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Chi è il nuovo avversario di Conte?

2 Dicembre 2019 | Autore:
Chi è il nuovo avversario di Conte?

In Aula, al dibattito sul Mes, il premier non si spreca contro la Lega ma punta a screditare chi può rubare alla maggioranza il secondo posto in classifica.

Nel tanto atteso giorno del Mes in Parlamento, tutti si aspettavano il fuoco incrociato tra il premier Giuseppe Conte e il capo della Lega (e dell’opposizione) Matteo Salvini. Chi si attendeva morbosamente lo scontro non è rimasto deluso, visto che ci sono state durante il dibattito a Palazzo Madama delle frecciate degne dalla tribù dell’indiano Geronimo. Troppo scontate, però, per stupire qualcuno.

Oggi, infatti, la notizia non c’è stata al Senato, ma alla Camera. E ce l’ha fornita tra le righe lo stesso presidente del Consiglio. È nell’Aula di Montecitorio che abbiamo capito chi è il nuovo avversario di Conte. E, a cascata, della maggioranza che sostiene il Governo. Non più Salvini. È da agosto, ormai, che l’ex ministro dell’Interno e l’ancora premier si scannano. Oggi il capo dell’Esecutivo ha puntato il dito contro un altro leader dell’opposizione: «La deputata Meloni». Non la leader di Fratelli d’Italia. Non l’ipotetica alleata di Salvini alle prossime elezioni politiche. «La deputata Meloni». Conte sceglie le parole, misura le parole, pesa accuratamente le parole: «La deputata Meloni». Deputata e basta. Non leader. Non possibile membro di un futuro Governo. Una deputata come gli altri 629 suoi onorevoli colleghi. Conte non può aver deciso a caso di chiamarla così. Conte ha deciso di proposito di chiamarla così. Non ti do’ un ruolo di leader di partito. Sei una tra i tanti. Niente di più.

Viene da pensare ai rapporti di amore o di amicizia. Quando una persona è consapevole di essere stata accanto ad un traditore (Conte e Salvini ne sanno qualcosa, a seconda dei rispettivi punti di vista), non si stupisce più dell’atteggiamento dell’altro. Il premier, alla Camera, ha detto: «Non mi sorprendo della condotta del senatore Salvini, la cui disinvoltura a restituire la verità e la cui resistenza a studiare i dossier sono ben note». Dalle mie parti, gli ha dato del superficiale e del pigro. Salvini ha replicato al Senato accusando Conte di tradire e di mettere in pericolo i risparmiatori italiani. D’altra parte, è stato lo stesso Salvini a mollare il Governo mettendo per primo Conte in croce. Quindi, dai tempi lontani del «Papeete» a quelli ormai prossimi del «Preseepe», niente di nuovo.

Nei rapporti di amore o di amicizia fa più male, invece, non chi già sapeva di soffrire prima o poi per te ma chi ti dice: «Da te non me l’aspettavo». È quello che il presidente del Consiglio ha detto oggi alla Camera alla «deputata Meloni».

Ora, che tra Conte e la Meloni ci sia mai stato un amore o un’amicizia (in termini politici) più grande di quello che ha provato per Salvini, è escluso. L’odio (politico) tra i due non è mai stato nascosto. Allora, perché il premier ha voluto sottolineare le parole della «deputata Meloni», le sue «notizie allarmistiche, palesemente false, che hanno destato preoccupazione nei cittadini e, in particolare, nei risparmiatori», e sorvolare palesemente sulle accuse di alto tradimento mosse da Salvini, che del suo primo Governo è stato vicepremier e ministro dell’Interno?

Non è difficile pensare ai «conti di Conte», politicamente parlando. Salvini, alle urne, è irraggiungibile. Nessuno arriverebbe oggi al suo 30 e passa percento. Meloni non è irraggiungibile, anzi: nei sondaggi è ancora sotto i partiti che sostengono il Governo. Meloni è l’avversario da non far crescere ulteriormente (ogni battuta riferita alla statura fisica è assolutamente casuale e non volontaria). È lì che Conte ha voluto colpire, non a caso.

È vero che alla Camera Salvini non c’era, in quanto senatore e non deputato. Ma è altrettanto vero che Conte non ha detto una sola parola (o quasi) contro l’altro partito di opposizione presente in Aula, cioè Forza Italia. Il che vuol dire che politicamente non lo considera. Fratelli d’Italia, invece, fa paura alla maggioranza, perché continua a crescere. E allora, come nel calcio, è inutile puntare a battere il primo in classifica sapendo di non riuscire a raggiungerlo in vetta. Meglio tentare di essere il miglior secondo.


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