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Lo sai che? Violenza sessuale di gruppo: non si va più in carcere subito. Corte Costituzionale: si alle misure alternative

Lo sai che? Pubblicato il 24 luglio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 luglio 2013

Non scatta automaticamente la custodia cautelare in carcere per chi è indagato in relazione alla violenza sessuale di gruppo.

 

Niente più custodia cautelare preventiva per il reato di violenza sessuale di gruppo. Lo ha stabilito ieri la Corte Costituzionale con una sentenza che già sta facendo discutere [1]. Secondo la Corte, qualora il caso concreto consenta di applicare misure alternative, il giudice deve preferire queste ultime al carcere.

Così, la Consulta, ha dichiarato incostituzionale una delle norme del nostro codice di procedura penale [2] che stabiliva che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza per il delitto di violenza sessuale di gruppo, si applica unicamente la custodia cautelare in carcere. Ora, invece, la sentenza della Corte ha stabilito che, se nel caso concreto, le medesime esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure, il giudice deve preferire queste ultime.

A far da ago della bilancia, per i giudici della Consulta, è il principio del “minor sacrificio necessario” nella scelta della misura cautelare da parte del giudice.

La compressione della libertà personale deve essere, pertanto, contenuta entro i limiti minimi indispensabili a soddisfare le esigenze cautelari del caso concreto: in altre parole, tra le tante misure cautelari previste dalla legge, il giudice dovrà preferire quella più lieve se essa è sufficiente a garantire le esigenze cautelari nei confronti del reo. La decisione, quindi, va presa caso per caso e non in modo automatico.

note

[1] C. Cost. sent. n. 232 del 23.07.2013.

[2] Art. 275 comma 3, cod. proc. pen.


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1 Commento

  1. Una sentenza umanistica in linea coi principio di un rinnovato diritto medicinale basato non sulla punizione(barbarica e mediovale) ma sulla cura. Il Movimento per il Neorinascimento della Giustizia si batte per una nuova giustizia che sostituisca al medioevale diritto penitenziale, il nuovo diritto medicinale, basato su cura, sanzioni e misure di sicurezza per la repressione dei reati con l’ausilio delle nuove tecnologie, della psicoterapeutica, e grazie all’estensione del controllo dei devianti direttamente sul territorio.
    Nel crimine, in prospettiva neoumanistica, non dovrà più contare quello che si è fatto, ma perché lo si è fatto e quale il rimedio per prevenire e guarire. http://www.antiarte.it/eugius/newpage2.htm

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