di ore effettive di lavoro. Quindi la lavoratrice ha diritto ai buoni pasto, sia in congedo di maternità

    Potreste confermarmi che vale per il CCNL del commercio ed eventualmente come far valere questo diritto?
    grazie

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