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Impediscono alla figlia di frequentare il fidanzato, la Cassazione li condanna

16 Dicembre 2011
Impediscono alla figlia di frequentare il fidanzato, la Cassazione li condanna

Commettono reato i genitori che abusano dei loro poteri educativi fino a ledere l’incolumità dei figli, privandoli delle loro libertà personali.

La Corte di Cassazione [1] ha condannato per “abuso di mezzi di correzione” due genitori che hanno impedito alla figlia di frequentare il fidanzatino, vietandole di svolgere lavoretti estivi e sequestrandole il cellulare.

I coniugi hanno giustificato il loro comportamento dichiarando di non essere d’accordo con la scelta della figlia di frequentare un giovane italiano cattolico, essendo invece la loro famiglia di origine albanese e di religione islamica.

La Costituzione Italiana [2] stabilisce il principio dell’autonomia educativa, che attribuisce ai genitori il dovere di istruire, educare e mantenere i propri figli, tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni [3]. Spetta pertanto a loro prescegliere le modalità più idonee ed opportune per formare la prole.

Tuttavia, coloro che abusano di questa autorità e dei mezzi in loro potere per correggere ed educare, sino a ledere l’incolumità dei figli, si rendono colpevoli del reato di abuso di mezzi di correzione e disciplina [4].

Anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino del 1989 riconosce espressamente ai minori il “diritto al pieno ed armonico sviluppo della personalità” e la garanzia ad essere “istruiti e curati nello spirito di pace, dignità e tolleranza”.

Il verbo “educare” trae la sua origine etimologica dal latino “e-ducere” (che significa “tirare fuori”).

Quindi educare, nel senso più autentico, equivale a consentire a ogni soggetto di “tirare fuori” il meglio di se stesso, permettendogli di potenziare al massimo le sue specificità e la sua unicità in quanto persona.

Pertanto nella società attuale un’educazione basata sulla forza come strumento di correzione, sull’imposizione di idee e convincimenti e su comportamenti autoritativi appare del tutto anacronistica e inadeguata.

di GIORGIA MARIA CALABRO’


note

[1] Sent. n. 45358 depositata il 6 dicembre 2011.

[2] Art. 30 Cost.

[3] Art. 147 cod. civ.

[4] Art. 571 cod. Pen.


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