Riforma prescrizione: ecco perché conviene a tutti

3 Dicembre 2019
Riforma prescrizione: ecco perché conviene a tutti

Un magistrato spiega che gli effetti della riforma non saranno dannosi ma apporteranno vantaggi sia agli innocenti sia ai colpevoli.

Sulla riforma della prescrizione che entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio, sospendendo il suo decorso dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, è intervenuto un magistrato, il procuratore aggiunto di Catania Ignazio Fonzo, che si occupa di lotta al crimine organizzato ed ha coordinato numerose inchieste antimafia, ma anche su corruzione e tratta di esseri umani. Oggi, in un’intervista concessa all’agenzia stampa Adnkronos, ha spiegato perché il nuovo regime converrà a tutti, innocenti o colpevoli.

Il magistrato esamina le varie situazioni processuali che possono verificarsi e argomenta che “Chi è innocente ed ha modo di confutare seriamente le risultanze processuali negative non avrà alcun danno dalla riforma sulla prescrizione, anzi. Chi,invece, è colpevole senza ombra di dubbio, non potrà puntare a tattiche dilatorie o a sotterfugi per allungare sine die, o meglio sino all’estinzione del reato per prescrizione, i tempi del processo, del giusto processo in cui accusa e difesa ‘giocano’ ad armi pari. Può sembrare banale, ma semplicemente è così”.

La prescrizione

“In qualunque corso di diritto penale – osserva il procuratore Fonzo – si insegna che la prescrizione determina l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un certo periodo di tempo, più o meno lungo, perché viene meno l’interesse dello Stato a punire una data condotta, ma anche per la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo, a seguito del decorso del tempo. Sotto il profilo processuale, l’istituto tutela la parte dalla difficoltà, via via crescente nel tempo, a reperire le prove a supporto della propria tesi difensiva”.

Il blocco della prescrizione

“Premesso questo dato elementare, occorre mettersi d’accordo su alcuni punti essenziali” – aggiunge ancora il magistrato.
“Nel momento in cui lo Stato, con l’esercizio dell’azione penale, palesa l’interesse alla punizione del reo, il decorso della prescrizione, in molti altri ordinamenti, viene sospeso“.

Anche in Italia, nel corso del dibattito di questi anni, inizialmente si voleva attuare una riforma simile: blocco della prescrizione dopo il rinvio a giudizio”. E spiega come “con la riforma che entrerà in vigore a gennaio, il blocco della prescrizione arriverà dopo la sentenza di primo grado“.

Danni o vantaggi dalla riforma?

Fonzo si chiede se “si tratta veramente di una riforma che danneggerà i cittadini, perennemente imputati” o che “si tratta di un vulnus, una ferita ai principi costituzionali”? “Beh, se si vuole rispondere con obbiettività, si devono fare alcune puntualizzazioni – spiega il magistrato -Una qualche perplessità si può avere nell’ipotesi di assoluzione, anche per il caso di prova insufficiente o contraddittoria, cui segua appello del pubblico ministero”.

“In queste ipotesi, peraltro assai limitate, probabilmente il blocco della prescrizione è irragionevole – aggiunge il Procuratore. “Del tutto diverso è il caso di condanna in primo grado, dopo un dibattimento dove accusa e difesa si sono confrontate ed hanno dispiegato tutti i necessari elementi probatori, a favore e/o contro l’imputato”. “In questi casi, in cui lo Stato ha esercitato l’azione penale ed ha visto riconosciuta la sua pretesa punitiva, non si comprende per quali ragioni si dovrebbe riconoscere al decorso del tempo – a volte determinato anche da mere tattiche dilatorie ovvero da impugnazioni strumentali ed infondate – una valenza tale da determinare l’estinzione di un reato accertato, comprovato e senza alcun ragionevole dubbio attribuito ad un determinato imputato”.

Come si comporteranno gli imputati

“Si ribatte che non è così, e che in tal modo, quasi per un capriccio del Legislatore forcaiolo, si rimarrà a tempo indeterminato sottoposti alla spada di Damocle di un giudizio infinito. La tesi, senza offesa, fa un tantino sorridere…”, ribatte il magistrato. “Distinguiamo due ipotesi – aggiunge quindi – La prima quella di un imputato sicuramente colpevole. Per quale ragione dovrebbe beneficiare di un istituto che, come detto, ha altre finalità? Nessuna. Quindi, in questi casi, assai probabilmente si assisterà ad una diminuzione delle impugnazioni, con auspicabile deflazione dei ruoli delle Corti d’Appello e della Corte di Cassazione”.

Per Fonzo “in fondo, è quello che avvenne quando si riformò l’ art. 79 della Costituzione in materia di amnistia ed indulto, prevedendo la necessità della maggioranza dei due terzi per l’approvazione di leggi in materia. Fino ad allora si viaggiava alla media di un provvedimento all’anno e quindi si impugnavano, nell’attesa del provvedimento di clemenza, tutte le sentenze; dopo è stata la prescrizione a costituire una forma di amnistia camuffata : il decorso del tempo per giungere all’estinzione del reato. Un’aberrazione”.

E fa una “seconda ipotesi”, che riguarda i casi dubbi e più problematici. “Un condannato che ha serie ragioni perché si dubiti, seriamente, della sua responsabilità e che quindi impugni con motivi seri la sentenza che lo ha ritenuto colpevole. Quale, dunque, il suo primario interesse? Certamente quello che il processo d’Appello, ed in ipotesi la riapertura dell’istruttoria, avvengano nel più breve tempo possibile e, pertanto, primario interesse della difesa sarà quello di accelerare i tempi processuali, giammai di allungarli sino alle calende greche”.


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