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Eredità: quando spetta?

4 Dicembre 2019 | Autore:
Eredità: quando spetta?

Quando si apre la successione ereditaria? Chi sono gli eredi legittimari? A chi spetta l’eredità? Cosa succede se alla morte di una persona non ci sono parenti?

Purtroppo non ci è dato vivere per sempre: per tutti verrà il giorno in cui sarà necessario lasciare le cose terrene che, molto spesso, ci sono costate sacrifici a volte anche troppo grandi. La legge considera la morte come un fatto giuridico, cioè come un evento al cui verificarsi conseguono determinati effetti ai quali non ci si può sottrarre: il più emblematico è la trasmissione dei principali rapporti patrimoniali. E così, alla morte di un individuo succedono gli eredi, coloro che, per vincolo di coniugio oppure di sangue, sono individuati dalla legge come coloro che porteranno avanti il patrimonio del defunto. Quando spetta l’eredità?

Per rispondere a questa domanda, dovremo obbligatoriamente prendere in considerazione un aspetto fondamentale: la presenza o meno di un testamento. Se la successione è regolata dal testamento, allora avremo una successione di tipo testamentario; in caso contrario, si parlerà di successione legittima (o intestata). La presenza di un testamento o meno è fondamentale per comprendere quando spetta l’eredità. Approfondiamo questo argomento.

Quando si apre la successione?

È di assoluta importanza, per comprendere quando spetta l’eredità, spiegarti quando si apre la successione ereditaria, cioè quando si può parlare di un’eredità da attribuirsi a qualcuno.

Alla morte di una persona subentrano nei suoi diritti gli individui che le sono più vicini, cioè il coniuge e i parenti; ciò non vale per tutte le situazioni giuridiche, ma soltanto per quelle che non si estinguono con la morte del suo titolare: in buona sostanza, si tratta dei rapporti giuridici di natura patrimoniale (crediti, debiti, contratti ancora in essere, ecc.), mentre i diritti di natura personale (ad esempio, quelli alla libertà, alla riservatezza, all’onore, ecc.) si estinguono insieme al soggetto.

Dunque, gli eredi succedono al defunto al momento della morte di quest’ultimo: la morte rappresenta il momento in cui si apre la successione ereditaria [1].

La successione a causa di morte

Con un gergo un po’ tecnico, si dice che gli eredi “succedono” nel patrimonio del defunto: per questo si parla di successione a causa di morte. Per distinguerla da quella che avviene quotidianamente quando acquistiamo diritti altrui pagandoli al venditore, la successione che qui ci interessa è quella mortis causa, cioè giustificata dalla dipartita dell’originario titolare; la successione che avviene, ad esempio, durante una compravendita è, invece, inter vivos, cioè la successione tra vivi.

L’accettazione dell’eredità

Come detto, alla morte di una persona si apre la successione. Affinché gli eredi subentrino nei rapporti giuridici del defunto, però, occorre che questi accettino l’eredità, cioè manifestino la volontà, espressa o tacita, di voler effettivamente succedere: ed infatti, per gli eredi la successione è un diritto, non un obbligo, ben potendo anche decidere di rifiutare l’eredità. Quest’ultima evenienza è molto frequente quando la persona deceduta abbia lasciato solamente (o prevalentemente) debiti: in una circostanza come questa, oltre che rifiutare, l’erede potrebbe anche accettare l’eredità con beneficio di inventario.

Ti rinvio alla lettura del mio articolo sull’accettazione dell’eredità per approfondire ogni altro aspetto a riguardo.

Eredi legittimari: chi sono?

A prescindere dalla presenza di un testamento o meno, esistono alcune persone che, per legge, hanno diritto all’eredità. Si tratta degli eredi legittimari, che per legge [2] sono il coniuge (anche separato, purché non con addebito), i figli e, in assenza di questi ultimi, gli ascendenti (cioè, i genitori).

A questi soggetti spetta necessariamente una quota d’eredità, anche nel caso in cui il testamento dovesse loro sottrarla, tant’è vero che la loro successione viene definita necessaria, in quanto stabilita dalla legge anche contro la volontà del defunto.

A chi spetta l’eredità?

Abbiamo appena detto che l’eredità, a prescindere o meno dall’esistenza di un testamento, spetta senza dubbio alcuno agli eredi legittimari, cioè a coloro che, in ragione del particolare vincolo che li legava al defunto, devono per forza prendere parte dell’eredità (salva l’ipotesi di indegnità).

Se la persona deceduta ha lasciato un testamento, una parte dell’eredità potrebbe spettare anche ad altri individui, cioè a soggetti diversi dai legittimari. Sia inteso: la quota (cosiddetta “legittima”) che spetta agli eredi legittimari è intoccabile per legge. Ciò che può fare il testatore, però, è di lasciare parte della propria eredità (la cosiddetta “disponibile”) ad altri soggetti, magari ad amici o ad altre persone care, oppure a enti e persone giuridiche.

Insomma: l’eredità spetta per legge ai legittimari e, se c’è testamento, potrebbe spettare anche a persone diverse, rispettando però la quota di legittima che tocca a figli e coniuge.

Quando spetta l’eredità?

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo dire che l’eredità spetta:

  • agli eredi legittimari, a prescindere dalla volontà del defunto;
  • agli eredi designati come tali all’interno del testamento.

Nel caso in cui alla morte di una persona non venga disposto nulla con testamento e nemmeno vi siano eredi legittimari (ad esempio, perché il defunto non si è mai sposato e non aveva figli, e gli ascendenti sono a lui premorti), allora l’eredità si devolverà ai parenti più prossimi fino al sesto grado (fratelli e sorelle, cugini, ecc.). Se neanche costoro dovessero esserci, allora l’eredità spetterà allo Stato [3].

note

[1] Art. 456 cod. civ.

[2] Art. 536 cod. civ.

[3] Art. 586 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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