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Come togliere i debiti: la nuova procedura del sovraindebitamento con la proposta ai creditori

26 luglio 2013


Come togliere i debiti: la nuova procedura del sovraindebitamento con la proposta ai creditori

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 luglio 2013



Con la nuova procedura messa a disposizione dalla legge 3/2012, il consumatore può procedere a risanare la propria posizione debitoria trovando un accordo con i creditori e cancellando tutti i propri debiti.

Il debitore che si trova in una situazione di sovraindebitamento, perché non più in grado di soddisfare con regolarità i propri debiti oppure in presenza di una sproporzione continuativa tra patrimonio immediatamente liquidabile e debiti,  ha la possibilità di risolvere la propria condizione di difficoltà proponendo ai creditori:

– un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti o un piano del consumatore che preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori con l’indicazione delle eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni, oppure, in alternativa;

– la liquidazione di tutti i beni.

Il piano del consumatore può essere però proposto solo da persone fisiche che hanno assunto debiti per scopi estranei a una attività d’impresa o a una attività di professionale.

La proposta di accordo di ristrutturazione o il piano del consumatore possono prevedere che il pagamento dei debiti avvenga attraverso qualsiasi forma, anche mediante la cessione di crediti futuri, cioè con redditi non ancora esistenti al momento della presentazione della proposta e che verranno pertanto in essere solo in un momento successivo, a condizione che siano però determinati o determinabili (ad esempio: redditi da lavoro dipendente, redditi da pensione, rendite da locazione di beni immobili o titoli di Stato, quali BOT o CCT ecc. [1])

Per poter predisporre la proposta di accordo o il piano del consumatore, visto anche il grado complessità della procedura, il debitore deve necessariamente farsi assistere da uno degli organismi di composizione della crisi con sede nel circondario del Tribunale del luogo ove ha la residenza (sono in particolare gli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, agli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti ed esperti contabili e dei notai).

La proposta deve contenere

–  l’indicazione di eventuali limitazioni all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari da parte del richiedente (sono operazioni utili: verificare la situazione fidi utilizzi banche; verificare la situazione centrale rischi della Banca d’Italia; verificare la sussistenza di segnalazioni di crediti in sofferenza al CRIF; fare una visura o un certificato presso lo sportello dell’ufficio protesti della camera di commercio di competenza; consultare altresì l’archivio informatizzato degli assegni e delle carte di pagamento irregolari istituito presso la Banca d’Italia, cioè il CAI – Centrale d’Allarme Interbancaria; acquisire una situazione dei debiti nei confronti di Equitalia – Agenzia delle Entrate – Enti previdenziali e assistenziali; acquisire visure catastali presso Agenzia del Territorio servizi catastali e Agenzia del Territorio servizi registri immobiliari)

– la ricostruzione della posizione fiscale del richiedente con l’indicazione di eventuali controversie ancora pendenti;

Il debitore deve inoltre depositare insieme alla proposta:

1) l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute;

2) l’elenco di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione (ad esempio: una compravendita o una donazione) compiuti negli ultimi cinque anni;

3) le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni;

4) l’attestazione sulla fattibilità del piano;

5) l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia;

6) una relazione particolareggiata predisposta dall’organismo di composizione della crisi che deve contenere: a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni; b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte; c) il resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni; d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori; e) il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta, nonché sulla probabile convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria [2].

Per ottenere l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, cioè l’approvazione da parte del Tribunale, divenendo lo stesso obbligatorio tra le parti, è necessario che siano d’accordo i creditori rappresentanti almeno il 60% per cento dei crediti.

Il consenso del 60% dei creditori non è invece richiesto per l’omologazione del piano dei creditori, ma in questo caso il Tribunale ha dei poteri di controllo stringenti tra cui deve:

1) escludere che il consumatore ha assunto debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere;

2) escludere che il consumatore ha per propria colpa determinato il sovraindebitamento, anche attraverso un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Il debitore ha, in alternativa, la possibilità di chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni con conseguente nomina di un liquidatore e formazione dell’inventario su cui i creditori potranno soddisfarsi, presentando apposita domanda al Tribunale del luogo ove ha la residenza, accompagnata dai documenti (sono grossomodo gli stessi documenti necessari per l’accordo di ristruttrazione e il piano del consumatore): elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni; dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni; attestazione sulla fattibilità del piano, elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia; inventario di tutti i beni del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno degli immobili e delle cose mobili, nonché una relazione particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi che deve contenere: a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore persona fisica nell’assumere volontariamente le obbligazioni; b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte; c) il resoconto sulla solvibilità del debitore persona fisica negli ultimi cinque anni; d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori; e) il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda.

Conslusione

Ai fini di una possibile predisposizione dell’accordo, del piano o della richiesta di liquidazione dei beni, si consiglia di farsi assistere da un organismo di composizione della crisi anche in considerazione del fatto che i professionisti che ne fanno parte sono tenuti ad assumere ogni iniziativa funzionale di assistenza alla predisposizione del piano di ristrutturazione e all’esecuzione dello stesso, verificando anche la sua posizione personale e acquisendo tutta la documentazione necessaria (nel caso di specie è essenziale esaminare, in via preliminare, il contratto di locazione, il contratto di lavoro a tempo indeterminato, il CUD, le buste paga, i contratti di finanziamento, il contratto di conto corrente ecc.,  nonché effettuare le opportune visure a livello bancario e creditizio). Detti soggetti sono infatti appositamente incaricati di verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati ed attestare la fattibilità del piano.

I compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di composizione della crisi possono essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti oppure da un notaio, nominati dal presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato.

Per poter presentare una proposta concretamente fattibile, si ritiene comunque indispensabile che il debitore formuli un ragionevole piano o di garanzia di praticabilità basato su fatti concreti e supposizioni verosimili di natura economica.

note

[1] Nei casi in cui i beni e i redditi del debitore non siano tuttavia sufficienti a garantire la fattibilità del piano, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per assicurarne l’attuabilità in modo da garantire l’attuabilità dell’accordo (ad esempio anche attraverso la sottoscrizione di una fideiussione oppure la costituzione di una ipoteca da parte di un terzo)

[2] Nel valutare l’opportunità di formulare la proposta, è importante rammentare che la domanda non è ammissibile quando il debitore:a) è soggetto a procedure concorsuali (ad esempio fallimento); b) ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio c) ha subito, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti di revoca e cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore o di impugnazione e risoluzione dell’accordo d) ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

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2 Commenti

  1. Buonasera, ho attualmente una situazione debitoria nei confronti di una banca ( Unicredit) e due finanziarie ( Compass e Findomestic ) ammontante a circa 40000 euro, per rispettive rate, alcune sfiorano l’usura a mio dire, di 113,142,250,236 euro mensili
    Inoltre ho una cessione del quinto stipendio più un piccolo prestito ammontante complessivamente a 50000 per una rata mensile di 575 euro su uno stipendio di 1950 euro, questo con l’Ente presso cui lavoro come funzionario.
    Questa situazione si è aggravata ulteriormente con la mia separazione legale , e per questo debbo pagare gli alimenti a mia figlia per 378 euro mensili più un regolare affitto con contratto di lcazione mensile di 650 euro.
    Da Gennaio 2014 non potrò più far fronte a tale situazione e pagare regolarmente almeno parte dei miei debitori
    Come posso fare ? Posso eventualemente usufruendo di aiuti ottenere un accordo che mi favorisca, un saldo a stralcio dei miei debit,i o altro ?

    Grazie attendo una sua risposta.

    Enrico Brunori

    1. Questa è una risposta automatica.
      La ringraziamo per la Sua richiesta.
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