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Danni dopo perquisizione: chi risarcisce?

1 Dicembre 2019 | Autore:
Danni dopo perquisizione: chi risarcisce?

Risarcimento danni perquisizione: come funziona? Chi paga il danneggiamento provocato da un’attività perquisitoria? Come chiedere il risarcimento?

Le forze dell’ordine, in determinate occasioni, possono vantare poteri straordinari, facoltà che sono negate ai privati cittadini: il caso emblematico è quello della perquisizione, che consente alle autorità di effettuare la ricerca di elementi utili alle indagini pur violando la riservatezza delle persone oppure il loro diritto a non far entrare nessuno in casa. Nella loro attività di ricerca, la polizia giudiziaria potrebbe dimostrarsi troppo irruente, tanto da danneggiare la proprietà altrui. Chi risarcisce i danni di una perquisizione?

Mettiamo il caso che i carabinieri, durante una perquisizione domiciliare, nell’aprire i cassetti di un mobile facciano cadere a terra un prezioso vaso antico, frantumandolo in mille cocci; oppure, si pensi alle forze dell’ordine che, pensando che dietro a una porta che non si apre si possa celare qualcosa di importante, la sfondino con la forza, scardinandola. Ebbene, in tutti questi casi e in quelli simili, chi risarcisce i danni dopo la perquisizione? Scopriamolo insieme.

Cos’è la perquisizione?

Come anticipato, la perquisizione consiste nell’attività di ricerca di una cosa da assicurare al procedimento o di una persona da arrestare. In pratica, la perquisizione si esegue nei casi in cui sia utile per le indagini in corso, sia nel caso in cui sia possibile rintracciare un oggetto che una persona.

La perquisizione può essere personale o locale:

  • la perquisizione personale è disposta quando c’è ragione di credere che una persona nasconda su di sé il corpo del reato (cioè la cosa su cui è stato compiuto o con la quale si è realizzato il reato) o cose pertinenti al reato;
  • la perquisizione locale, invece, è prevista quando vi è ragione di pensare che il corpo del reato o le cose pertinenti al reato si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l’arresto dell’imputato o dell’evaso [1].

Quando si procede a perquisizione?

La polizia giudiziaria può procedere alla perquisizione soltanto se disposta con decreto dell’autorità giudiziaria (giudice procedente o pubblico ministero), decreto che individua anche gli ufficiali di polizia giudiziaria delegati al compimento.

Tuttavia, esistono casi in cui la polizia giudiziaria può procedere a perquisizione senza la previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria: si tratta di quando si debba procedere d’urgenza, ad esempio nel caso di evasione o di flagranza di reato. Per tutte le altre ipotesi, ti rinvio alla lettura dell’articolo Quando i carabinieri possono perquisire?

Quando la perquisizione dà esito positivo, si procede al sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, cioè all’apprensione fisica del bene, che viene quindi sottratto a chi ne aveva la disponibilità.

Risarcimento danni perquisizione: chi paga?

Veniamo ora al punto cruciale dell’articolo: chi risarcisce i danni cagionati da una perquisizione? Ebbene, devi sapere che esiste una legge [2] che si occupa di disciplinare il risarcimento danni a privati a seguito di operazioni di polizia giudiziaria ovvero a servizi di ordine pubblico.

Il procedimento stabilito dalle legge prevede che la prefettura competente per territorio, dopo l’acquisizione dell’istanza  da parte degli uffici della questura  o dell’Arma dei Carabinieri che la ricevono, verifichi la procedibilità e la congruità della  richiesta provvedendo a richiedere altresì  i necessari pareri di competenza, ed all’esito dell’istruttoria trasmetta gli atti al Ministero dell’Interno che, in caso positivo, emette autorizzazione al pagamento della somma spettante.

In poche parole, la legge prevede che sia lo Stato a risarcire l’individuo che abbia subito un danno (a cose oppure alla propria persona) a seguito dell’attività perquisitoria (o di qualsiasi altra operazione) della polizia giudiziaria.

Risarcimento dei danni da perquisizione: come funziona?

Entriamo più nel dettaglio e spieghiamo come fare a chiedere il risarcimento dei danni da perquisizione. La legge dice che la richiesta di risarcimento dei danni conseguenti all’espletamento di servizi di ordine pubblico e ad operazioni di polizia giudiziaria deve essere inoltrata alla questura nel cui territorio l’evento dannoso si è verificato o al comando provinciale dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente quando l’evento dannoso si è verificato in occasione dell’intervento di militari dell’Arma dei carabinieri.

