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Dimissioni senza comunicazione: è possibile?

2 Dicembre 2019
Dimissioni senza comunicazione: è possibile?

Se un dipendente non va a lavorare, si può parlare di dimissioni tacite? Che succede se le dimissioni non vengono fatte online, in modalità telematica?

Se un dipendente smette di andare a lavorare, ma non presenta le dimissioni in modalità telematica che succede? Il suo comportamento può ugualmente considerarsi come un atto di recesso dal rapporto di lavoro, peraltro senza preavviso, sicché il datore è tenuto a prenderne atto e a interrompere la retribuzione? Oppure, essendo divenute obbligatorie le dimissioni telematiche, si deve semplicemente considerare la sua come un’assenza ingiustificata a fronte della quale l’azienda deve emettere un licenziamento? Sul punto, si stanno interrogando numerosi giudici. La questione è particolarmente delicata anche per il lavoratore stesso che, nel caso di dimissioni non percepirebbe più l’assegno di disoccupazione, mentre vi avrebbe diritto per il caso di licenziamento. Insomma, sono possibili le dimissioni senza comunicazione?

Di recente, la Cassazione [1] ha emesso un’interessante sentenza sull’argomento. Ecco cosa è stato detto in questa occasione. 

Le dimissioni online

La legge prevede che le dimissioni del dipendente abbiano valore solo se effettuate in modalità telematica ossia online, utilizzando appositi moduli resi disponibili dal ministero del Lavoro e trasmessi al datore di lavoro e all’Istituto territoriale del lavoro competente.

La procedura per la trasmissione del modulo per le dimissioni garantisce il riconoscimento certo del soggetto che effettua l’adempimento e una data certa di trasmissione. 

Questo adempimento è stato istituito in modo da contrastare il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco: in pratica, all’atto dell’assunzione, il dipendente firmava già, al  proprio datore, la lettera di dimissioni senza data, di modo ché potesse essere utilizzata nel caso in cui sorgessero problemi. 

La procedura si applica per tutti i rapporti di lavoro subordinato, fatta eccezione per le dimissioni rassegnate:

  • davanti ai sindacati o all’ispettorato del lavoro o avanti alle commissioni di certificazione;
  • durante il periodo di prova;
  • nel lavoro domestico;
  • da genitori lavoratori;
  • nel lavoro marittimo.

Dimissioni tacite: sono valide?

La normativa appena rappresentata presenta una lacuna: nel dire che le dimissioni sono valide solo se effettuate online, la legge non spiega però che succede se il lavoratore si allontana spontaneamente dall’azienda e – incurante degli inviti del datore di lavoro – non esegue le dimissioni telematiche prescritte. In questa circostanza, stando alla norma, le dimissioni non dovrebbero essere efficaci. Sicché, per far cessare il rapporto, il datore dovrebbe procedere al licenziamento. 

Tale recesso implica, però, uno svantaggio per l’azienda, tenuta a dover versare il contributo sui licenziamenti, e un vantaggio indebito per il lavoratore che potrebbe ottenere la Naspi pur non avendone diritto. Egli, infatti, nonostante abbia spontaneamente interrotto il rapporto di lavoro con le dimissioni volontarie potrebbe furbescamente presentare comunque la domanda all’Inps per il sussidio di disoccupazione.

Di qui, la Cassazione, con la sentenza citata in apertura, è tornata sulla possibilità di prevedere una forma di dimissioni tacite. E la risposta è stata affermativa: la riforma sulle dimissioni telematiche riguarda solo un adempimento successivo alla manifestazione di volontà, ma non altera la natura del recesso volontario. Recesso che, quindi, ben può essere ricavato da una semplice dichiarazione o da comportamenti taciti che palesino la volontà del dipendente di recedere dal contratto di lavoro [3].

Le dimissioni del lavoratore subordinato possono, dunque essere anche tacite. Ma spetta al datore di lavoro dimostrare che il dipendente non si è più presentato al lavoro senza giusta causa e nonostante le diffide. Ecco perché sarà opportuno che l’azienda invii al lavoratore quantomeno una diffida, intimandogli il rientro sul posto e preavvisandolo che, in caso contrario, il suo gesto verrà ritenuto come un atto di tacita dimissione volontaria. 

La configurazione delle dimissioni di fatto e, dunque, di una fattispecie diversa rispetto a quella che necessita della formalizzazione, sembra possibile considerando che, come accennato, la riforma sulle dimissioni online non ha cancellato il diritto del lavoratore di interrompere unilateralmente il contratto; in tal senso, quindi, le dimissioni di fatto possono sussistere, così come rileva la Cassazione. 

Revoca delle dimissioni 

Entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo, il lavoratore ha facoltà di revocare le dimissioni inviate con le medesime modalità illustrate al paragrafo precedente.

Non è necessario revocare le dimissioni già comunicate:

  • se, dopo l’invio della comunicazione di dimissioni, il lavoratore si ammala durante il periodo di preavviso e dunque questo resta sospeso. Spetta al datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione del rapporto nel momento di invio della comunicazione al ministero del Lavoro. L’eventuale discordanza tra la data di cessazione comunicata dal lavoratore e quella indicata dal datore di lavoro è comprovata dallo stato di malattia del primo;
  • se il lavoratore e il datore di lavoro si accordano per modificare il periodo di preavviso, spostando quindi la data di decorrenza indicata nel modello telematico. Spetta al datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro;
  • in caso di invio di dimissioni telematiche errate perché non rientranti nel campo di applicazione della nuova disciplina. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, Leggi i nostri articoli:

note

[1] Cass. sent. n. 25583/2019.

[2] Art. 26, Dlgs 151/2015.

[3] Cass. sent. n. 5454/2011; 6604/2000.


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