Diritto e Fisco | Articoli

Prescrizione cartella esattoriale Inps

29 Novembre 2019
Prescrizione cartella esattoriale Inps

Cartelle di pagamento per arretrati non versati dovuti a contributi di previdenza dovuti: quando scadono i termini per esigere il pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione e come fare opposizione?

Se il postino dovesse consegnarti un’intimazione di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione e, nel foglio contenente il dettaglio delle somme dovute, dovessi accorgerti della presenza di vecchie cartelle esattoriali notificate svariati anni fa, sapresti come comportarti? Immagina di trovare, nell’elenco dei debiti scaduti, la dicitura «contributi previdenziali Inps». Si tratta dei contributi necessari alla pensione che, come noto, vanno versati annualmente. 

Ebbene, come tutti i debiti anche la cartella di pagamento emessa per contributi previdenziali dovuti all’Inps e non versati ha un termine di prescrizione. 

La giurisprudenza della Cassazione, dopo che le Sezioni Unite del 2016 hanno definitivamente rigettato la tesi dell’allora agente per la riscossione (Equitalia SpA) secondo cui i termini per esigere il versamento dai contribuenti sono sempre di dieci anni, ha definito in modo certo qual è la prescrizione della cartella esattoriale Inps. 

La questione è stata riproposta, nei medesimi termini, alla stessa Corte Suprema che, con una recente ordinanza, ha definito ancora una volta come va risolta la questione. Ecco qual è l’attuale interpretazione dei giudici.

La prescrizione delle cartelle di pagamento

Come noto, la diatriba che si trascina da diversi anni è se le cartelle esattoriali, quindi non solo quelle per contributi dovuti all’Inps, si prescrivano in cinque o dieci anni. Chi ha aderito a quest’ultima tesi ha considerato le cartelle non impugnate alla pari di provvedimenti definitivi dei giudici che, come tali, hanno sempre prescrizione decennale.

Di diverso avviso sono state le Sezioni Unite della Cassazione [1] che, come anticipato poc’anzi, hanno definitivamente chiarito che le cartelle di pagamento hanno natura amministrativa, natura che non muta neanche dopo la scadenza del termine per fare ricorso e che, quindi, sono divenute ormai non più impugnabili. 

Questo fa sì che le cartelle di pagamento, qualsiasi sia la natura dell’importo in esse richiesto, abbiano un termine di prescrizione diverso dalle sentenze giudiziarie.

Di qui, la riproposizione della questione: qual è allora la prescrizione delle cartelle di pagamento?

La tesi predominante vuole che, in assenza di una specifica normativa sul punto, le cartelle abbiano la stessa prescrizione prevista per il tipo di tributo o di sanzione in esse riportato. Per cui, bisogna riferirsi alla disciplina del singolo tributo.

Il che significa assegnare una prescrizione di dieci anni per le cartelle con cui vengono riscosse le imposte dovute allo Stato (Irpef, Iva, Ires, canone Rai, imposta di bollo, ipotecaria e catastale, ecc.) e di cinque anni per le cartelle relative a imposte locali (Imu, Tari, Tasi, ecc.). 

Sempre di cinque anni sarebbero anche i contributi previdenziali e assistenziali, le sanzioni amministrative e le multe stradali.

Di recente, si è formato un orientamento secondo cui anche le imposte statali, purché dovute almeno una volta all’anno (come Irpef, Iva, Irap), si prescrivono in cinque anni. Ciò a fronte della disposizione del Codice civile che prevede la prescrizione quinquennale per tutti i debiti che scadono annualmente o per frazioni inferiori. Sull’argomento puoi trovare un approfondimento nell’articolo: Irpef, Iva, Irap, Ires: quando vanno in prescrizione.

Prescrizione cartella esattoriale Inps

Alla luce di ciò, si può affermare con ragionevole certezza che la cartella esattoriale Inps ha una prescrizione di cinque anni. E ciò vale anche quando si tratta di una cartella non impugnata e, perciò, divenuta definitiva.

Secondo la Cassazione, quindi, nel caso in cui, nell’arco di 5 anni dalla notifica della cartella esattoriale Inps, l’Agenzia Entrate Riscossione non proceda: 

  • alla riscossione coattiva, ossia al pignoramento dei beni del contribuente;
  • né notifichi una nuova richiesta di pagamento (ad esempio una intimazione di pagamento o un preavviso di fermo o ipoteca). 

Tali atti, infatti, hanno l’effetto di interrompere la prescrizione (sono chiamati «atti interruttori della prescrizione») e di farla partire da capo a partire dal giorno successivo alla notifica.

In buona sostanza, affinché ci si possa dire definitivamente libero dal debito della cartella esattoriale Inps è necessario che dall’ultima notifica inviata al contribuente siano trascorsi cinque anni senza che nulla, nel frattempo, sia stato fatto o comunicato nei suoi confronti. 

Come far valere la prescrizione della cartella esattoriale Inps?

