Diritto e Fisco | Articoli

Cosa succede se rigo una macchina

3 Dicembre 2019
Cosa succede se rigo una macchina

Quando lo sfregio alla fiancata di un’auto è reato di danneggiamento e quando, invece, non lo è, ma è punito con una semplice sanzione amministrativa. 

Ti sei mai chiesto cosa succede se rigo una macchina? La legge non può risponderti sempre nello stesso modo. C’è “rigata” e “rigata”. Bisogna, infatti, tenere distinta l’ipotesi di chi riga volontariamente l’auto altrui da quella di chi, invece, lo fa per errore, perché magari non ha preso correttamente le misure nell’uscire dal parcheggio e, allora, ha strisciato contro il parafanghi del veicolo sul lato. Se hai usato una chiave o un chiodo per danneggiare la fiancata del tuo nemico non sarai trattato allo stesso modo di chi, invece, nel fare una manovra maldestra, scappa senza lasciare gli estremi della propria assicurazione. 

Vuoi sapere allora cosa rischi se righi una macchina? Quale pena potresti scontare se graffi intenzionalmente la vernice di un’altra auto o se, invece, la urti senza volerlo? Non devi far altro che leggere i seguenti chiarimenti. In proposito, peraltro, si è espressa la Cassazione proprio in questi giorni [1]. Nel commentare la sentenza troveremo l’occasione per spiegare qual è la disciplina prevista dalla legge in ipotesi del genere.

Rigare la macchia altrui volontariamente: che rischio?

Se hai intenzione di vendicarti del tuo rivale – magari un vicino di casa – e vuoi rigargli l’auto, sappi che potresti commettere un reato o, nella migliore delle ipotesi, un gesto che potrebbe costarti una sanzione tra 100 e ottomila euro oltre al risarcimento del danno. Tutto dipende dal luogo in cui era parcheggiata l’auto. Ci spieghiamo meglio.

Quando rigare la macchina altrui è reato

Nel momento in cui righi volontariamente – ossia con dolo – l’auto di un’altra persona commetti un danneggiamento volontario. Questo comportamento, che un tempo costituiva sempre reato, è stato parzialmente depenalizzato nel 2016. Oggi, il danneggiamento è reato solo se l’auto si trova parcheggiata in un luogo pubblico come la strada (il cosiddetto «danneggiamento aggravato»). In tal caso, puoi essere querelato. E, ovviamente, rischierai un processo penale nel corso del quale la vittima potrà costituirsi parte civile e chiederti anche i danni. 

La parte più rischiosa di tutto questo è la prova che può fornire il danneggiato nei tuoi confronti: gli basterà dire che ti ha visto raschiare la sua auto con un oggetto appuntito per farti condannare (sempre che tu non riesca a fornire una prova contraria, un “alibi” che renda poco credibile la sua ricostruzione della vicenda). Nel processo penale, infatti, la vittima può testimoniare in favore di sé stessa, mentre le dichiarazioni dell’incriminato non hanno alcun valore.

Se verrai condannato, rischi, oltre al casellario giudiziario “macchiato”, la reclusione da 6 mesi a tre anni. 

Potresti chiedere l’archiviazione per «particolare tenuità del fatto» se i danni arrecati sono irrisori e se, comunque, non ti sei già macchiato in passato della stessa condotta, ma la fedina penale resterà comunque sporca e l’obbligo di risarcire i danni non potrà essere cancellato.

La sospensione condizionale della pena è subordinata a due condizioni alternative, vale a dire, l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività, se il condannato non si oppone, per un tempo determinato che non deve essere superiore alla durata della pena sospesa.

La vicenda

Nella sentenza in commento, la Cassazione ricorda che rigare per rabbia o per vendetta l’automobile di una persona può costare una condanna penale per “danneggiamento”.  

Nel caso di specie, a segnalare il fattaccio era un conoscente del proprietario del veicolo. Egli aveva assistito all’episodio, vedendo una donna rigare con una chiave la vettura. È stata proprio tale segnalazione a consentire alla persona offesa di denunciare il gesto alla polizia. 

Secondo la Corte, non rileva la lieve entità del danno arrecato alla vettura per poter sperare nell’assoluzione. La natura della condotta, consistita “solo” nel graffiare il cofano dell’autovettura della persona offesa, costituisce di per sé reato. 

A questo proposito, i giudici ribadiscono che «è qualificabile come danneggiamento lo sfregio, mediante l’uso di una chiave, della carrozzeria di una vettura», poiché esso costituisce «non una semplice alterazione estetica, facilmente rimovibile con una ripulitura, ma una lesione non temporanea o superficiale dell’integrità del veicolo, in quanto idonea a diminuirne immediatamente la protezione dai fenomeni atmosferici e di ossidazione».

Quando rigare la macchina altrui non è reato

Viceversa, se l’auto oggetto dello sfregio è custodita in un luogo privato, come ad esempio il parcheggio di casa, non commetti più reato. Si tratta, infatti, della parte del reato depenalizzata (cosiddetto «danneggiamento semplice»). Tuttavia, i rischi non sono inferiori: le sanzioni, che scatteranno all’esito del processo civile di risarcimento del danno che la vittima dovrà intentarti, vanno da 100 a 8mila euro. Oltre a ciò, si uniranno le somme che dovrai corrispondere per far ripristinare la macchina per come era prima, a regola d’arte.

Tieni però conto che, trattandosi di un giudizio civile, qui la parte danneggiata non può più testimoniare in proprio favore e, se non ricorre alle dichiarazioni di terzi che abbiano visto la scena o a una prova video/fotografica, non potrà rivalersi contro di te.

