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Aumento dazi: quali saranno gli effetti sul Made in Italy

3 Dicembre 2019
Aumento dazi: quali saranno gli effetti sul Made in Italy

Coldiretti: «l’alimentare diventa ingiustamente la vittima di una guerra commerciale in cui non è coinvolto».

La Coldiretti ha analizzato gli effetti dell’aumento dal 25% al 100% delle tariffe applicate ai prodotti alimentari Made in Italy inseriti nella black list decisa dalla Rappresentanza Usa per il commercio (Ustr) nell’ambito della disputa nel settore aeronautico tra l’americana Boeing e l’europea Airbus. Secondo l’analisi della Coldiretti, riportata in una nota stampa dell’agenzia Adnkronos, con la minaccia di Trump di innalzare al 100% i dazi sui prodotti europei contro la digital tax rischia mezzo miliardo di export alimentare Made in Italy in Usa.

Prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello, già in difficoltà con i dazi al 25%, con l’aumento al 100% – sottolinea la Coldiretti – sarebbero completamente fuori mercato negli Stati Uniti che si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna.

A trarne vantaggio – spiega la Coldiretti – le brutte copie americane realizzate in Wisconsin, California e nello Stato di New York, dal parmesan con una produzione di 192 milioni di chili al provolone con 181 milioni di chili, fino al Romano con 25 milioni di chili realizzato però senza latte di pecora, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Usda, il Dipartimento dell’agricoltura statunitense.

Il dazio al 100% per il Parmigiano Reggiano e per il Grana Padano ad esempio farebbe aumentare il prezzo al dettaglio a quasi 70 dollari al chilo, un valore superiore anche di 3-4 volte rispetto al parmesan di produzione Usa che viene posto ingannevolmente sullo stesso scaffale dell’originale Made in Italy. La situazione diventerebbe drammatica se la black list dei prodotti italiani colpiti si allargasse al vino che, con 1,5 miliardi di export nel 2018, rappresenta – sostiene la Coldiretti – il prodotto agroalimentare Madein Italy più venduto negli Stati Uniti.

L’aumento dei prezzi infatti – continua la Coldiretti – favorirebbe le produzioni di Australia e Cile e soprattutto le bottiglie locali con gli Usa che rappresentano quasi il 10% del totale mondiale e sono diventati il quarto produttore di vino a livello globale dopo Italia, Francia e Spagna, con una quantità di 24 milioni di ettolitri.

«Occorre riprendere il dialogo per evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati» ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «è sempre più urgente l’attivazione di aiuti compensativi ai settori più duramente colpiti e concedere sostegno agli agricoltori che rischiano gli effetti di una tempesta perfetta tra dazi Usa e pericolo di Brexit, dopo aver subito fino ad ora una perdita di un miliardo di euro negli ultimi cinque anni a causa dell’embargo totale della Russia».

«Dopo il settore aeronautico con la digital tax ancora una volta l’alimentare diventa ingiustamente la vittima di una guerra commerciale in cui non è coinvolto» ha concluso Prandini nel precisare che «si tratta della conferma del valore strategico di un settore su cui l’Unione Europea deve investire a partire dal prossimo quadro finanziario per evitare di indebolire la Politica Agricola Comune (Pac)».


1 Commento

  1. Quante vale il nostro amato Made in Italy e quanto dovremmo promuoverlo all’estero… Invece ci sono pure i fake nei prodotti alimentari…

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