Veniamo ora agli aspetti pratici ossia alla tutela del contribuente che si accorge di avere un debito arretrato con l’Inps da oltre cinque anni. La scoperta può avvenire in due modi:

  • tramite la notifica di una nuova cartella o di una intimazione di pagamento, da un preavviso di fermo o di ipoteca: in tal caso il contribuente ha 60 giorni di tempo per fare opposizione e chiedere l’annullamento del nuovo atto per intervenuta prescrizione. La richiesta può essere anche anticipata in via bonaria con una istanza in autotutela trasmessa a mezzo raccomandata o pec. Il più delle volte però tali atti non sortiscono alcuna risposta (che peraltro non è obbligatoria e non sospende i termini per fare ricorso al giudice);
  • il contribuente viene raggiunto da un pignoramento (immobiliare, mobiliare o presso terzi): in tale ipotesi egli deve presentare un’opposizione all’esecuzione [3]. Non ci sono termini di scadenza se non il completamento della procedura di pignoramento;
  • il contribuente si fa rilasciare un estratto di ruolo dall’agente della riscossione: lo può fare online o allo sportello. In tale ipotesi, egli può alternativamente: a) far finta di nulla e attendere il successivo atto dell’esattore per poi impugnare quest’ultimo nell’ipotesi in cui dovesse mai essere emesso; b) impugnare l’estratto di ruolo per prescrizione dei debiti Inps ivi indicati. Secondo, infatti, la Cassazione [4], l’estratto di ruolo – che di norma è impugnabile solo se riportante cartelle mai notificate – subisce una regola speciale per le cartelle dovute all’Inps: in tale ipotesi infatti può essere contestato anche per intervenuta prescrizione. Leggi la guida sull’estratto di ruolo Inps.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.

[2] Cass. ord. n. 31010/19 del 27.11.2019.

[3] Ex art. 615 cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 29294/19 del 12.11.2019.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 10 ottobre – 27 novembre 2019, n. 31010

Presidente D’Antonio – Relatore Piccone

Ritenuto che:

la Corte d’appello di Ancona, con sentenza n. 1037 del 2013, ha respinto l’impugnazione proposta dall’INPS avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto l’opposizione avanzata da C.T. , già socia della società “Aurora s.a.s. di C.G. & C. S.a.S.” avverso la cartella esattoriale n. (omissis) perché considerata fondata l’eccezione di prescrizione quinquennale avanzata, sul presupposto che tra il momento della notifica alla società del verbale di accertamento e quello della cartella di pagamento erano vanamente trascorsi due lustri e, invece disattesa l’eccezione di prescrizione decennale Avanzata dall’INPS ex art. 2953 c.c.;

avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’INPS affidandolo ad un motivo;

C.T. è rimasta intimata.

Considerato che:

con l’unico motivo di ricorso l’INPS deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 1, commi 9 e 10, in relazione all’art. 2953 c.c..

il motivo è infondato, atteso che la definitività dell’accertamento relativo alla sussistenza dei crediti contributivi portati dalla cartella, per effetto della mancata opposizione alle medesime non è preclusiva dell’accertamento della prescrizione o di fatti comunque estintivi del credito, maturati successivamente alla notifica delle cartelle in oggetto, e coperta dall’azione generale prevista dall’art. 615 c.p.c. (tra le tante v., da ultimo, Cass. 29 gennaio 2019, n. 2428);

va, poi, va riaffermato il principio espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte di cassazione n. 23397 del 2016, seguita ex multis da Cass. 21704 del 2018, cui si intende dare continuità;

la sentenza appena citata ha affermato che soltanto un atto giurisdizionale può acquisire autorità ed efficacia di cosa giudicata e, che il giudicato, dal punto di vista processuale, spiega effetto in ogni altro giudizio tra le stesse parti per lo stesso rapporto e dal punto di vista sostanziale rende inoppugnabile il diritto in esso consacrato tanto in ordine ai soggetti ed alla prestazione dovuta quanto all’inesistenza di fatti estintivi, impeditivi o modificativi del rapporto e del credito mentre non si estende ai fatti successivi al giudicato ed a quelli che comportino un mutamento del “petitum” ovvero della “causa petendi” della originaria domanda (vedi, per tutte: Cass., 12 maggio 2003, n. 7272; Cass., 24 marzo 2006, n. 6628)”;

tale principio comporta che se nell’arco dei cinque anni dalla notifica della cartella non si procede alla riscossione coattiva o non viene notificato un atto interruttivo della prescrizione il credito si prescrive ed è strumento idoneo a far valere l’intervenuta prescrizione anche l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. (in combinato disposto con l’art. 618-bis c.p.c., in materia di previdenza), che tende a contestare l’an dell’esecuzione e, come è noto, uno dei “vizi” che giustificano il ricorso all’art. 615 c.p.c., è proprio l’intervenuta prescrizione del credito successiva alla formazione del titolo;

in particolare, l’eventuale decorrenza del termine per l’esperimento dell’azione di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, come precisato dalle SS.UU. citate, non rende incontrovertibile, come accade per i provvedimenti giurisdizionali non impugnati, la cartella esattoriale, ma preclude solamente la possibilità di contestare vizi di merito o di forma relativi al titolo e cioè alla cartella esattoriale, lasciando all’interessato la possibilità, ove vi siano i presupposti di esperire l’azione di opposizione all’esecuzione per far valere la prescrizione, che costituisce un vizio successivo alla formazione del titolo;

sempre le Sezioni Unite citate hanno affermato che la scadenza del termine pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato;

dunque, dovendo esaminarsi l’eccezione di prescrizione alla luce di tali principi la sentenza va confermata;

– nulla con riguardo alle spese essendo la parte rimasta intimata;

– sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, commi 1 -bis e 1 quater.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

 


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube