Negozi chiusi la domenica: si riparte

30 Novembre 2019
Negozi chiusi la domenica: si riparte

La proposta dei Cinque Stelle di tenere le serrande chiuse durante tutte le 52 settimane dell’anno vede contrari gli alleati e rischia di far saltare le intese labili su altri punti del programma.

I Cinque Stellle spingono per approvare la legge sulla chiusura dei negozi la domenica. È l’ennesimo terreno di scontro con Zingaretti che rischia di far saltare le intese necessarie all’approvazione della Legge di Bilancio.

La nuova relatrice della riforma, Silvestri, riparte dal Ddl Crippa che prevedeva la chiusura dei negozi per tutte le 52 domeniche dell’anno, con deroghe solo per centri storici e un 25% di turnazioni per le aperture. 

Negozi chiusi tutto l’anno

La proposta era già stata lanciata l’anno scorso con il Governo giallo-verde. Ma fu poi la Lega a fare retromarcia, spinta dalle pressioni degli imprenditori del nord-est. A metà strada venne presentata una modifica più attenuata che poi, come noto, venne abbandonata per via delle frizioni tra la maggioranza.

Ora si riparte da zero, o meglio da tutto: per l’intero anno – salvo le deroghe appena indicate – non potremo più fare shopping o passeggiare per i centri commerciali.

Posizioni contrarie

Ma la stessa sinistra è contraria al disegno di legge e propone una modifica rivolta quantomeno ad abbassare le chiusure delle serrande a otto domeniche l’anno piuttosto che a 52. 

Renzi, dal canto suo, ha alzato un muro totale contro la riforma.

Il M5S invece sembra avere ancora le idee molto determinate sul punto. Peccato che l’economia italiana non permetta, almeno sul fronte internazionale, una libertà di questo tipo. Ecco due esempi.

Gli investimenti scappano dall’Italia 

Ikea ha appena comunicato una revisione delle precedenti strategie. Non solo intende puntare su strutture più piccole rispetto ai maxi store che oggi conosciamo. L’azienda ha dichiarato di voler rinunciare a due grandi progetti nel nord Italia: ad Arese e Verona. Lo ha reso noto Marco Brunelli, leader di Finiper, coinvolto nell’operazione di Arese: tra le motivazioni, il clima d’incertezza innescato dalla più volte ventilata chiusura domenicale per gli esercizi commerciali. «Abbiamo restituito a Ikea i soldi che avevano pagato per i terreni».

La stessa motivazione ha portato alla cancellazione dello Skydome, progetto Finiper da 300 milioni con piste da sci, albergo, ristorante e negozi. «Lo Skydome si doveva fare. Sono riusciti a fare scappare gli olandesi (Finiper aveva una partnership con una società olandese che possiede le tecnologie per la produzione della neve artificiale e la gestione dei macchinari per il freddo ndr) che hanno detto che in Italia non ci metteranno più piede» rimarca il patron e presidente di Finiper.



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