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Ecco le tasse invisibili che paghiamo più volte

2 Dicembre 2019 | Autore:
Ecco le tasse invisibili che paghiamo più volte

L’ipocrisia delle tasse: chiamarle con un altro nome quando, invece, colpiscono sempre lo stesso presupposto di imposta. 

Il più grande trucco illusionistico del nostro Stato è stato chiamare le tasse con un altro nome. Serve per illudere il cittadino, per fargli credere di contribuire al bene del Paese, mentre il bottino va ad ingrassare l’ingordigia sprecona dello Stato. 

Ecco che allora i vari governi, avendo ormai tassato ogni forma di reddito, hanno duplicato le varie imposte, dando ad esse nomi differenti, ma sempre colpendo la medesima ricchezza. Un gioco di prestigio, insomma, di cui è facile rendersi conto se si fa attenzione a ciò che sto per dire tra poco.

Il paradosso delle tasse è che partono tutte da un principio nobile – chi più ha, più deve contribuire alle spese comuni – ma poi finiscono per contraddirsi. Ed ecco che chi semplicemente “ha” viene “punito” più di una volta. «Punito», sì, per il semplice fatto di avere un reddito che fa da volano all’economia e che dovrebbe far stare meglio tutti, tramite le spese, creando lavoro e mettendo in moto il mercato. Insomma, a meno che non fai come Paperon de’ Paperoni, che i soldi li conservava nella sua cassaforte e ci faceva il bagno, i soldi sono fatti per essere spesi. E, proprio per ciò, per far lavorare anche gli altri. 

Ma a furia di temperare la matita, non è rimasta neanche l’anima di graffite. Ed allora ecco le tasse invisibili che paghiamo più volte.

Immaginiamo il signor X, che prende ogni mese lo stipendio. Il signor X è attento e scrupoloso e va a leggere cosa dice la busta paga. Si accorge che il reddito effettivo a cui avrebbe diritto è quasi pari al doppio rispetto a quello che gli arriva sul conto. Il resto viene trattenuto dal datore di lavoro che, a sua volta, lo gira allo Stato. In pratica, lo Stato si vale del datore di lavoro come esattore per far pagare al signor X le odiate tasse, in questo caso l’Irpef.

Prima di tornare a casa, il signor X fa la spesa, fa la benzina e va a pagare la rata della finanziaria per la nuova tv acquistata. Si tratta di tre spese su cui versa l’Iva e accise. Quindi, il reddito del signor X viene tassato una seconda volta per il solo fatto di essere stato speso. 

Ma non è tutto. Il signor X si accorge che, in addebito sul conto corrente dove ha appena ricevuto lo stipendio, c’è la voce “costi”. Lo Stato, in pratica, si è preso un’altra parte del suo reddito – che già aveva tassato prima – a titolo di imposta di bollo sul conto corrente.

Quei pochi risparmi che il signor X è riuscito a mettere da parte gli servono per comprare la casa, dopo anni di affitto. I risparmi del signor X, già tassati mensilmente con l’Irpef e annualmente con l’imposta di bollo, vengono poi ritassati all’acquisto dell’immobile. E non solo: nei festeggiamenti per il nuovo bene, il contribuente non si accorge che paga anche la tassa solo per far trascrivere, a un pubblico dipendente che magari è tutt’altro che oberato di lavoro il passaggio di proprietà; per far mettere una data a tale atto; per farlo conservare nel registro immobiliare. 

Non ti basta? Da allora in poi, il signor X diventa un vero e proprio “bersaglio a vita” per il fisco che ogni anno gli farà pagare altre tasse sulla casa. Quali? Una per il fatto di avere la casa (l’Imu), un’altra per il fatto che questa casa è raggiunta dalla luce pubblica e dalla rete fognaria (la Tasi), un’altra per il fatto che la casa è servita – di tanto in tanto – da un servizio di raccolta dei rifiuti (la Tari). 

E poi, se il signor X decide di regalare la casa alla figlia che deve sposarsi o passa a miglior vita e la dà in eredità alla moglie, lo Stato interviene tra le lacrime e gli strazi del funerale con l’imposta sulle successioni che, guada caso, ha le stesse aliquote di quella delle donazioni. Insomma, la casa, già tassata al signor X ora viene di nuovo tassata – come se fosse stata appena comprata nuova – alla signorina Y.

Ora che hai capito come stanno le cose, di essere vittima di questo sistema, togliamo il sipario dal teatro.

Qual è la tassa che paghiamo tutti? Penserai l’Irpef, l’imposta sul reddito. E, invece, non è così. Il disoccupato non versa l’Irpef. Non la versano il pensionato e il dipendente che, per via degli importi bassi percepiti, non arrivano al minimo tassabile (grazie al meccanismo delle detrazioni). 

Lo Stato doveva inventarsi una tassa che pagassero tutti i cittadini: un minimo a testa, in modo da avere un’entrata certa e sicura. Si è inventato così il bollo auto, ritenendo che ogni italiano fosse titolare di un veicolo. Il settore automobilistico è una manna per lo Stato: nel 2018 ha fatto entrare nelle casse pubbliche più di 70 miliardi di euro. Ma evidentemente non è bastato. 

Di qui, un susseguirsi di micro imposte, chiamate in modo diverso solo per occultarle. L’Iva, ad esempio, l’imposta sul valore aggiunto. Ma aggiunto a cosa? Ad ogni passaggio della produzione del bene. Che poi, a ben vedere, se anche la trasformazione è minima o quasi impercepibile, il balzello scatta lo stesso. E scatta ovviamente addosso al consumatore: l’unico della catena che non può scaricare la tassa su un altro soggetto. Ecco, l’Iva è una delle imposte meglio mimetizzate che finiscono per gravare su tutti. 

Non è tutto. Lo Stato si è poi inventata la tassa per eccellenza, quella a cui nessuno poteva sottrarsi: l’imposta sulla televisione. Non esiste una casa senza tv. Ma chiamare una imposta come “tassa sulla famiglia” avrebbe rasentato l’incostituzionale. Così come incostituzionale sarebbe stato tassare l’informazione, la cultura, la cronaca. Così si è chiamata “Canone Rai”: una sovvenzione all’informazione pubblica e neutrale. 

Chi però ha disegnato l’imposta non ha pensato che l’autoliquidazione è la forma meno efficace in Italia per costringere i cittadini a versare le imposte. Così il Governo Renzi ha completato il capolavoro: non potendo imporre il prelievo all’acquisto della tv (perché altrimenti il versamento sarebbe stato una tantum) ecco arrivare l’imposta sulla bolletta della luce, puntuale come il calendario. 

Ecco, insomma, come il nostro Stato riesce in tutti i modi ad ottenere risorse senza che noi ce ne accorgiamo. 

note

Autore immagine: 123rf com


6 Commenti

  1. Non mi pare sia corretto dire che non ci accorgiamo e poi ci sono tante altre imposte non mensionate tipo: risparmi, tichet,, istruzione, PRA, collaudi auto ecc…continuare è uno stillicidio. Le quali molte sono incostituzionai, esempio: diritto alla casa, istruzione, sanità, lavoro ecc… diritti sanciti dalla Costituzione e puntualmente disattese. A mio parere non è la costituzione da riformare, ma tutto l’apparato dello Stato. Utopia per noi italiani.

  2. Ce ne accorgiamo, Avv.to Greco, eccome se ce ne accorgiamo… Ma che famo? La rivoluzione e la lotta contro i mulini a vento in tre? Dopo i grillini, ora, tra sardine, alici, cefali, sgombri e delfini, finiamo dritto dritto nelle fauci degli squali! Anzi, credo che “il pranzo” sia in atto già da qualche lustro, con buona pace dell’italietta e dei suoi sudditi, sempre in prima fila quando si tratta di “girarsi dall’altra parte” (finché non si viene toccati in prima persona)! Si salvi chi può!!!

  3. POI, PARLANO DI EVASIONE FISCALE!!!!!!!!!!!!!!
    FANNO BENE TUTTI COLORO CHE, POTENDOLO FARE, CONSERVANO I SOLDI…….. ” SOTTO IL MATERASSO “.
    LO STATO ITALIANO, A MIO MODESTO PARERE, DOVREBBE METTERE LE TASSE, NON SULLO STIPENDIO CHE SI PERCEPISCE, MA ….. SU QUELLO CHE RIMANE IN TASCA AGLI ITALIANI.
    SOLO PER UN GIORNO, DESIDEREREI FARE UN CAMBIO, FAR VIVERE LORO CON 285,00 EURO ED IO CON IL LORO .
    VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. Capisco fin troppo bene l’evasione delle industrie, dei giovani in cerca di lavoro, dei pensionati che per sopravvivere scappano dall,Italia. Comunque anche io voglio aggiungere un balzello ai tanti non mensionati. Esattamente è la seconda voce che colpisce le nostre fatture di energia luce e gas: La “ARERA” , società che molti non conoscono e che fa capo a non si sa chi, ci fa pagare in maniera salata un servizio anche se non reso. È come se passando davanti ad un bar mi facessero pagare il cappuccino e il cornetto che non ho mangiato, ma che avrei potuto mangiare.

  5. C’è anche la tassa in bolletta luce e gas che si chiama oneri e trasporto , che non capisco , per sembra che ce la portano con il camion ogni a casa , e poi per colpa di questo furto legalizzato , non arriva piu’ quel bel messaggio in bolletta “non c’è nulla da pagare”perchè lo stato vuole ogni mese i suoi soldi . Ancora , le ritenute irpef in busta paga per chi in un anno cambia per due o piu volte lavoro ? l’anno dopo deve fare il 730 per pagare la differenza non pagata in busta , ma perchè ? visto che i lavori a termine sono gli unici contratti oggi disponibili ?perchè non la tolgono ?. Grazie .

  6. Non dimentichiamoci dell,ARERA, fantomatica società che colpisce le nostre fatture energetiche anche in assenza di consumo da parte nostra.
    È come dire che passando davanti ad un bar devo pagare il cornetto e il cappuccino anche se non l’ho consumato, perché comunque il bar mi da il servizio è manca per me non usufruirne.

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