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Locazione: morosità sanabile con il termine di grazia

25 luglio 2013


Locazione: morosità sanabile con il termine di grazia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 luglio 2013



Nel corso di una procedura giudiziale di sfratto, innanzi al tribunale, il conduttore ha sempre la possibilità di interrompere l’azione nei suoi confronti, pagando il locatore in udienza o chiedendo il termine di grazia.

L’inquilino che non abbia pagato i canoni di locazione ha diritto di adempiere al proprio debito anche dopo che il padrone di casa gli abbia intentato l’azione giudiziale (cosiddetta intimazione di sfratto per morosità). Egli infatti può sempre versare i canoni scaduti (e quelli correnti) anche in udienza, senza che il locatore possa opporsi.

All’udienza fissata per la convalida infatti, l’inquilino può chiedere al giudice il cosiddetto “termine di grazia”. La legge [1], infatti, stabilisce che la morosità del conduttore nel pagamento dei canoni di locazione può essere sanata davanti al giudice, per non più di tre volte nel corso di un quadriennio, se il conduttore, alla prima udienza, versa l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati sino a tale data, maggiorato degli interessi legali e delle spese processuali liquidate in tale sede dal giudice.

Se tale pagamento non avviene in udienza, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a giorni novanta. In tal caso rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.

Va da sé che, successivamente, il conduttore deve provvedere (nel termine indicato dal Giudice) – senza che il locatore si possa opporre – al pagamento di canoni, spese accessorie, relativi interessi e spese legali liquidate.

Tale previsione del termine di grazia non opera invece per le locazioni ad uso diverso dall’abitativo [2].

L’inquilino moroso, nei cui confronti sia stata attivata la procedura di sfratto, può evitare lo sfratto stesso in uno dei seguenti modi:

– pagando alla prima udienza;

– chiedendo un termine di 90 giorni entro cui adempiere solo se dimostra condizioni di difficoltà. In tal caso, il giudice rinvia l’udienza a non meno di 90 giorni per verificare se il conduttore abbia regolarizzato la posizione.

note

[1] Art. 55 della legge 392/78.

[2] Cass. sent. n. 13248 del 31.05.2010

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