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Quando spetta l’assegno divorzile

19 Dicembre 2019 | Autore:
Quando spetta l’assegno divorzile

Prestazione economica all’ex coniuge: quali sono i criteri per determinare l’assegno di divorzio? Vale il principio del tenore di vita in costanza di matrimonio?

Può sembrare paradossale, ma il matrimonio, a differenza dell’amore, può essere davvero eterno: mentre i sentimenti possono finire, gli effetti del matrimonio, anche dopo il suo scioglimento, potrebbero sopravvivere, anche per tutta la vita degli ex coniugi. Com’è possibile? È vero tutto ciò? Ebbene sì: anche dopo il divorzio, alcuni obblighi continuano a sussistere in capo alle persone un tempo sposate. Penso questa affermazione possa essere il giusto punto di partenza per vedere quando spetta l’assegno divorzile.

Sicuramente sarai a conoscenza del fatto che, anche dopo il divorzio, la parte economicamente più debole ha diritto a ricevere un contributo economico dall’altra: si tratta appunto dell’assegno divorzile, il quale sopravvive dunque alla fine del matrimonio. Quando spetta l’assegno divorzile? Cosa dice la legge? In base a quali criteri occorre parametrare l’assegno di divorzio? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto: prenditi cinque minuti di tempo e prosegui nella lettura.

Cos’è l’assegno divorzile?

Secondo la legge [1], con la sentenza che pronuncia il divorzio (o meglio, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio), il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

La sentenza di divorzio deve altresì stabilire un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.

Dunque, possiamo dire che l’assegno divorzile è quella prestazione economica periodica che l’ex coniuge deve versare all’altro quando questi non sia in grado di provvedere autonomamente a se stesso, tenuto però conto di una serie di fattori. Vediamo più nel dettaglio quali sono.

Assegno divorzile: quando spetta?

L’assegno divorzile non spetta per il semplice fatto dello scioglimento del matrimonio: in altre parole, il divorzio non conferisce automaticamente il diritto all’assegno. Come ricordato nel paragrafo precedente, il giudice che si pronuncia sul divorzio deve riconoscere l’assegno divorzile tenendo conto di una serie di fattori diversi e, tra gli altri:

  • dei motivi della decisione, cioè delle ragioni che hanno giustificato il divorzio, in considerazione anche delle eventuali colpe che i coniugi hanno avuto nel causare la fine dell’unione;
  • del contributo che i coniugi hanno dato al matrimonio, sia in senso personale che economico. Ad esempio, la donna che non ha mai svolto una professione vera e propria, ma si è prodigata come casalinga e madre a tempo pieno, ha comunque dato al matrimonio un contributo importantissimo, giungendo perfino a privarsi della possibilità di un impiego. Tale condotta dovrà dunque essere tenuta in debita considerazione dal giudice;
  • del reddito dei coniugi: è chiaro che il coniuge ampiamente autosufficiente non abbia diritto all’assegno divorzile, oppure ne abbia diritto in misura ridotta;
  • della durata del matrimonio. Si tratta del criterio sul quale tutti gli altri devono essere parametrati: più è stato lungo il rapporto matrimoniale, più vi sono probabilità di beneficiare dell’assegno divorzile, purché ovviamente sussistano anche le altre condizioni di legge;
  • delle ragioni oggettive che impediscono all’ex coniuge di provvedere a sé stesso. Classico esempio è quello del matrimonio naufragato dopo tanti anni di unione: dopo il divorzio, il coniuge che non ha mai lavorato per pensare alla famiglia si troverà praticamente tagliato fuori dal mercato del lavoro.

Assegno divorzile e tenore di vita in costanza di matrimonio

Spesso, quando si parla del diritto all’assegno divorzile, si tira in ballo un’altra condizione che, a ben guardare, la legge non menziona: sto parlando del tenore di vita avuto in costanza di matrimonio. In altre parole, si ritiene che l’ex coniuge economicamente più debole abbia diritto a conservare lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio.

In ragione di tale criterio, dunque, anche l’ex coniuge economicamente autosufficiente avrebbe diritto all’assegno divorzile se l’ex partner è particolarmente ricco. Ad esempio, la donna che ha uno stipendio di duemila euro al mese avrebbe diritto all’assegno divorzile se, per il tempo in cui è stata sposata, viveva nel lusso sfrenato grazie al marito milionario.

Ebbene, nel 2018, con una storica sentenza resa a Sezioni Unite, la Corte di Cassazione [2] ha stabilito definitivamente il superamento del criterio dell’analogo tenore di vita avuto in costanza di matrimonio, sancendo che l’importo dell’assegno divorzile va calcolato attraverso un principio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto.

Dunque, nel quantificare l’assegno divorzile, il giudice non dovrà rapportarlo al pregresso tenore di vita familiare né all’autosufficienza economica del richiedente, ma assicurando all’avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo fornito, come sopra indicato [3].

Assegno divorzile in un’unica soluzione

L’assegno divorzile consiste in una prestazione economica di natura periodica: in altre parole, la parte tenuta al versamento deve somministrare l’assegno con la cadenza stabilita dal giudice (quasi sempre mensile).

Tuttavia, la legge ammette la possibilità che, su accordo delle parti, la corresponsione possa avvenire in un’unica soluzione, ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico.

Dunque, l’assegno divorzile può essere liquidato anche in un’unica soluzione, sempre che vi sia il consenso del beneficiario: ad esempio, si può trasferire, in un’unica volta, un’importante somma di danaro all’altro coniuge, oppure disporre a suo favore il trasferimento di un bene immobile.

La corresponsione in un’unica tranche dell’intera prestazione comporta però delle preclusioni:

  • innanzitutto, non sarà possibile ottenere altro dall’ex coniuge, nel senso che, nel caso del deteriorarsi delle proprie condizioni economiche, non si potrà chiedere una revisione di quanto dovuto;
  • in secondo luogo, si perde il diritto alla liquidazione di parte del Tfr dell’altro coniuge.

Assegno divorzile: quando non spetta?

L’assegno divorzile non spetta allorquando il giudice abbia appurato che lo scioglimento del matrimonio sia attribuibile solamente a una parte, quando le condizioni economiche non giustificano la corresponsione di una prestazione periodica e, più in generale, tutte le volte in cui, tenuto conto di tutti i parametri indicati nei paragrafi superiori, il giudice non ritenga che l’ex coniuge ne abbia diritto.

Per espressa previsione legislativa, poi, l’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.


note

[1] Art. 5, l. n. 898/1970.

[2] Cass., sez. un., sent. n. 18287 dell’11 luglio 2018.

[3] Cass., sent. n. 11178 del 23/04/2019.

Autore immagine: 123rf.com


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