Diritto e Fisco | Articoli

Rintracciare conto corrente defunto

2 Dicembre 2019
Rintracciare conto corrente defunto

Come scoprire gratis conti correnti nascosti e intestati a una persona morta: ecco le regole pratiche per orientarsi.

Dopo la morte di un tuo familiare, è arrivato il momento di presentare la dichiarazione di successione e indicare, in essa, tutti i beni che andranno divisi tra gli eredi. Avete già contezza degli immobili dopo averne individuato gli estremi catastali attraverso la visura dell’ufficio dei Registri Immobiliare (vi siete, a tal fine, recati presso l’Agenzia delle Entrate, Ufficio del territorio, e lì avete chiesto un certificato). Sugli arredi, gioielli, quadri e altri preziosi non vi sono dubbi: sono tutti custoditi presso l’ultima residenza del vostro caro. La targa dell’auto era a voi già nota. Ma ciò su cui pende ancora incertezza è l’eventuale intestazione di conti correnti. A parte quello di appoggio della pensione, non sapete se vi sono altri rapporti (c/c, libretti di risparmio o al portatore, cassette di sicurezza, carte prepagate, ecc.) aperti presso ulteriori istituti di credito, magari volutamente lasciati segreti. Di qui la domanda: come rintracciare il conto corrente del defunto? Esiste un registro o qualche altro sistema – ad esempio una richiesta presentata alle banche – per venire a conoscenza di tali dati?

Il problema si pone solo in quei casi in cui il soggetto deceduto non abbia lasciato testamento. Laddove invece siano state indicate le ultime volontà in un documento scritto è più che probabile che, in esso, si trovino elencati tutti i redditi, patrimoni e beni da dividere con la successione, ivi compresi quindi i conti correnti e gli istituti di credito ove reperire tali rapporti. 

Se, ad esempio, il testamento è pubblico, sarà il notaio a leggerne le disposizioni in presenza di tutti gli eredi previamente convocati. Viceversa, nel caso di testamento olografo, spetterà ai successori reperire lo scritto e, di comune accordo, darvi esecuzione.

Purtroppo però, non tutti muoiono lasciando un testamento o, comunque, avvisando figli e parenti dei propri averi. Ed allora ecco che sorge il problema: come rintracciare il conto corrente del defunto? Qui di seguito troverai alcuni suggerimenti pratici.

Come trovare il conto del defunto: le lettere della banca

Di solito, la banca presso cui si detiene il conto corrente provvede a inviare, periodicamente, presso l’indirizzo dell’intestatario, l’estratto conto con la lista di movimenti. Lo fa con posta semplice, tuttavia recapitata con puntualità. Questo significa che un primo modo per rintracciare il conto del defunto è controllare periodicamente nella sua cassetta delle lettere. Peraltro puoi stare tranquillo che se il rapporto è in passivo, la banca non tarderà a farsi sentire.

Come trovare il conto del defunto: richiesta di accesso ai dati in banca

Non esistono registri pubblici che indichino, in un solo colpo, quali sono i conti correnti nascosti del defunto. L’unico modo per scoprirli è rivolgersi ad ogni singolo sportello.

Se ininfatti si sospetta che il defunto potesse avere un conto corrente presso uno o più istituti di credito è facoltà degli eredi fare richiesta, presso le relative filiali, di acquisizione dei dati a riguardo. 

Si tratta di un “diritto di accesso” riconosciuto espressamente dalla legge in materia di protezione dei dati personali [1] che, appunto, in caso di morte dell’intestatario del conto, pone un’eccezione al divieto di accesso ai dati del conto altrui a soggetti estranei. Leggi sul punto Scoprire il conto corrente di una persona. La norma stabilisce quindi che i diritti di accesso «ai dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione».

L’istanza può essere presentata da chiunque abbia quindi un interesse tutelato dalla legge ed è gratuita. Per conoscere i dati del conto corrente del defunto non bisogna pagare alcunché.

A tal fine, non è necessario che sia già intervenuta l’accettazione dell’eredità, la quale anzi potrebbe essere subordinata proprio alla conoscenza di tali informazioni (per stabilire la relativa convenienza in relazione al patrimonio attivo). Né è necessaria la dichiarazione di successione la quale già presuppone la conoscenza degli “averi” del de cuius. La dichiarazione di successione è infatti la “denuncia” all’Agenzia delle Entrate tutti i beni e i diritti di cui il defunto era titolare e che, dopo la sua morte, passeranno ai relativi eredi. Tale indicazione è necessario al fine di applicare le imposte di successione. 

