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Miscellanea Scegliere un avvocato uomo o donna?

Miscellanea Pubblicato il 26 luglio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 26 luglio 2013

Pregiudizi sociali e storici, cause di diritto civile o diritto penale, di famiglia, di separazione e divorzio: come sono visti, dagli italiani, gli avvocati donna?

 

Non tutti sanno che, nel nostro ordinamento, diverso tempo fa, era proibito alle donne svolgere la professione di avvocato. Per tutto il 1800 e gli inizi del 1900, il gentil sesso non poteva avvicinarsi al di là della sbarra del giudice. La Corte di Cassazione ha confermato a lungo questa linea interpretativa dei tribunali e degli ordini, sostenendo che la professione forense, per la sua funzione sociale, doveva essere qualificata come un ufficio pubblico per il quale l’accesso era vietato alle donne.

Il divieto cadde solo nel 1919. Ma dopo le prime iscrizioni agli albi, il fascismo osteggiò l’accesso alle donne alla magistratura e all’avvocatura, con normative apposite.

La storia delle Eve togate quindi inizia con l’era della Repubblica.

Oggi più del 50% degli avvocati iscritti agli albi forensi è di sesso femminile, raggiungendo ben il 62% nel Centro Italia.

Ci stiamo muovendo certo verso una femminilizzazione della professione e c’è chi sostiene che se gli avvocati donna fossero in maggior numero, ci sarebbero anche meno cause, posta la capacità di mediazione che hanno le donne.

Gli italiani dichiarano di non scegliere il proprio avvocato in base al suo sesso, badando piuttosto alla preparazione e alla sua reputazione professionale.

Sarà…, ma le statistiche dicono il contrario.

Sembra infatti che il popolo italiano sia rimasto ancorato a pregiudizi culturali. Secondo le ultime stime, solo il 21,1% degli utenti della giustizia si rivolge a un avvocato del gentil sesso. Al contrario, il 78,9% degli italiani preferisce un avvocato uomo, specie se si tratta di pratiche di diritto penale.

Sembra che a credere di meno nelle donne avvocato siano gli uomini (solo il 18,6% chiede di essere assistito da una donna). Anche le stesse donne usano discriminare se stesse: infatti, solo il 23,7% delle donne sceglie un legale di sesso femminile.

Ma le carte si capovolgono non appena si chiede l’assistenza in una causa di separazione, divorzio o affidamento dei figli. In questi casi, le donne preferiscono essere assistite da una persona dello stesso sesso e gli uomini da un uomo. Sembra infatti che, nelle cause di diritto familiare, le donne vengano viste come maggiormente preparate e agguerrite, animate peraltro da un senso della dignità familiare che gli uomini non hanno.

Si racconta un indovinello. Un tizio, mentre è in macchina con suo figlio, ha un incidente. Arrivano due ambulanze diverse e portano rispettivamente l’uomo e il figlio in due ospedali differenti. Il figlio va in sala operatoria. Il chirurgo lo guarda e dice: “Io non opero questo bambino: è mio figlio!”

Come è possibile?

Se escludiamo tutte le ipotesi di adozione o seconde nozze, la risposta non può essere che una: il chirurgo è la madre del bambino.

Questo indovinello veniva usato negli anni ’70 dai movimenti femministi per dimostrare quanto fossero radicati gli stereotipi discriminatori nei confronti della donna.

Ecco perché, molto spesso, quando l’italiano medio pensa che deve cercare un avvocato, forse, senza saperlo, ha già pensato a un uomo.

E voi? Sulla base di quali valutazioni scegliereste il vostro avvocato?


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1 Commento

  1. Beh, fino a che si continua a dire ” avvocati donna ” e non “avvocate”, siamo sicuramente arretrati e legati agli stereotipi. Se, invece, andiamo al sodo, le avvocate sono più numerose degli avvocati: allora di che parliamo? Continuare a fare le differenze e fare sondaggi per vedere a chi vanno le preferenze dei clienti è anche questo un modo per discriminare e dire: forse sarete più numerose degli uomini, ma tanto chi vi sceglie? Le differenze e le discriminazioni sessuali non si avranno più quando si smetterà di fare la differenza almeno per quanto riguarda il lavoro, la retribuzione e la carriera.

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