Tassa diesel e auto elettriche: le verità che nessuno dice

1 Dicembre 2019
Tassa diesel e auto elettriche: le verità che nessuno dice

La mossa del Governo per favorire la green economy, in realtà, sembra essere una mossa per favorire le lobby. Ecco le verità sui consumi del diesel e delle auto elettriche che nessuno vi ha detto.

Tutti ormai sanno che lo Stato ha intrapreso una battaglia nel nome della green economy. Una battaglia realizzata non attraverso incentivi in favore di chi inquina meno, ma a suon di tasse nei confronti di chi inquina di più. Peccato, però, che le informazioni su cui si basano le argomentazioni governative siano spesso errate e, nel migliore dei casi, frutto di pregiudizi o di ignoranza. Ma siccome a pensare male, se anche si fa peccato, spesso ci si azzecca, il sospetto che la nuova svolta sia il frutto delle pressioni delle ennesime lobby non ci lascia pace. Un esempio su tutto è dato dal nuovo regime di tassazione del diesel. Come noto, l’ex forestale Costa, divenuto ministro con il Governo Conte, ha disposto l’aumento delle tasse sul gasolio per colmare il vantaggio fiscale di cui ancora godono i motori diesel. 

In pratica, è stata abolita la norma che, sino ad oggi, ha impedito ai prezzi del diesel di superare un certo limite. Risultato: ora, il gasolio potrà costare quanto la benzina. Non sapremo ancora quando, ma è possibile che, prima o poi, il divario tra i due tipi di carburante sarà – se non colmato – ridotto enormemente. 

Tale soluzione è stata adottata perché si ritiene che il diesel inquini di più della benzina. Se questo, però, fosse stato il vero intento del Governo, come mai a nessuno è passato in mente di ridurre invece – come peraltro ampiamente promesso e non mantenuto – le accise sulla benzina per renderla più competitiva? 

A ben vedere, la nuova tassa sul diesel ha una stretta correlazione con la vendita delle auto elettriche e, soprattutto, con le bugie degli ambientalisti. E a svelare la fake news è stata la Mercedes. La nota casa automobilistica tedesca ha condotto degli studi per verificare se davvero il diesel è il demonio che oggi si vorrebbe far credere. 

Si potrà subito pensare che un’azienda che produce auto, da sempre peraltro orientata verso motori di tipo tradizionale, anche particolarmente “spinti”, ha tutto l’interesse a mantenere il mercato lontano dal green. Ma state a sentire bene cosa è successo e, all’esito di ciò, potrete trarre le vostre conclusioni. Conclusioni che, peraltro, sono tracciate in modo chiaro nel recente libro di Nicola Porro, dal titolo «Le tasse invisibili», edito da La Nave di Teseo.

Fino a pochi anni fa, il parco auto circolante in Italia – così come nel resto dell’Europa – era composto da macchine alimentate a benzina e gasolio. Chi poteva permettersi di spendere qualcosa in più o era costretto a fare lunghi viaggi, preferiva il diesel che, nel medio-lungo periodo, consente maggiori risparmi sul pieno.

Poi, sono arrivate le auto elettriche e qualcuno ha gridato: finalmente ci libereremo dalle lobby del petrolio. Al di là del fatto che per sbarazzarci definitivamente del greggio dovremmo rivedere tutte le nostre fonti di calore, a partire da quello domestico, le cose stanno diversamente. 

Nonostante i titoloni dei media, gli sconti sul bollo auto, gli incentivi governativi (a spese dei contribuenti), il parco di auto elettriche è ancora ridicolo. Chi compra un veicolo elettrico corre il rischio di subire una fortissima svalutazione nel breve periodo: si tratta di una tecnologia ancora in fase di sviluppo che non consente di rivendere il mezzo già dopo pochi anni. 

Ma non solo.

La gestione delle auto diesel, come noto, costa di meno al proprietario rispetto ad una a benzina. Ragion per cui già le stesse case automobilistiche preferiscono spingere di più sulle prime, per avere un maggior utile in termini di pezzi di ricambio e sostituzione delle stesse vetture. 

La parte più eclatante della questione deve ancora venire.

Gli ultimi modelli di diesel, i cosiddetti Euro 6, inquinano di meno non solo delle auto a benzina, ma anche – badate bene – delle elettriche. Consumano cioè una quantità di CO2 di gran lunga inferiore a quella che ritengono i nostri politici. 

Come dicevamo, il Centro studi CESif di Monaco di Baviera, uno dei più prestigiosi della Germania, nel 2019 ha realizzato uno studio che mette a confronto le emissioni di CO2 di una Mercedes diesel di ultima generazione come la C 220d e quelle di un’auto totalmente elettrica come la Model 3 della Tesla. Nel complesso – ossia sommando tutte le emissioni dovute all’estrazione del petrolio, alla sua trasformazione in diesel e al trasporto al distributore – la Mercedes emette 141 grammi di anidride carbonica per ogni chilometro percorso. 

Considerando, invece, la produzione della batteria e la sua ricarica, le emissioni della Tesla si collocano tra i 155 e i 180 grammi. 

I tecnici del mondo dell’automobile sanno bene che la produzione delle batterie delle auto elettriche rappresenta un problema difficile da risolvere con le attuali tecnologie ma, come sempre succede quando c’è da iniziare un nuovo, interessante e promettente business, il problema viene rinviato alle generazioni future. Saranno queste a decidere come risolvere il problema della produzione, gestione, ricarica e smaltimento delle batterie usate. 

Ritorniamo allo studio tedesco. Secondo i tecnici, le batterie Tesla hanno un’impronta verde valutabile tra 73 e 98 grammi di CO2 per km, considerando la vita media della batteria pari a dieci anni per 15.000 km percorsi all’anno. Ovviamente, deve poi essere aggiunta la ricarica. E secondo voi con cosa si crea l’energia elettrica con cui si fa il rifornimento delle batterie? Con un mix di combustibili. Sì, i famigerati combustibili che, sino ad oggi, hanno rovinato il pianeta. Si può pensare: c’è sempre il fotovoltaico. Ma in un Paese come la Germania, per supplire ai deficit, si è pensato bene di aumentare la produzione del carbone. E ancora non siamo arrivati a parlare di nucleare.

Morale della favola: un’auto totalmente elettrica come la Tesla oggi in Germania produce tra i 14 e i 30 grammi di anidride carbonica in più rispetto a un’auto diesel. 

Tutto ciò lo sanno ovviamente molto bene i produttori di auto che però si guardano bene dal manifestare e gridare troppo allo scandalo. Come detto, produrre auto benzina è più conveniente per le case: garantisce un maggior ricarico, consente di spendere meno in ricerca (i diesel, infatti, hanno anche questo handicap) e garantiscono un facile deterioramento dei pezzi di ricambio.

Insomma, siamo passati dalla padella alla brace.

note

Autore immagine https://it.depositphotos.com


7 Commenti

  1. Sento e leggo troppi ragionamenti e articoli riduttivi, quando non sono di parte. Mi spiego meglio:

    Per far muovere un veicolo occorre una determinata quantità di energia: stabilire quale sia forma migliore, è un problema che dipende da troppi fattori, per essere ridotto a uno slogan (il diesel è meglio dell’elettrico o viceversa). Tutte le tecnologie in vigore hanno rendimenti bassissimi, vuoi per i limiti imposti dalla termodinamica, nel caso del motore a combustione interna, vuoi per le dispersioni della rete elettrica, nel caso dei motori elettrici. In questo momento non esiste una tecnologia nettamente superiore alle altre. Nel concreto bisogna valutare l’impatto ambientale dalla culla alla tomba per ogni classe di veicolo (che tipo di energia impiego, quanto consumo, come lo uso, come smaltisco le componenti a fine vita è quanto inquino, …).

    A complicare il problema subentra anche la logica di mercato dei costruttori e di chi fornisce l’energia, in palese conflitto di interessi con le necessità degli utenti finali, per cui i dati che ci vengono forniti sono nella migliore delle ipotesi faziosi, quando non volutamente falsi.

    Se pretendiamo che i costruttori facciano scelte sostenibili, senza badare al mero profitto, è doveroso che anche gli utilizzatori facciano altrettanto e siano disposti a fare delle scelte consapevoli e magari qualche rinuncia. Siamo davvero pronti per questo? A me non sembra.

    Il mercato dell’auto ricorda molto quello delle sigarette: c’è scritto sopra “nuoce gravemente alla salute”, ma lo stato non è disposto a rinunciare al profitto derivato dalla vendita, così come non lo sono i produttori di tabacco. Inoltre chi fuma, che non riesce a farne a meno. Un bel problema!

    Due cose però mi sono evidenti:

    1) la produzione di energia elettrica, anche nella peggiore delle ipotesi in cui derivi da combustibili fossili, viene realizzata in centrali. Lo dice lo stesso nome: la produzione è accentrata in poche sedi. Questo vuol dire che, se usiamo veicoli elettrici, non avremo più milioni di tubi di scappamento in giro per le città, ma qualche centinaio di ciminiere lontane dai centri abitati (si auspica). Inoltre è molto più ragionevole far revisionare periodicamente i filtri delle centrali termoelettriche, piuttosto che far revisionare milioni di filtri antiparticolato, lasciando tutto alla buona volontà del proprietario del veicolo, che on generale sta più attento al portafoglio, che all’ambiente.

