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Nessun licenziamento per il dipendente che minaccia il collega di lavoro

29 Luglio 2013 | Autore:
Nessun licenziamento per il dipendente che minaccia il collega di lavoro

È illegittimo il licenziamento disciplinare irrogato al lavoratore responsabile di aver minacciato il proprio collega, se le intimidazioni non hanno avuto alcun seguito.

 

Le minacce fine a sé stesse non sono idonee a legittimare un licenziamento disciplinare. Il licenziamento, infatti, può essere irrogato solo in seguito ad un’attenta valutazione della gravità del comportamento tenuto dal lavoratore e delle conseguenze che lo stesso ha provocato sull’ambiente di lavoro e nell’organizzazione aziendale.

Questo è il principio ribadito dalla Cassazione [1], secondo la quale non può essere licenziato per giusta causa il dipendente che, durante un’accesa discussione, abbia minacciato il collega senza passare alle vie di fatto ed evitando, in tal modo, di arrecare turbamenti o pregiudizi ulteriori all’altra parte.

In particolare, la legge [2] prevede che il licenziamento per giusta causa può scattare esclusivamente nel caso in cui il lavoratore ponga in essere condotte tali da impedire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro: si pensi all’ipotesi del rifiuto espresso ad eseguire le proprie mansioni o ancora alla sottrazione di beni aziendali.

Nel caso sottoposto all’attenzione della Corte, il lavoratore durante un litigio si era limitato a minacciare il collega di rinchiuderlo in un pilastro”. Tali parole, seppur allarmanti e penalmente rilevanti (eventualmente integranti il reato di minacce), non si sono tramutate in realtà, non hanno sconvolto il rapporto di fiducia tra il datore ed il lavoratore e, pertanto, non possono fondare l’adozione di un provvedimento disciplinare cosi grave.

note

 

[1] Cass. sent. n. 12232/2013.

[2] Art. 2119 cod. civ.


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