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Lo sai che? Bonus prima casa anche se i requisiti li ha il coniuge che non ha firmato la vendita

Lo sai che? Pubblicato il 26 luglio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 luglio 2013

Errata l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate: è indifferente se chi ha i requisiti richiesti dalla legge non ha firmato l’atto di compravendita dell’immobile quando tra i coniugi vi sia la comunione legale.

 

Per ottenere l’agevolazione “prima casa”, non è necessario che i requisiti richiesti dalla legge li abbia colui che ha firmato l’atto notarile di acquisto dell’immobile; infatti li può avere anche l’altro coniuge, che non è figurato nella compravendita, purché tra i due viga il regime della comunione legale.

A dirlo è la Commissione Tributaria Regionale di Roma, con una recente sentenza [1].

Via libera dunque al bonus prima casa anche se solo uno dei coniugi, purché in comunione legale, possiede i requisiti legali ed anche se quest’ultimo non sia contraente nell’atto di compravendita dell’immobile. Ciò che conta, ai fini fiscali, è essere titolare dell’immobile, a prescindere da come ciò avvenga (se attraverso il notaio o, automaticamente, con la comunione legale): e, nel caso di comunione dei coniugi, la titolarità scatta anche se non si è firmato l’atto di acquisto del bene.

Infatti, lo scopo della legge è di dare alla famiglia una residenza adeguata. Pertanto, è errata la diversa interpretazione che offre l’Agenza delle Entrate con una circolare [2] secondo cui, quando l’altro coniuge non ha i requisiti di legge, al contribuente spetterebbe solo il 50% del regime agevolato.

Al contrario, il beneficio fiscale deve poter avvantaggiare chi acquista l’immobile e non solo chi stipula formalmente l’atto dal notaio. Del resto, la caratteristica della comunione legale è anche quella di fare in modo che gli effetti giuridici del regime che lega marito e moglie si riflettano anche sugli effetti fiscali.

note

[1] CTR di Roma sent. n. 597/14/12.

[2] Circolare n. 38/2005.


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