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Debiti ex coniuge: rischio pignoramento dello stipendio?

7 Dicembre 2019
Debiti ex coniuge: rischio pignoramento dello stipendio?

Separata da mio marito in comunione dei beni. In qualità di coniuge separata, potrei rispondere delle cartelle esattoriali non pagate da mio marito o è responsabile lui personalmente con i suoi beni? Possono pignorare il mio stipendio?

Il regime di comunione legale comporta che alcuni beni, acquistati in costanza di matrimonio rientrino automaticamente nella contitolarità di entrambi i coniugi, a prescindere da chi abbia effettivamente speso il denaro per l’acquisto. Si tratta dei seguenti beni:

  1. gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;
  2. i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  3. i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati;
  4. le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

Non rientrano, invece, nella comunione legale:

  1. i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento;
  2.  i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
  3. i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
  4. i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di una azienda facente parte della comunione;
  5. i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  6. i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

I beni della comunione rispondono:

  1. di tutti i pesi ed oneri gravanti su di essi al momento dell’acquisto;
  2. di tutti i carichi dell’amministrazione dei beni stessi;
  3. delle spese per il mantenimento della famiglia e per l’istruzione e l’educazione dei figli e di ogni obbligazione contratta dai coniugi, anche separatamente, nell’interesse della famiglia;
  4. di ogni obbligazione contratta congiuntamente dai coniugi.

Ai sensi dell’art. 189 del codice civile, i beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato, rispondono, quando i creditori non possono soddisfarsi sui beni personali, delle obbligazioni contratte, dopo il matrimonio, da uno dei coniugi per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell’altro.

In ogni caso, i creditori particolari di uno dei coniugi, anche se il credito è sorto anteriormente al matrimonio, possono soddisfarsi in via sussidiaria sui beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato.

Inoltre, ai sensi dell’art. 190 c.p.c., i creditori possono agire in via sussidiaria sui beni personali di ciascuno dei coniugi, nella misura della metà del credito, quando i beni della comunione non sono sufficienti a soddisfare i debiti su di essa gravanti.

In sintesi, dunque, per stabilire se i beni della comunione rispondano per l’intero debito o solo fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato, occorre comprendere se i debiti fiscali del marito siano qualificabili come debiti della comunione o come debiti personali.

Se il debito è contratto nell’interesse della famiglia, la regola è che i beni che rientrano nella comunione possono essere pignorati dal creditore di uno dei due coniugi. Se tali beni non sono sufficienti, i creditori possono rivalersi, in via sussidiaria, fino al 50%, sui beni personali di ciascuno dei due coniugi.

Se si tratta di un debito personale, il creditore può pignorare solo i beni personali del coniuge che ha contratto l’obbligazione. Solo se questi sono insufficienti e, il creditore può soddisfarsi, in via sussidiaria, sulla quota in comunione.

Nell’ambito dei debiti discali, costituisce debito della comunione, con responsabilità di entrambi i coniugi, quello derivante dalla dichiarazione dei redditi congiunta. In tal caso, secondo la giurisprudenza, i coniugi sono responsabili in solido anche per il pagamento dell’imposta diretta (es. Irpef), soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome di uno solo dei coniugi. Ne consegue che se i beni della comunione sono insufficienti, il Fisco può aggredire anche i beni personali di entrambi i coniugi.

In nessun caso, a seguito della separazione, i creditori possono pignorare lo stipendio del coniuge non debitore, in quanto esso non è entrato a far parte della comunione. Semmai potrebbe essere pignorato il conto corrente cointestato ad entrambi i coniugi sul quale le eventuali retribuzioni siano già confluite in costanza di matrimonio.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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