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Conto corrente intestato solo al marito: diritti della moglie

2 Dicembre 2019
Conto corrente intestato solo al marito: diritti della moglie

La moglie in comunione dei beni può esigere il bancomat dal marito per fare spese personali o per la famiglia?

Quali diritti può vantare la moglie sul conto corrente intestato al marito e alimentato dai soli redditi del lavoro di quest’ultimo? Potrebbe, ad esempio, esigere la tessera del bancomat per eseguire i prelievi necessari ai bisogni propri o della famiglia oppure è tenuta a chiedere l’autorizzazione anche se in regime di comunione dei beni?

Come noto, la comunione dei beni implica sempre la contitolarità di tutti gli acquisti effettuati dopo le nozze dei coniugi anche singolarmente. Fa eccezione solo ciò che proviene da donazione, eredità, risarcimento del danno e i beni di uso personale che, invece, non entrano in comunione. 

Anche la pensione di invalidità non entra nella comunione: ragion per cui se questa viene depositata in banca, la moglie non ha alcun potere di attingere le somme per sé stessa.

Il conto corrente è, di solito, costituito dai proventi dell’attività lavorativa. È, dunque, alla disciplina legale prevista per questi ultimi che bisogna avere riguardo onde comprendere con esattezza quali sono i diritti della moglie sul conto corrente intestato solo al marito. Vediamo dunque cosa stabilisce il Codice.

Il conto corrente del marito è anche della moglie?

Nel caso di coppia sposata in separazione dei beni, il conto corrente del marito resta di proprietà di quest’ultimo: la moglie non può vantare alcun diritto, salvo solo, in caso di separazione, esigere un assegno di mantenimento in proporzione alle disponibilità economiche dell’uomo se superiori alle proprie. Il conto diventa, quindi, solo un parametro per desumere la ricchezza del coniuge e, sulla scorta di questa, quantificare gli alimenti da versare all’ex.

Diverso è il caso di coppia in regime di comunione dei beni.

Rapporti con la banca

Quando il conto corrente viene acceso dal marito, è questi l’unico titolare del rapporto e, come tale, legittimato ad esercitare i diritti nei confronti della banca. L’istituto di credito, quindi, non potrà consentire alla moglie di prelevare, salvo sia munita di bancomat o di delega e operare sul conto. Delega che può essere generale oppure per la singola operazione. Nel primo caso, la delega può essere conferita già all’apertura del rapporto di c/c o in un momento successivo. 

Se c’è delega sul conto, la moglie può prelevare qualsiasi cifra dal conto, non avendo la banca il potere di impedirglielo, né rispondendone verso il proprietario, salvo che, all’atto della conclusione del contratto, siano stati stabiliti dei limiti di importo (oltre i quali c’è l’obbligo della firma congiunta). 

In alternativa alla delega, il marito può decidere di cointestare il conto alla moglie solo per garantirle la possibilità di libero utilizzo del denaro. Non si tratta, però, di una donazione se risulta che i soldi sono il frutto del reddito di uno solo dei coniugi. Si tratterebbe solo di una simulazione. Anche in questo caso, però, la banca non può evitare prelievi alla moglie, anche oltre il 50%, salvo poi l’obbligo per questa di restituire al marito le somme prelevate senza permesso.

Rapporti tra i coniugi

Se il conto corrente risulta essere il frutto dei redditi del solo marito, la moglie non ha alcun diritto su tali somme, anche se in regime di comunione dei beni. Il Codice civile, difatti, prevede che i proventi dell’attività lavorativa separata di ciascuno dei coniugi non entrino in comunione, ma vadano divisi solo in caso di separazione.

In buona sostanza, se sul conto ci sono 100mila euro, la moglie non ha alcuna possibilità di prelievo, né la banca – in assenza di deleghe o cointestazione – glielo può consentire. Tuttavia, se la coppia dovesse decidere di separarsi, le somme ancora depositate sul conto andranno divise al 50%, anche se si tratta del frutto dei risparmi di uno solo dei coniugi. Di qui, l’antico insegnamento a spendere tutto ciò che si ha sul conto prima di separarsi, per non doverlo spartire con l’ex coniuge.

Lo stesso principio, chiaramente, vale anche nel caso inverso ossia per il conto intestato solo alla moglie nei confronti del marito.

Attenzione: le somme depositate sul conto corrente che non derivano da reddito di lavoro, ma da donazioni, eredità, vendite di beni derivati da donazioni o eredità, risarcimenti del danno o da pensioni di invalidità non devono mai essere divise, neanche nel caso di separazione o divorzio.

Se i soldi del conto del marito vengono spesi

Abbiamo terminato il precedente paragrafo dicendo che, se il marito spende i soldi presenti sul conto prima della separazione, evita la divisione della giacenza in banca. Tuttavia, è anche vero che tutti gli acquisti fatti durante il matrimonio entrano in automatico nella comunione dei beni anche se tra i coniugi vi è già aria di crisi. Sembrerebbe, quindi, che non vi siano soluzioni per evitare la spartizione dei frutti del proprio lavoro. In realtà, il Codice stabilisce che i beni di uso strettamente personale, come abiti, gioielli e oggetti per l’esercizio della professione non entrano nella comunione. L’acquisto di un’auto o una casa, invece, vi rientrano. Quindi, bisogna sempre stare attenti a cosa si compra. 

Approfondimenti

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