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Omicidio Yara: nuove indagini per Bossetti

29 Novembre 2019
Omicidio Yara: nuove indagini per Bossetti

La Corte d’assise ha autorizzato la difesa ad esaminare i reperti e analizzare il Dna. I risultati potrebbero ribaltare la sentenza di condanna per Bossetti.

Potrebbe riaprirsi presto il processo per Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Il punto da esplorare è quello del Dna di “ignoto 1”, che fu il più controverso ed anche l’arma decisiva per arrivare alla condanna definitiva all’ergastolo.

Quella che fu definita “la prova regina” viene adesso messa in discussione: ci informa l’agenzia stampa Adnkronos che la Corte d’assise di Bergamo ha autorizzato la difesa di Bossetti ad esaminare nuovamente il Dna ed accedere ai reperti sequestrati durante le indagini.

Si tratta dei vestiti che indossava la 13enne di Brembate (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010 – tra cui slip, leggins, scarpe, giubbotto – e i campioni sulla traccia genetica che venne attribuita a Massimo Bossetti.

Nell’istanza presentata dai difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini ed ora accolta, si sottolinea come “ad oggi alla difesa non è stato permesso alcun accesso ai reperti”, a partire dai campioni di Dna “ancora disponibili e conservati presso l’ospedale San Raffaele di Milano”.

Questi elementi sono tornati alla ribalta di recente per iniziativa della difesa, che sottolinea le “diverse anomalie” emerse nel processo a partire dalla traccia genetica, che è stata il cuore della battaglia processuale. Una traccia mista, forse sangue, di Yara e Ignoto 1 in cui solo il Dna nucleare combacia con quello di Bossetti, ma non anche il Dna mitocondriale (quello che indica la linea materna).

“Quel Dna non è suo, non c’è stato nessun match, ha talmente tante criticità – 261 – che sono più i suoi difetti che i suoi marcatori”, sostengono i suoi legali. Invece, per i giudici che si sono occupati del caso, l’assenza del Dna mitocondriale di Bossetti non inficia il risultato: è solo il Dna nucleare ad avere valore forense.

L’apertura di oggi consentirà forse di risolvere il caso: la difesa avrà accesso per la prima volta agli elementi della scena del crimine, tra cui i dvd contenenti le immagini fotografiche dei reperti effettuate dal Ris, ma soprattutto potrà analizzare il Dna e farlo con le nuove tecnologie.

Con l’impiego di nuovi metodi “è fondamentalmente possibile – si legge nell’istanza presentata dai difensori – effettuare ulteriori prelievi, da cui non solo verificare quanto già emerso, ma ricavare altresì ulteriori informazioni potenzialmente utili anche ai fini investigativi e di ricerca di caratteristiche peculiari come l’originale ancestrale e il fenotipo dei Dna ignoti”.

I nuovi esami che la difesa chiederà di fare avverranno nella forma dell’incidente probatorio, quindi alla presenza dei consulenti di tutte le parti; i risultati saranno così direttamente utilizzabili nel giudizio.

L’auspicio dei legali è di avere sulla traccia biologica “un’indagine più completa ed attendibile”, da cui poter partire per chiedere la riapertura del caso di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010, colpita più volte e trovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola, per cui Bossetti sta scontando l’ergastolo nel carcere milanese di Bollate.


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