Qualora la domanda venga presentata ad un’autorità incompetente a riceverla ai sensi del precedente comma, quest’ultima la trasmette a quella ritenuta competente.

Entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, la questura o il comando dei carabinieri (a seconda dell’ufficio che ha ricevuto la richiesta di risarcimento) acquisisce il rapporto di servizio del personale operante e istruisce la richiesta, corredandola di un’analitica relazione contenente:

  • la descrizione dell’operazione, della dinamica dei fatti e dei luoghi dove si è svolta;
  • l’indicazione del personale che ha diretto o disposto le operazioni;
  • le deposizioni testimoniali, i rilievi o accertamenti tecnici ed ogni altro utile elemento di valutazione.

Tuti gli atti vanno trasmessi alla prefettura territorialmente competente.

Il termine di trenta giorni è sospeso nel caso in cui il segreto istruttorio su indagini in corso non permetta di acquisire elementi sufficienti per la redazione del rapporto e inizia nuovamente a decorre nel caso in cui siano cessati tali impedimenti.

La prefettura, entro venti giorni dal ricevimento degli atti, verifica la completezza della documentazione e la congruità della richiesta, e richiede al competente servizio del ministero dell’Interno l’autorizzazione al pagamento o alla transazione.

Se la richiesta, per il danno a cose e a persone, ammonta ad una somma complessivamente superiore a 5.164,56 euro (dieci milioni di lire), la prefettura acquisisce pareri:

  • sulla fondatezza o meno della pretesa e sulla convenienza per l’amministrazione di addivenire ad una transizione, dall’Avvocatura dello Stato competente;
  • sulla congruità della somma, in caso di danno alle cose, dal competente Ufficio tecnico erariale; in caso di danno ai veicoli, dall’Ufficio motorizzazione dipendente dal Dipartimento della Polizia di Stato; in caso di danno alla persona, da un medico dei ruoli dei sanitari della polizia di Stato, esperto in medicina legale.

Quando sono richiesti questi pareri, il termine è prolungato a sessanta giorni.

Entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta istruita, il servizio competente del Ministero dell’interno predispone il provvedimento di autorizzazione al pagamento o alla transazione.

In caso di transazione, la prefettura provvede alla stipula dell’atto, alla registrazione presso il competente Ufficio del registro e, nei dieci giorni successivi, alla trasmissione al servizio competente del Ministero dell’interno, il quale, entro trenta giorni dalla ricezione, provvede a predisporre il provvedimento di autorizzazione al pagamento.

Sulla transazione deve essere chiesto il parere del Consiglio di Stato, ma soltanto se il danno da liquidare ammonta ad una somma superiore a 25822,84 euro (lire cinquanta milioni). Questo limite viene peraltro annualmente elevato in riferimento ai parametri Istat.

Cosa fare se la richiesta di risarcimento è respinta?

Nel caso in cui la prefettura respinga la richiesta di risarcimento, ad esempio perché ritiene che il danno al privato non sussista, allora il richiedente può impugnare il provvedimento innanzi al Tar, facendo un ricorso nel quale si illustrano le ragioni per cui sussiste il diritto al risarcimento dei danni.

Il risarcimento spetta anche se la perquisizione è legittima?

In chiusura, va ricordato che il diritto al risarcimento dei danni spetta a prescindere dalla legittimità o meno della perquisizione effettuata: la legge, infatti, non richiede, quale presupposto per la risarcibilità del danno, che la perquisizione sia avvenuta illegittimamente, ad esempio senza decreto dell’autorità giudiziaria oppure non garantendo i diritti della persona che ha subito la perquisizione.

Insomma: la liquidazione del risarcimento non potrà essere negata per il solo fatto della formale legittimità della perquisizione. Come hanno ricordato i giudici [3], la legge configura, in capo al soggetto che subisce danni dalla suddetta attività, un diritto al risarcimento che prescinde dalla colpevolezza degli operatori. Peraltro, proprio a cagione della natura obiettiva di tale dispositivo, che non esige, quali presupposti, né la colpevolezza né tanto meno l’illiceità dell’operazione fonte di danni, sarebbe preferibile qualificare la correlativa posizione in capo al soggetto che subisce l’operazione, come diritto ad un indennizzo piuttosto che ad un risarcimento del danno.

note

[1] Art. 247 cod. proc. pen.

[2] D.P.R. n. 388/1994.

[3] T.a.r. Campania – Napoli, sent. n. 2264 del 23 aprile 2014.

Autore immagine: 123rf.com


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