Se vuoi divertirti nel leggere i paradossi del nostro diritto, ti consiglio di aprire questa pagina Chi minaccia di danneggiare commette reato ma chi danneggia no.

Rigare la macchina altrui involontariamente: che rischio?

Immaginiamo ora la classica scena di chi ha fretta o è poco abile nelle manovre e, nell’uscire (o nell’entrare in un parcheggio) riga la fiancata del veicolo accanto. Alla vista del danno, scappa senza lasciare gli estremi della propria polizza Rc-auto. Cosa succede in un caso del genere? Questo comportamento non costituisce reato. È reato non fornire la propria assicurazione dopo un incidente solo se, dallo scontro, si sono verificati feriti. Quando, invece, i danni sono solo a cose, si rischia una multa stradale. In particolare, sarai soggetto alla sanzione amministrativa da 296 a 1.184 euro.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 29 ottobre – 29 novembre 2019, n. 48615

Presidente De Crescienzo – Relatore De Santis

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con l’impugnata sentenza la Corte d’Appello di Firenze riformava parzialmente la decisione del Tribunale di Pistoia in data 11/11/2014, che, in esito a giudizio abbreviato, aveva riconosciuto l’imputata colpevole del delitto di danneggiamento aggravato, rideterminando la pena in Euro mille di multa.

2. Hanno proposto ricorso per Cassazione i difensori dell’imputata, deducendo l’illogicità e contraddittorietà della motivazione, avendo la Corte territoriale disatteso la richiesta di assoluzione nonostante la lieve entità del danno e senza considerare la natura della condotta, consistita nel graffiare il cofano dell’autovettura della p.o., l’avvenuto risarcimento del danno e la remissione della querela. In particolare, la sentenza impugnata non ha tenuto conto che la esiguità del danno era tale da non incidere sulla funzionalità del bene.

Inoltre, il giudice d’appello ha disatteso le doglianze difensive intese all’esclusione dell’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede sebbene il veicolo fosse rimasto sempre sotto il controllo del proprietario.

3. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza delle doglianze proposte che reiterano rilievi già compiutamente scrutinati dai giudici di merito e disattesi con corretti argomenti giuridici. Quanto all’elemento oggettivo della fattispecie, già il primo giudice a pag. 2 della sentenza ha compiuto un’ampia ricognizione del concetto di deterioramento, riconducendovi con persuasiva motivazione l’incisione della carrozzeria dell’autovettura del denunziante con una chiave, tesi convalidata dalla Corte territoriale che ha evidenziato la necessità di un intervento ripristinatorio a seguito della condotta della prevenuta.

Questa Corte ha in più occasioni affermato il principio -cui il Collegio ritiene debba darsi continuità- secondo cui il reato di danneggiamento di cui all’art. 635 cod. pen. si distingue, sotto il profilo del “deterioramento”, da quello di deturpamento o imbrattamento previsto dall’art. 639 cod. pen. perché mentre il primo produce una modificazione della cosa altrui che ne diminuisce in modo apprezzabile il valore o ne impedisce anche parzialmente l’uso, così dando luogo alla necessità di un intervento ripristinatorio dell’essenza e della funzionalità della cosa stessa, il secondo produce solo un’alterazione temporanea e superficiale della “res” il cui aspetto originario, quindi, quale che sia la spesa da affrontare, è comunque facilmente reintegrabile. In particolare, in fattispecie del tutto analoga a quella a giudiziosa ritenuto che fosse qualificabile come danneggiamento lo sfregio, mediante uso di una chiave, della carrozzeria di un’autovettura, siccome costituente non una semplice alterazione estetica, facilmente rimuovibile con una ripulitura, ma una lesione non temporanea o superficiale dell’integrità del veicolo, in quanto idonea a diminuire immediatamente la protezione del medesimo dai fenomeni atmosferici e di ossidazione (Sez. 2, n. 22370 del 10/05/2002, PG in proc. Biason A, Rv. 221713; Sez. 6, n. 1271 del 05/12/2003 – dep. 2004, Misuraca, Rv. 228425; Sez. 2, n. 28793 del 16/06/2005, Cazzulo, Rv. 232006; Sez. 5, n. 38574 del 21/05/2014, Ellero, Rv. 262220).

3.1 Con riguardo all’esposizione alla pubblica fede, e alla conseguente perseguibilità d’ufficio dell’illecito, la tesi difensiva di un costante e diretto controllo dell’auto da parte del proprietario è radicalmente smentita dalla ricostruzione dell’accaduto operata dal Tribunale sulla scorta delle dichiarazioni rese non solo dalla p.o. Va. Lo. ma anche dai testi Bi. Ma. e Ma. Gi., dalle quali risulta che fu il Bi. ad avvisare il proprietario dell’autovettura dell’avvenuto danneggiamento mentre lo stesso si trovava all’interno di una vicina gelateria. Solo allora il Va. aveva raggiunto il veicolo ed interloquito con l’imputata, chiedendole conto del gesto compiuto. Questa Corte ha chiarito che la ratio che sottende il rilievo accordato al bene esposto per necessità alla pubblica fede risiede nella considerazione della minorata difesa dello stesso, di necessità affidato al senso di rispetto dei terzi verso l’altrui proprietà, condizione nella specie integrata, con piena ravvisabilità della fattispecie contestata.

4. Alla declaratoria d’inammissibilità accede la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria precisata in dispositivo in ragione dei profili di colpa ravvisabili nella sua determinazione.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

 


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube