Magistrati, attenti ai riflettori

29 Novembre 2019
Magistrati, attenti ai riflettori

No alla giustizia spettacolo e ai magistrati che cercano visibilità personale: è il monito del presidente Anm al congresso. 

Nel messaggio che ha aperto oggi il congresso dell’Associazione nazionale magistrati, il presidente Luca Poniz ha usato parole forti sull’importanza della comunicazione da parte dei giudici e dei pubblici ministeri, che devono evitare che questa diventi una ricerca di visibilità personale. Ce ne parla l’agenzia stampa Adnkronos che ha seguito il suo intervento.

L’esposizione del magistrato – ha detto Poniz – è ”talvolta obiettivamente legata alla rilevanza del caso seguito, talvolta ad una ricerca di visibilità, che determina plurimi effetti negativi“. In alcuni, c’è “la  deplorevole idea che dall’attività professionale si possa pensare di trarre una visibilità soggettivamente vantaggiosa” e l’effetto si somma a “quello dell’impatto sull’opinione pubblica di un commento, di una valutazione che sembri in qualche modo anticipatoria di un esito processuale, soprattutto quando si tratta di vicende complesse ed incerte, alle quali l’opinione pubblica presta attenzione, non di rado alimentata da  un’informazione orientata, quando non esplicitamente colpevolista”.

Il presidente lancia un monito: “Per la nostra Costituzione, per principi di civiltà che credevamo acquisiti, nessun condannato può marcire in carcere, e invocarlo pone chiunque lo faccia fuori dalla Costituzione; così come non possono esistere trofei giudiziari da esibire, o condannati da esporre all’applauso delle folle”.

”Appare dunque irrinunciabile sottolineare che il modello costituzionale di diritto penale ripudia esplicitamente l’idea dell’esemplarità della pena – sottolinea Poniz – che contraddice ontologicamente il principio di personalità della responsabilità e della sua sanzione, e prevede come una delle funzioni essenziali della pena la rieducazione del condannato”.

”Sono tempi – prosegue il presidente – nei quali la comunicazione giudiziaria si deve fare carico del difficile compito di rispondere alle ineludibili esigenze di informazione, attenta a sottrarsi ad un suo uso improprio e strumentale – ha concluso Poniz – che, dal proprio lato, non può che avvenire sulla base di rigorose modalità comunicative, capaci di assolvere all’urgenza informativa del momento, in modo equilibrato, tecnicamente consapevole, linguisticamente fruibile”.



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