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Governo bloccato: manovra a rischio

30 Novembre 2019 | Autore:
Governo bloccato: manovra a rischio

Si acuiscono tensioni e spaccature nel Governo: le forze di maggioranza sono divise su tutti i principali temi. Così la manovra finanziaria non è ancora pronta.

Si torna a litigare all’interno della maggioranza; ma stavolta i temi di scontro sono pratici e immediati, non c’è tempo per le lunghe discussioni (e giravolte) politiche per mediare, come è avvenuto sinora. I nodi vengono al pettine, perché manovra finanziaria, autonomie regionali, riforma prescrizione, sanità e trasporti sono tutte questioni urgenti, da decidere entro dicembre.

Il tempo stringe e gli scontri si acuiscono: il Governo sembra aver perso l’iniziativa ed è bloccato da queste forze contrapposte che vanno in direzioni divergenti. Da una parte il Movimento 5 Stelle, che dopo la conferma di Di Maio a leader politico (ottenuta con l’intervento di Beppe Grillo, una settimana fa) ha radicalizzato le sue posizioni, dall’altra il Pd che da quando è tornato al governo rivendica il suo spazio cercando spesso anche di “sganciarsi” dalla linea espressa dal suo ministro dell’Economia Gualtieri; battitori liberi Italia Viva e Leu, che a seconda dei temi in discussione propongono idee che si avvicinano talvolta alle posizioni pentastellate altre volte a quelle piddine, altre volte sono del tutto fuori schema, mettendo in discussione l’intero programma.

Sembra quasi di essere tornati ai momenti caldi della scorsa estate, con i litigi e malumori tra i due partiti dell’allora maggioranza gialloverde: M5s e Lega erano in tensione, si scambiavano attacchi sempre più violenti, la coalizione è precipitata e sappiamo tutti com’è andata a finire: il Governo è caduto. Oggi a complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che gli interlocutori sono quattro e non più solo due; lo dimostra il fatto che il “contratto di governo” proposto di recente, e a sorpresa, dal Movimento ha trovato accoglienza molto fredda dagli altri membri della coalizione.

In questo momento, i due principali partiti che sostengono la maggioranza, Pd e M5S, hanno vedute diverse su tutto: dagli aspetti concreti sulle nuove tasse alla fisionomia di assetti importanti come le autonomie locali, i trasporti e la sanità. E non fanno mistero delle loro posizioni, lanciando più dichiarazioni in questi giorni di quanto sia avvenuto nei due mesi precedenti, quando il tono era quello della coesione. Adesso l’unità è stata abbandonata e prevalgono le differenze di posizione, volutamente rimarcate da ciascuno.

La cartina al tornasole che rivela quanto sta accadendo è proprio la manovra finanziaria: il Governo l’ha presentata più di un mese fa, ma oggi è ancora nelle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, sommersa da migliaia di emendamenti, la maggior parte dei quali sono stati presentati dalle stesse forze di maggioranza, non dall’opposizione, a dimostrazione che i contenuti del provvedimento non erano, e non sono, affatto condivisi come sembrava.

Dal calendario dei lavori stabilito dai capigruppo dei due rami del Parlamento, sembra che si continuerà a trattare tra i partiti ancora per le prossime due o tre settimane, cercando di arrivare alla discussione finale in Aula il 21 dicembre con un provvedimento “blindato” che però ancora non c’è. Chi volesse provare a stabilire quante tasse ci saranno da pagare il prossimo anno, o quali bonus spetteranno, si troverebbe in serie difficoltà perché non avrebbe norme certe a cui ancorarsi, ma le sabbie mobili di provvedimenti che si modificano di continuo.

Alcune “nuove tasse” molto discusse rivelano quanto sta accadendo in questi giorni: emblematica la plastic tax, voluta in forma integrale (cioè come proposta nella versione iniziale) dal Movimento , che si appella alla salvaguardia ambientale, in forma ridotta dal Pd (prelievo fiscale dimezzato) richiamando le esigenze dei consumatori, e in misura zero, cioè cancellata, da Italia Viva, che richiama le esigenze dei produttori.

Non c’è uniformità di vedute neppure sulla tassa per le auto aziendali, più volte corretta e modificata ma ancora senza una soluzione definitiva, oppure sulla sugar tax che dovrebbe colpire le bibite zuccherate ma ancora non si sa in che forma e misura. Il fatto è che le numerose dichiarazioni degli esponenti delle forze di maggioranza arrivate in questi giorni non aiutano a risolvere i problemi, mentre i numerosi emendamenti proposti, spesso a contenuto divergente, aumentano la confusione.

La soluzione sembra lontana, ma c’è il fatto che la scadenza per l’approvazione della legge di Bilancio entro la fine dell’anno è improrogabile. Così ogni partito cerca di scaricare sugli altri la responsabilità, o la “colpa”, dei provvedimenti più sgraditi e impopolari; ma la confusione aumenta e il ruolo di direzione del Governo appare indebolito, perché a ben vedere è proprio la coalizione ad essere in serie difficoltà.

Il presidente Conte prova in tutti modi e con tutta la sua autorevolezza a tenere insieme le forze che sostengono il suo Governo, ma negli ultimi tempi è apparso sempre più vicino alle posizioni pentastellate, mentre ha preso le distanze da quelle di Pd e Italia Viva, arrivando anche a scontri aperti con Renzi e ad aperti “distinguo” con Zingaretti. Questo non fa altro che accrescere diffidenze e malumori reciproci.

È il caso della riforma sulla prescrizione, dove il premier, con dichiarazioni chiare, ha avallato pienamente la posizione del Movimento che vuole l’entrata in vigore della nuova norma entro il 1° gennaio come programmato, senza ripensamenti e dunque senza quelle modifiche che il Pd e Renzi stanno proponendo, sostenuti anche da magistrati e avvocati attraverso le rispettive associazioni (Anm e Unione Camere Penali). Ma anche qui il Governo non sta avendo nessuna forza propositiva, perché – al di là di proposte di legge dell’opposizione – non c’è nessuna proposta alternativa a quella della già vigente legge “spazzacorrotti” varata dal precedente Governo Conte 1 e sulla quale, infatti, si continua a discutere.

Fatto sta che sulla manovra finanziaria si continua a lavorare a ritmi intensi e i parlamentari rinunciano anche ai week end: sta succedendo in questo fine settimana, dove secondo il calendario dei lavori stabiliti ci sono centinaia di emendamenti ancora da valutare e, lo stesso accadrà anche nella prossima domenica dell’Immacolata. I vincoli sono esterni, il perimetro delle esigenze finanziarie è delineato dagli impegni presi nel Documento di economia e finanza già sottoposto all’Europa (e promosso con riserve, perché i margini di tenuta proposti dall’Italia non appaiono stabili): insomma, il perimetro è disegnato e non si potrà sforare, ma all’interno, sui singoli contenuti e, dunque, sulle fonti di gettito, tutto è ancora da decidere.

Comunque, finora, nonostante tutto, ciò che unisce è più forte di ciò che divide: la paura del voto elettorale – “consegnare l’Italia alle destre”, come hanno detto più volte Di Maio, Zingaretti e Renzi – tiene insieme una maggioranza spaccata, ma che non dovrebbe rompersi, almeno fino a gennaio. Intanto si naviga a vista.


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