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Violazioni della privacy: non scatta più la chiusura dell’attività d’impresa

16 Marzo 2014
Violazioni della privacy: non scatta più la chiusura dell’attività d’impresa

Gli illeciti in materia di privacy non costituiscono più una possibile causa di chiusura dell’attività d’impresa.

 

In un precedente articolo si era segnalato come il rispetto della normativa sulla privacy potesse assumere rilevanza anche per la continuazione della vita stessa dell’impresa (leggi: “Un’impresa può essere costretta a chiudere anche per motivi di privacy”).

Durante l’estate 2013, infatti, era stato aggiornato l’elenco dei reati che possono fare scattare la responsabilità dell’impresa per reati compiuti da dipendenti o amministratori [1].

 

In particolare queste erano le ipotesi in questione:

– il trattamento illecito dei dati personali [2];

– la falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante della privacy [3];

– l’inosservanza dei provvedimenti del Garante della privacy [4].

Il compimento di uno di questi illeciti in materia di privacy da parte di dipendenti e/o amministratori dell’impresa, purché compiuto a vantaggio o nell’interesse dell’impresa stessa, poteva comportare a carico dell’impresa l’irrogazione di pesanti sanzioni, tra cui l’interdizione dall’esercizio dell’attività, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, la revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Senonché la legge di conversione dell’originario decreto legge [5] ha soppresso l’articolo [6] che aveva appena ampliato la responsabilità delle società con i reati relativi alla privacy, alla frode informatica con sostituzione dell’identità digitale e all’indebita utilizzazione, falsificazione, alterazione e ricettazione di carte di credito.

Ad oggi quindi, fatti salvi ulteriori ripensamenti del legislatore, dobbiamo considerare la commissione di reati in materia di privacy e le altre ipotesi sopra citate non rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle società.

di ENRICO CIMMINO

note

[1] Il D.L. n. 93/2013 del 14 agosto 2013 aveva introdotto nuove ipotesi di reato rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001.

[2] Cfr. art. 167 del D.Lgs. 196/2003.

[3] Cfr. art. 168 del D.Lgs. 196/2003.

[4] Cfr. art. 170 del D.Lgs. 196/2003.

[5] Legge 15 ottobre 2013, n. 119.

[6] Art. 9, secondo comma, D.L. n. 93/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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