    2) le utilitarie attuali pesano troppo! Per muovere 70-80 kg di passeggero, devo muoverne 1000 o più di automobile: questo è il vero spreco. Se solo potessi dimezzare il peso di una utilitaria, otterrei un vantaggio in termini di risparmio energetico, risparmio economico e tutela ambientale ben oltre a quelli che sono i limiti teorici delle tecnologie in uso.
    L’energia più pulita, è quella non consumata!

    1. Sono assolutamente d’accordo con Lei, sarei tentato di muovere a mia volta molte obiezioni all’articolo ma per brevità mi aggancio ai Suoi punti finali per aggiungere che:

      1) Le centrali termoelettriche a ciclo combinato possono raggiungere rendimenti dell’ordine del 60% contro un misero 30 – 40%, nei casi migliori, di un motore a combustione interna. La cosa però più interessante è che la Mercedes diesel citata in articolo, mentre è ferma in coda o procede con passo intermittente in area urbana, continuerà ad inquinare. La Tesla Model 3, invece, mentre è ferma non spreca energia.

      2) Verissimo che i veicoli pesano troppo. Purtroppo la tendenza è quella di desiderare vetture sempre più impegnative sotto il profilo energetico con motori da 300 kW (400 CV per i molti nostalgici delle vecchie unità di misura). Prendiamo ad esempio i SUV: sono stati protagonisti della maggiore crescita di vendite nel settore automotive. C’è sempre meno posto nelle nostre città e macchine sempre più grandi. Oltre ad essere scomodi per quanto riguarda maneggevolezza e parcheggio, hanno una sezione frontale spropositata con pneumatici assurdi per l’utilizzo che ne fa il 99,9% delle persone. In molti casi sono le stesse che poi, con orgoglio, dicono che il figlio ha protestato a favore dell’ambiente seguendo le indicazioni di Greta con i “Fridays for future”.

      Concludo ricordando anche che fare manovra nel garage con la macchina appena accesa inalando i gas di scarico a marmitta fredda non è un toccasana, tralasciando le considerazioni energetiche. Non parliamo poi di chi, soprattutto adesso che è quasi inverno, accende la macchina alcuni minuti prima di partire per scaldarla infischiandosene di ambiente e di leggi.

      P.S: Per fortuna l’articolo non ha parlato di nucleare (ma lo ha solamente nominato evidentemente come il male supremo) perché la superficialità con cui è sempre stato trattato l’argomento dai media mi fa venire il voltastomaco.

      Cordiali saluti

  2. Articolo a dir poco imbarazzante per come ribalta in modo banale la realtà dei fatti. Una Tesla dopo 150.000 km non ha bisogno di cambiare la batteria, neppure di far manutenzione, basterebbe informarsi parlando con i Tesla Owners che hanno percorso 500.000 km con lo stesso pacco batterie e non si sono neppure accorti del calo di efficienza (che pur se in minima % esiste). Sembrerebbe che le emissioni allo scarico, quelle che respiriamo mentre passeggiamo con i nostri bimbi in città, quelle non siano inquinamento, l’articolo vuole convincerci che sia meglio respirare i fumi dei Diesel, assurdo! Non metto in dubbio lo studio della Mercedes, ma in questo articolo i risultati sono stati strumentalizzati e forzati per dimostrare qualcosa che non è realtà. Non è assolutamente vero che le auto elettriche usate non avranno mercato, anzi forse sarà il contrario! Basta fare una banale ricerca per “tentare” di acquistare un’auto elettrica usata: chi ce l’ha non se la venderebbe mai! E’ un peccato che una rivista così autorevole permetta di pubblicare certi articoli faziosi e scritti da chi, non si capisce perché, ce l’ha a priori contro l’elettrico. Mi piacerebbe sapere chi ha scritto l’articolo e farci due chiacchiere, per capire se ha mai parlato con un possessore di auto elettrica, che ovviamente in precedenza aveva un’auto a benzina o diesel.

  3. A prescindere di chi inquina meno o piu…bisogna guardare al progresso,al futuro e non al passato,basta con questo diesel,avanti con l’elettrico e dove non si può lasciare la benzina…Ne gioveremo tutti in salute e i nostri cieli saranno sempre più azzurri.

  4. I due commenti sopra il mio sono infinitamente più intelligenti dell’articolo… Che non ha nessun senso

  5. Per smettere di respirare aria inquinata nelle città c’è una sola soluzione, vietare la circolazione al traffico privato e utilizzare mezzi pubblici e taxi a metano o elettrici (tram). Cosi come i furgoni dei corrieri. Quale amministratore pubblico avrà il coraggio di prendere tale decisione ? che pagherebbe caro nella sua carriera politica.

  6. Ma come ?
    Nel commento a favore dell’auto elettrica lo stesso si lamenta del peso eccessivo delle auto!!!
    Ma se adesso per avere una autonomia decente uno si deve portare almeno 500 KG di sole batterie !

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