I magistrati omaggiano Fabrizio De Andrè

29 Novembre 2019
I magistrati omaggiano Fabrizio De Andrè

Al congresso dell’Anm a Genova, il ricordo del cantautore Fabrizio De André: i magistrati attraverso le sue canzoni si interrogano sui temi della giustizia.

Aveva cantato di un giudice nano, Fabrizio De André, “arbitro in terra del bene e del male”, che per vendicarsi della sua statura godeva nel condannare i malcapitati tratti sotto il suo giudizio. Ora, dopo quasi 50 anni, i magistrati gli rendono omaggio. Succede oggi a Genova, all’apertura del congresso dell’Associazione nazionale magistrati, quando il presidente Luca Poniz ricorda il cantautore e saluta calorosamente la moglie, Dori Ghezzi, presente in sala.

L’agenzia stampa Adnkronos ci ha resocontato questo momento. ”Tra i grandi protagonisti della cultura di Genova abbiamo ritenuto doveroso ricordare Fabrizio De André, in chiusura dell’anno in cui si è celebrato il ventennale della sua scomparsa, non certo della sua assenza – ha detto Poniz – perché vive con noi la sua straordinaria eredità, che ha reso e rende il nostro immaginario, ed i nostri interrogativi, più ricchi e vivi”.

”La sua poetica, profondamente ispirata ai temi della vita, della sua anche dolorosa quotidianità, e dunque anche alla giustizia e all’ingiustizia, ci sono sembrati un’imperdibile occasione per farne rivivere, qui, alcuni dei versi più straordinariamente vicini alle nostre riflessioni – ha sottolineato il presidente dell’Anm- alcuni sinistramente profetici, altri sarcastici, fino all’irriverenza, nei confronti del potere, e dunque anche del mondo dei giudici e della giustizia, e proprio per questo, noi crediamo, straordinariamente utili per meglio comprendere e, forse, comprenderci, con levità, e un pizzico di necessaria ironia”.

Poniz, annunciando l’esecuzione nel corso dei lavori di alcune canzoni di De André, ha poi ringraziato Dori Ghezzi, ”per  aver accettato l’invito ad essere presente, oggi, tra noi per condividere questo emozionante ricordo”.

La canzone di De André “Un giudice” contiene infatti un messaggio: chi arriva a ricoprire una carica elevata, corre il rischio di diventare ingiusto nei confronti di chi è sottoposto al suo potere. È quello che succede al giudice nano, che cerca di compensare la bassezza della sua statura con l’esercizio vendicativo dell’autorità. Solo di fronte alla morte si accorge che c’è qualcosa di più grande «non conoscendo affatto la statura di Dio», dice il brano.



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