Di solito le banche, prima di fornire l’indicazione dei dati del conto corrente del defunto, chiedono un certificato di morte dell’intestatario (la cui verifica comunque può essere effettuata anche dallo stesso istituto di credito). Il certificato può essere sostituito da un atto notorio. In più è richiesta un’autocertificazione del richiedente in cui si dichiara essere “chiamato all’eredità”. 

Il “chiamato all’eredità” è l’erede potenziale, colui cioè che – in base alla legge o alle indicazioni contenute nel testamento – è in grado di succedere, ma non lo ha ancora fatto perché sta valutando se accettare o meno la successione.

Da ciò si evince che la domanda di accesso agli atti in banca non può essere presentata da chiunque – ad esempio da un amico che è semplicemente curioso di sapere quanto il defunto abbia lasciato in eredità – ma solo dai soggetti che abbiano un interesse tutelato dalla legge (come appunto la tutela della propria quota di eredità). 

Nella domanda da presentare in banca bisogna quindi indicare:

  • le proprie generalità;
  • il proprio rapporto con il defunto (parentela, affinità, ecc.);
  • la ragione per cui si intende accedere agli atti (ad es. «tutela dei propri diritti successori» e/o «presentazione dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate» e/o «valutazione circa la decisione sull’accettazione dell’eredità», ecc.).

Conto corrente del defunto: richiesta all’Agenzia delle Entrate

Anche se, sul punto, non si registrano ancora decisioni da parte dei tribunali, è nostro avviso che la domanda per conoscere i conti correnti intestati al defunto possa essere presentata anche all’Agenzia delle Entrate la quale, tramite l’Anagrafe tributaria (e, in particolar modo, il Registro dei rapporti finanziari) è in grado di conoscere tali informazioni. Del resto, una serie di sentenze [2] stanno ormai riconoscendo il diritto di accesso ai dati del conto corrente altrui anche in altre occasioni come nell’ipotesi di separazione tra coniugi. Se ciò è vero, dunque, a maggior ragione lo stesso diritto non può essere negato agli eredi. Anche in questo caso l’istanza di accesso ai dati è in forma del tutto gratuita. 

La richiesta al giudice

Se la banca dovesse negare la possibilità di accesso ai dati, contro il diniego è possibile presentare, in via d’urgenza, domanda al giudice che condannerà l’istituto di credito a rilasciare le informazioni richieste. Bisognerà però avvalersi di un avvocato che presenti un ricorso cautelare.

La richiesta alle banche può essere presentata al giudice anche nel corso di un giudizio di divisione ereditaria se, nel corso della causa, dovesse sorgere il sospetto che sussista ulteriore attivo non ancora valutato dagli eredi. 

La regola dell’onere della prova impone però alle parti di procurarsi la dimostrazione dei propri diritti prima ancora di agire o nel corso del giudizio. L’ordine del giudice non può quindi sostituire l’iniziativa che è solamente delle parti, ma la integra laddove la banca non dovesse rispondere. 

Conto corrente cointestato

Nel caso in cui si dovesse scoprire che il conto corrente del defunto era cointestato con un’altra persona, solo la quota del defunto passerà in successione mentre l’altra resterà di esclusiva titolarità del contestatario. Unica eccezione sorge nel caso in cui la contestazione era fittizia, eseguita solo al fine di agevolare il proprietario del conto nelle operazioni. Pertanto, quando risulta che il conto era alimentato solo dai redditi del defunto (si pensi alla pensione della madre accreditata sul conto cointestato anche alla figlia per consentire a quest’ultima di prelevare i soldi e pagare le spese), la successione riguarderà il 100% del deposito e non solo il 50%, trattandosi di una “finta donazione”.

Stesso discorso vale nel caso di conto corrente a firma disgiunta: a maggior ragione in tal caso il semplice delegato non potrà rivendicare alcunché e tutto il conto finirà in successione. 

note

[1] Art. 9, comma 3 del codice in materia di protezione dei dati personali (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196).

[2] Cfr. Tar Lombardia, sent. n. 2024/2018 e Tar Campania, sent. n. 5763/2018.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA