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CNF sotto inchiesta: intese restrittive della concorrenza secondo l’Agcm

25 Luglio 2013


CNF sotto inchiesta: intese restrittive della concorrenza secondo l’Agcm

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Luglio 2013



Nel mirino dell’Antitrust due comportamenti del CNF: la pubblicazione di una circolare sulle tariffe minime e un parere sugli sconti prestati ai consumatori associati con Amica Card.

L’antitrust indaga sul CNF: secondo l’Autorità Garante del mercato e della concorrenza, il Consiglio Nazionale Forense avrebbe posto in essere intese restrittive della concorrenza, in particolare limitando gli avocati in due modi:

– nella autonoma e libera determinazione dei compensi;

– nella ricerca dei nuovi clienti.

Ecco le due condotte criticate al CNF.

Il primo comportamento contestato al Consiglio Nazionale Forense sarebbe stata la pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, delle tariffe ministeriali per gli onorari forensi, nonostante esse siano già state abrogate da tempo. Insieme ad esse, il CNF avrebbe anche reso nota una datata circolare del 2006, in cui ammoniva gli avvocati che la richiesta di compensi inferiori rispetto alle soglie minime costituisce (o meglio, costituiva) illecito disciplinare.

Secondo l’Agcm, la pubblicazione di tali documenti ormai anacronistici avrebbe potuto influenzare gli avvocati nella libera determinazione delle proprie parcelle, ormai non più sottoposte a importi minimi.

Il secondo comportamento in odor di illiceità tenuto dal CNF consisterebbe nella redazione di un parere [1] secondo cui l’utilizzo, da parte degli avvocati, di siti internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali sarebbe in contrasto con il divieto di accaparramento della clientela sancito dal codice deontologico. Il documento del CNF si riferiva, in particolare, alla piattaforma Amica Card, circuito messo a disposizione di aziende e professionisti (tra cui avvocati) che intendono promuovere i propri servizi tramite internet dietro pagamento di un canone mensile. In questo modo, i consumatori, sottoscrivendo la tessera AmicaCard, possono acquistare a condizioni agevolate i servizi messi loro a disposizione dai professionisti aderenti al circuito.

L’Agcm ha chiarito che inibire l’utilizzo di un nuovo canale di distribuzione, stigmatizzando l’offerta di servizi incentrata sulla convenienza economica, potrebbe risolversi in un’indebita limitazione della concorrenza tra professionisti.

L’indagine dell’Antitrust dovrà concludersi il prossimo 31 ottobre 2014. E magari, nel frattempo, cambieranno di nuovo le regole.

Nel frattempo, durante la stessa giornata di ieri, il CNF ha risposto all’Antitrust. “Stupore”: questa la reazione del Consiglio dei legali italiani.

Il CNF così si è difeso: “È ormai noto a tutti che il sistema tariffario non esiste più e che le tariffe minime, già non più vincolanti dal 2006, sono state abrogate dal decreto Cresci-Italia”, pertanto, fanno sapere i vertici degli avvocati, nel sito del CNF si trovano anche tutti i successivi aggiornamenti della normativa, compreso lo stesso decreto 140/2012.

Quanto al secondo capo d’accusa, il CNF così ha risposto: “L’Antitrust sembra ignorare che dignità e decoro sono principi contenuti nella professionale e che il concetto di dignità è associato, nel dettato costituzionale, a quello della persona e del lavoro”.

note

[1] Parere n. 48/2012.


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