Aids: quello che i giovani ancora non sanno

29 Novembre 2019
Aids: quello che i giovani ancora non sanno
Una ricerca evidenzia quanto i ragazzi siano disinformati sulla natura e sulla trasmissione della malattia. E quanto il virus Hiv faccia ancora paura.
L’Hiv fa ancora molta paura. Specie tra le nuove generazioni. Basti pensare che molti, dovendo associare una parola al termine Hiv/Aids indicano – subito dopo ”malattia”, ”virus”, ”sesso” – proprio il sostantivo ”paura”, qualcuno addirittura ”morte”. È quanto emerge dalle risposte dei 5.534 ragazzi – tra gli 11 e 25 anni – interpellati nell’ambito di una ricerca svolta da Skuola.net col supporto non condizionato di Msd Italia, in occasione del World Aids Day 2019. Questo è il frutto soprattutto di un’informazione superficiale e dell’assenza di confronto con chi può dargli le giuste coordinate. Lacune che portano ad avere una buona conoscenza della malattia (forse più del previsto), ma che non consentono di superare alcuni luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi ormai radicati nell’immaginario collettivo, nonostante la scienza li abbia smentiti definitivamente.
Una delle false credenze più dure da abbattere è il fatto di non accettare che il virus dell’Hiv possa contagiare tutti quanti, indipendentemente dallo stile vita: solo il 68% del campione è consapevole di ciò. Mentre quasi 1 su 3 associa il rischio di contrarre la malattia a determinati comportamenti: rapporti con molti partner, tossicodipendenza e omosessualità. Pregiudizi tipici degli anni ’80 che ancora fanno fatica a sparire, come anche lo stigma con cui vengono bollate le persone sieropositive: solamente per il 54% non è pericoloso vivere a fianco di un malato di Aids.
Il 46%, al contrario, crede che basti condividere con lui gli stessi spazi e interessi per esporsi al contagio: per il 14% usando le stesse posate e bicchieri, per il 9% usando lo stesso asciugamano, per il 6% è sufficiente uno starnuto o un colpo di tosse del malato, per il 3% facendo sport assieme. Un ulteriore 14% addirittura ritiene che qualsiasi tipo di contatto con una persona affetta da Hiv possa veicolare il virus.
Va comunque detto che, su questi aspetti come in tutta la ricerca, il tenore delle risposte dipende dall’età. Perché, più si cresce, maggiore è la preparazione dei ragazzi. I giovani adulti (19-25) sono i più informati e consapevoli. Gli adolescenti (14-18) sono divisi tra chi è ben preparato e chi stenta un po’. I preadolescenti (11-13) sono i più a digiuno. Non è un caso che la cultura dell’Hiv sia più diffusa tra chi è più attivo sessualmente (tra i 19-25enni il 69% dice di aver avuto rapporti completi, tra i 14-18enni ci si ferma al 28%).
Quando il problema tocca da vicino ci si documenta meglio. Mentre, chi si approccia solo ora alla sessualità (come nel caso degli 11-13enni), deve necessariamente rivolgersi a canali esterni. Peccato che, nella classifica delle fonti da cui hanno ricevuto più informazioni i nostri giovani, ai vertici ci sono quelle meno scientifiche: internet e scuola (che compaiono nelle preferenze del 39% del campione), seguite dalla tv (26%). Relegati all’11% medici e specialisti.
Gli stessi ragazzi, alla fine, ammettono di avere informazioni parziali sull’argomento. Solo 1 su 4 le ritiene ‘buone’, il 32% le giudica ‘appena sufficienti’, il 28% ‘scarse’, il 17% non sa nemmeno valutarne il livello. Facendo un passo indietro, proprio la scuola è il luogo in cui si potrebbe fare il lavoro più importante e costruttivo. Visto che per ora, tra chi ha parlato di Hiv e Aids in classe (circa la metà del campione), solo una parte – circa 6 su 10 – ha appreso dettagli che prima ignorava. Ma anche che, tra quelli che non hanno avuto tale possibilità, una quota simile senta l’esigenza di approfondire questa tematica a scuola, magari con un esperto. Solamente il 17% vuole continuare a non sapere.

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